Anche oggi Beppe Grillo sul suo blog insiste sulla sua campagna per pulire la politica, con tre domande poste ai parlamentari. La prima è la più interessante:
“1) E’ d’accordo che un cittadino italiano non possa candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo o secondo grado e in attesa di giudizio finale? ”
In apparenza, una richiesta sacrosanta. Ma nasconde ben due trabocchetti, perché non tiene conto di come sono fatte le leggi in Italia, né di come vengono applicate: in breve, molte leggi sono fatte ben sapendo che non sono applicabili (per approfondire, leggi qui); allo stesso tempo, la giustizia è calibrata in modo da rendere difficilissimo che le persone importanti vengano condannate (approfondimento).
Quindi la richiesta di non eleggibilità dei condannati, anche se passerà, non raggiungerà il suo scopo. Perché tanti politici che l’hanno fatta sporca non sono mai stati e, se le cose restano così, non saranno ma condannati. Anche per uno preso con le mani nel sacco, prima che arrivi la condanna anche solo di primo grado, possono passare anni. Le cose qui vanno così.
Perché le cose cambino, invece, si potrebbe chiedere ai politici che vogliono dimostrare a tutti la propria onestà di rispettare un codice che richieda trasparenza totale e qualche sacrificio personale (vedi il post precedente). Il rispetto volontario di questo codice potrebbe essere garantita proprio da gente come Grillo, ed altre persone non sospette. A quel punto si potrebbero distinguere i politici assolutamente onesti, tra cui gli elettori potrebbero scegliere in base alle idee proposte, senza dover cercare di capire chi non la racconta giusta.
