Jun 12

Era tanto che non scrivevo su questo blog. Sono stato impegnatissimo con il pdobama e soprattutto con la campagna primariesempre. Oggi però è accaduto un fatto personale che mi ha fatto veramente vergognare di essere italiano, di fronte a mia moglie che è russa. Non parlo di grandi cose, di razzismo, di mafia. Parlo di burocrazia. Di pressappochismo. Di inettitudine. Di sentirsi sudditi in un Paese governato da incompetenti, idioti, imbecilli irresponsabili in divisa di fronte ai quali bisogna pure chinare la testa, ma che, se stessimo in una meritocrazia, probabilmente potrebbero solo stare agli angoli delle strade a pulirle.

Tredici mesi fa ho sposato una ragazza russa. Abbiamo subito chiesto il permesso di soggiorno, che a quel punto diventa un diritto automatico. Solo che di mezzo c’è la burocrazia, e che burocrazia. Per farla breve, un anno e un mese dopo la presentazione della domanda, dopo file di fronte alla questura iniziate alle 5 di mattina, dopo aver chiesto di anticipare una convocazione in questura prevista per il 24 Dicembre (si, non avete letto male), dopo aver dovuto pregare impiegati che, bontà loro, ci potessero far sapere a che punto eravamo, ieri è arrivata la comunicazione che il permesso era finalmente pronto. Non vi posso dire quanto ero contento della fine di quest’incubo, e quanto lo era mia moglie quando gliel’ho detto al telefono.

Oggi però, andati al commissariato per ritirare il documento, dopo essere stati accolti in malo modo perché avevamo avuto la notifica via email e per non aver controllato l’elenco stampato e appeso fuori della porta, abbiamo visto il permesso di soggiorno, con il nome di mia moglie, i dati di mia moglie, e la foto… di una donna probabilmente di origine andina. Che delusione. E a sentire il poliziotto che ci parlava, sembrava quasi che ci dovessimo sentire in colpa noi per il fastidio che gli causavamo.

Tredici mesi per produrre un documento dovuto, senza poter godere di assistenza sanitaria dovuta, senza poter avere neanche il codice fiscale dovuto (quello l’abbiamo avuto un mese fa, grazie ai miei genitori che hanno trovato un impiegato meno ottuso di quelli che sono capitati a noi a Cagliari e a Roma). Tredici mesi per produrre un documento SBAGLIATO. In questi momenti veramente mi viene da chiedermi cosa mi impegno a fare nel tentativo di migliorare questa nostra Italia. Forse farei meglio a lasciar perdere tutto e a portare mia moglie in un Paese civile, dove tra l’altro guadagneremmo molto di più e vivremmo meglio. Ci devo proprio pensare bene.

May 16

E’ un mese che non aggiorno questo blog. Non certo perché abbia abbandonato la politica; anzi, al contrario. In questo periodo, digerita la sconfitta elettorale, mi sono chiesto quale potesse essere la cosa più utile da fare per aiutare il Partito Democratico ad avere un futuro. Ed il risultato è visibile qui: www.primariesempre.org. Un’iniziativa lanciata con la collaborazione decisiva del circolo online Barack Obama: grazie a tutti quelli che ci hanno creduto.

Adesso viene il bello. Un’iniziativa di questo genere richiede tempo per affermarsi, ma bisogna lavorare sodo fin da subito. E quindi, se non aggiornerò spesso il blog, saprete perché; anche se avrei tante cose da dire, ma purtroppo il tempo è una risorsa scarsa…

Apr 15

Inutile fare giri di parole, ci hanno dato una sberla che ci ricorderemo a lungo. Avevamo creduto che Veltroni potesse far dimenticare gli sconquassi (quelli reali e soprattutto quelli percepiti) della recente esperienza di governo, e che gli italiani si ricordassero di quelli, molto peggiori, dei cinque anni di governo Berlusconi. Io personalmente avevo creduto nei sondaggi che ci davano delle possibilità di recupero, con la speranza di raggiungere un pareggio al Senato. Tutte le illusioni si sono infrante, rimane tanta amarezza.

Ma l’amarezza va superata in fretta, dobbiamo pensare al futuro. Un futuro con una lunga e difficile opposizione. Perché l’Italia è andata molto a destra, i dati sono inconfutabili. Il PD è riuscito a salvare il suo risultato elettorale pescando molti voti dalla Sinistra Arcobaleno - in funzione anti-Berlusconi - e compensando in questo modo parecchi altri persi alla sua destra, a quanto pare molti a favore dell’UDC. Il risultato in queste elezioni non rappresenta uno zoccolo duro dal quale si può solo crescere, ne dobbiamo essere ben consapevoli: un 3% almeno dell’attuale 33% difficilmente lo riavremo alla prossima elezione, se la sinistra antagonista riuscirà a riorganizzarsi.

Ma da quella parte abbiamo preso tutto quello che potevamo prendere, e non è servito. Se vogliamo vincere le prossime elezioni, non è ad un recupero della sinistra tradizionale che possiamo guardare. Quello che dobbiamo fare è dare al Paese quelle risposte che la destra, questa destra, non può e non vuole dare; risposte che molti dei suoi elettori vorrebbero - e ancora più vorranno alla fine di questo terzo governo Berlusconi, che, secondo me, li deluderà ancora una volta. Ci sarà tempo (anche troppo tempo…) per elaborare le nuove risposte che possiamo dare ai problemi del Paese. Io però indico subito quelle che per me sono le due linee più importanti lungo le quali muoversi.

La prima direttrice, quella più dura da far affermare anche all’interno del PD, è quella di un modo nuovo e diverso di fare politica e gestire la cosa pubblica: più trasparenza, meno privilegi, più attenzione ai problemi quotidiani degli elettori, primarie, meritocrazia. In questo modo si può raggiungere quella credibilità che la politica non ha più, prosciugare il grillismo e recuperare tantissimi consensi al nord, al centro, al sud. Ciò va fatto non a parole, ma con gli atti là dove il PD amministra.

La seconda direttrice è quella delle liberalizzazioni, della protezione del consumatore e dell’antistatalismo. Perché essere di sinistra, in una economia di mercato, vuol dire sì solidarietà per chi ha meno, ma vuole anche dire protezione dei diritti del cittadino medio di fronte ai privilegi, alle truffe, all’arroganza dei pochi protetti. La destra berlusconiana ha già dimostrato di essere sempre pronta alla difesa dei privilegi di tutte le corporazioni. In questo campo li dobbiamo incalzare in Parlamento, sulle piazze, e magari con dei referendum, avanzando e pubblicizzando proposte che facciano scoppiare le contraddizioni tra le parole e gli atti di questa destra socialmente conservatrice e illiberale. La nostra opposizione deve mettere in difficoltà Berlusconi sul piano delle proposte positive, non sul piano dei no, e sono convintissimo che lo possiamo fare.

E’ fondamentale che il PD affronti i prossimi anni con la consapevolezza che, se non facciamo qualcosa di radicalmente nuovo, ci attende più di una legislatura di opposizione. La miscela di controllo dei media, voto di scambio, e appello agli istinti più beceri del popolo mette questa destra in una posizione difficilissima da scalzare. E’ inutile aspettare che qualche aiuto ci arrivi dall’esterno, siamo noi che dobbiamo darci da fare!

Apr 11

Molti pensano che non si dovrebbe votare. E’ un sentimento comprensibile per chi è deluso da tutti. Ma quali saranno le conseguenze? Ci sono tre argomenti seri su cui riflettere prima di decidere: salari, tasse, debito. Guarda il video.

Apr 7

Leggo il Corriere solo online, e molto raramente mi è capitato di trovare pubblicati articoli di Ichino. Ovviamente lo conosco per le polemiche sui “fannulloni” nella pubblica amministrazione, e in quelle occasioni ho potuto leggere cose interessanti e che corrispondono alla mia esperienza di lavoro in un Comune (per un anno e mezzo): ovvero che ci sono impiegati che si sentono costretti a “tirare la carretta” per fare anche il lavoro di altri, che invece approfittano della sostanziale inamovibilità loro garantita dall’aver vinto un concorso pubblico per fare il meno possibile. E anche che le garanzie e le inefficienze dei lavoratori di serie A vengono pagate dalla totale precarietà dei lavoratori (giovani) di serie B: infatti il Comune proprio in quegli anni - si parla di sei anni fa - si riempiva sempre più di Co.Co.Co., che, non potendo contare sulle garanzie a vita degli impiegati di ruolo, fornivano un impegno molto maggiore.

In ogni caso, non avevo mai approfondito molto le posizioni di Ichino. Ieri però mi è capitato di trovare il suo sito personale, www.pietroichino.it, dove sono riprodotti molti suoi articoli, pubblicati su diversi giornali. Ebbene, devo dire che - fatto rarissimo per me - condivido il 100% di quello che ho letto. Segnalo soprattutto questo articolo: http://www.pietroichino.it/?p=22, dove in forma più approfondita vengono analizzati i mali della PA e vengono fatte proposte che potrebbero migliorare nettamente la situazione. In particolare si punta moltissimo su un tema che è un mio pallino, la trasparenza. Avendo lavorato all’infrastruttura informatica del settore finanze di quel Comune, ricordo bene che una delle preoccupazioni principali era mantenere la riservatezza sugli stipendi dei dirigenti. Un dato teoricamente pubblico - visto che quegli stipendi sono pagati dai cittadini, mi sembra il minimo che i cittadini possano sapere a quanto ammontano - ma in realtà uno dei segreti meglio protetti di tutto il sistema. Un classico esempio degli effetti che si riescono ad ottenere quando si hanno leggi assurde e contraddittorie, che vengono sempre interpretate a favore di chi ha il potere.

Pietro Ichino sulla precarietà fa delle proposte molto serie: un contratto uguale per tutti, che diventa più stabile con il passare del tempo, ma senza la garanzia del posto a vita per nessuno. Perché non è giusto che le garanzie a vita degli uni vengano pagate dalla flessibilità selvaggia (e dai pessimi servizi ricevuti) degli altri; basta con i lavoratori di serie A e di serie B. Veltroni ha imposto molte candidature innovative, alcune anche discutibili, ma Il fatto che abbia scelto (e convinto) Ichino, sfidando gli strali della sinistra utopista, è un importante motivo in più per votarlo con convinzione, invece di dare retta a chi non vuole fare distinzioni. Se vogliamo che i politici abbiano più coraggio, dobbiamo premiare quelli che ne mostrano almeno un po’!

Mar 28

Se Berlusconi fosse certo di avere 30 senatori di vantaggio pronuncerebbe la frase che ha detto ieri (per chi se l’è persa, c’è il video)? E’ evidente che ha una fifa blu, perchè se non vince queste elezioni la sua carriera politica è al lumicino.

Ah, scusatelo se le sue parole sono un po’ sconnesse, ma era un po’ nervoso!

Mar 25

Non è solo una questione di voci e di sensazioni. Anche i numeri “probabili”, quelli previsti dai sondaggi, lo confermano: ecco un interessante articolo de il Sole 24 Ore. Il succo è questo: il risultato al Senato dipende ovviamente dal risultato di PD e PdL, ma anche di SD e UDC, e questi risultati sono in bilico in molte regioni. Per avere una maggioranza netta Berlusconi si deve augurare che tutte queste situazioni in bilico si risolvano a suo favore: una evenienza molto improbabile. Specialmente perché, sempre secondo i sondaggi, il PD ha meno voti, ma un maggiore spazio di crescita, e Veltroni si sta muovendo molto bene. Il PdL invece è già molto vicino al suo massimo potenziale, per cui il risultato finale dipende più dai Democratici che da loro.

Questo probabilmente spiega la mossa di Berlusconi su Alitalia, mossa che mi sembra molto più indirizzata a rimescolare le acque nel centrosinistra piuttosto che a conquistargli nuovi consensi. E infatti è riuscito a risvegliare gli istinti peggiori dei sindacati italiani, mettendo oggettivamente in difficoltà Prodi e Veltroni (che intelligentemente si tiene più lontano possibile dalla vicenda, dalla quale può solo perdere). Il Cavaliere si muove sempre con grande furbizia, da consumato politicante della peggior specie. Se però presentare i suoi figli come salvatori della patria è l’argomento migliore che gli è rimasto a disposizione, è evidente che si sente in difficoltà.

Se Veltroni riesce a schivare il colpo e a riconquistare l’iniziativa, io lo vedo posizionato molto bene per l’ultima, decisiva fase della campagna elettorale. E’ quello il momento in cui deve raccogliere ciò che ha seminato. Per farlo però deve giocare all’attacco, come tutti gli inseguitori: facciamogli sentire che ha il nostro sostegno. Il risultato di non far vincere Berlusconi è a portata di mano, e per l’Italia vorrebbe dire evitare altri cinque anni di rinvii di tutti i problemi: un risultato per cui vale la pena di impegnarsi a fondo.

Mar 8

Berlusconi è un professionista della comunicazione. Sa benissimo quanto i risultati dei sondaggi possono influenzare i voti degli elettori, ed infatti li ha sempre usati con risultati clamorosi nelle precedenti elezioni. Il meccanismo è semplice: i dati dei sondaggi influenzano le aspettative del pubblico, e le aspettative influenzano opinioni e comportamenti. Per questo certi sondaggi è meglio farli in segreto, specie se danno risultati preoccupanti.

Se si vuole ottenere un risultato più favorevole ad una parte politica, senza inventare di sana pianta i dati, è sufficiente formulare le domande in modo apposito: se ad esempio io chiedo “Voterai il PdL?” otterrò una certa percentuale di si; se chiedo “Prenderesti in considerazione il voto per il PdL?” otterrò una percentuale molto superiore. Proprio per evitare furberie eccessive in questo campo, nel 2000 il centrosinistra ha imposto per legge che, per tutti i sondaggi pubblicati, vengano documentate le domande poste, le risposte date e il numero di interviste su un sito istituzionale. Se però qualcuno vuole fare un sondaggio per capire davvero cosa pensa la gente, per decidere come comportarsi, e non vuole scoprire le carte, deve tenerselo per sé.

Questo è esattamente quello che Berlusconi ha fatto recentemente: ha chiesto un sondaggio enorme, intervistando 30.000 italiani, per capire il risultato elettorale in ogni regione e quindi come andranno le cose al Senato. A questo sondaggio ha accennato l’altra sera da Vespa, dicendo che gli assicurerebbe 30 senatori di maggioranza. Neanche i suoi giornali, però, hanno pubblicato le percentuali del sondaggio, perché, se lo avessero fatto, poi avrebbero dovuto pubblicare tutte le risposte sul famoso sito. E allora si sarebbe saputo quello che ho saputo da fonti bene informate: il vero risultato dei calcoli sul sondaggio è che, nonostante un vantaggio rassicurante alla Camera, allo stato attuale al Senato la maggioranza non c’è. Colpa di questa assurda legge elettorale, con la quale Berlusconi, nelle regioni dove vincerà il PD, dovrà dividere il numero dei senatori con l’UDC e la lista Arcobaleno: è per questo che insiste tanto sul voto utile.

Lo scenario di cui parlavo nell’ultimo post è quindi molto probabile, ancora più vicino di quanto pensassi. Potremmo avere una maggioranza PdL alla Camera, ma niente maggioranza al Senato; per Berlusconi sarebbe un colpo durissimo e Veltroni ne uscirebbe come il vincitore morale. Speriamo che a quel punto facciano in fretta le riforme istituzionali (una sola camera) ed elettorali (vero maggioritario e voto al candidato, non solo al partito) che consentirebbero all’Italia di avere una politica che decide. Quello che è certo è che ci sarebbe un rimescolamento di carte tale da cambiare tutti gli scenari politici, e chissà, magari pure le liste elettorali di Beppe Grillo avranno un ruolo da svolgere.

Mar 5

E’ una verità assodata che, creando una aspettativa positiva sul risultato, un partito può migliorare le sue chance alle elezioni. Veltroni si sta dando molto da fare in questa direzione, citando un forte recupero nei sondaggi che è reale, ma che viste le posizioni di partenza ci vede ancora indietro con un distacco medio di sette punti, che non sono pochi. Visto che noi non siamo tipi da credere ciecamente alle parole del capo, questo ci crea qualche problema: da una parte vogliamo essere e mostrarci ottimisti, ma dall’altra non vogliamo dire bugie solo per sostenere la nostra parte politica. Quindi, onestamente, ci possiamo chiedere: abbiamo reali possibilità di vittoria?

La risposta breve è si. Perché è vero che prendere un voto in più del PdL alla Camera, ed aggiudicarsi il premio di maggioranza, è difficilissimo; però la legge elettorale Porcellum questa volta si rivolterà contro i suoi creatori, e impedire a Berlusconi di avere la maggioranza al Senato è alla nostra portata (come testimonia anche questo articolo sul Corriere). E una sconfitta di Berlusconi al Senato farebbe esplodere tutte le ire represse all’interno del PdL, dove solo tre mesi fa Fini e Berlusconi se le davano di santa ragione: se Fini e tanti altri si sono riaccodati al Cavaliere, è solo perché erano certi della vittoria. Allo stesso tempo questo risultato darebbe a Veltroni la legittimazione definitiva per poter condurre il PD a modo suo, spingendo ancora di più sul rinnovamento delle idee e delle persone.

Possiamo dire che, per passare il turno, Berlusconi può solo vincere, mentre a Veltroni va bene anche un pareggio. Senza una maggioranza al Senato, il PdL avrebbe tutto l’interesse a fare insieme al PD quelle riforme assolutamente necessarie per l’Italia che si è rifiutato di fare prima delle elezioni, e che solo con un accordo tra questi due partiti sono possibili: una sola Camera per fare le leggi, una legge elettorale chiaramente maggioritaria che favorisca il bipartitismo. E poi nuove elezioni, quasi sicuramente senza Berlusconi. Se non è una vittoria questa! Quindi possiamo essere onestamente ottimisti: un governo Veltroni è molto difficile da raggiungere in queste elezioni, ma una vittoria morale che porti alle riforme che vogliamo è alla nostra portata. Diamoci da fare!

Mar 2

Cos’è un meme? Inventato da Richard Dawkins e reso famoso dal suo libro “The selfish gene”, il meme è l’equivalente culturale del gene. Applicando il principio della selezione darwiniana al campo delle idee, si può facilmente capire come un’idea nuova deve competere con le altre idee per la nostra attenzione, per diffondersi ed entrare a far parte del nostro bagaglio culturale. Semplificando, un’idea che risulta utile per definire qualcosa con cui abbiamo a che fare nelle nostre vite, e quindi per comunicare, è destinata a passare da una mente all’altra e a moltiplicarsi; un’idea inutile è destinata ad estinguersi. Questo stesso concetto è stato espresso da Seth Godin, nel campo del marketing, con il nome molto evocativo di ideavirus.

Tutto questo ha molto a che fare con la politica e le elezioni che ci attendono tra poco. Ogni candidato cerca di concentrare l’attenzione degli elettori sui suoi punti forti, e di far dimenticare i suoi punti deboli. A mio avviso, il punto più debole di Berlusconi è che ha da poco governato cinque anni di seguito, ed i risultati sono stati molto deludenti: tanto deludenti che, nonostante un ferreo controllo dell’informazione televisiva, ha perso le elezioni successive. E’ proprio per questo che noi, che non vogliamo altri cinque anni di Berlusconi, ne dobbiamo parlare il più possibile. Dobbiamo far pensare tutti i nostri amici e conoscenti dubbiosi, scoraggiati, incerti ad altri cinque anni di governo Berlusconi.

Dobbiamo rendere “Altri Cinque Anni” un meme vincente di questa campagna elettorale. Dobbiamo cercare di parlarne il più possibile, ricordando i cinque anni di leggi Cirielli, di depenalizzazioni del falso in bilancio, di corna e di kapò. Ma soprattutto cinque anni di pessime performance economiche, di evasione fiscale e di impoverimento degli onesti rispetto ai furbi. Dobbiamo ricordarlo a tutti, perché Berlusconi è lo stesso dell’altra volta. Lo stesso che ci ha promesso un nuovo boom economico, e ci ha consegnato solo un nuovo boom del debito.

Quindi iniziamo ad utilizzare questa espressione il più spesso possibile. Chiediamo a tutti “ma tu vuoi altri cinque anni di governo Berlusconi?”. Spingiamo anche i suoi sostenitori a parlarne, a difendere e magari esaltare i risultati del vecchio governo. Perché, per quanto ne possano parlare bene, agli ascoltatori non potrà sfuggire l’idea che si tratta di una soluzione che hanno già visto, già provato.

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