Qualunquismo, populismo, antipolitica: e se avessero qualche ragione?

La prima frase che viene in mente è “sono tutti uguali”. La seconda, “rubano tutti”. La terza… è meglio censurarla. Si sentono sempre più spesso, quando si parla di politici: l’antipolitica è ormai un fenomeno di massa. E fa indignare i politici e gli intellettuali, che la vedono come uno dei tanti segni della decadenza dell’intelligenza degli Italiani, rincitrulliti dalla TV e dalla scuola che “non è più quella di una volta”. Rimpiangendo i tempi in cui il popolo si appassionava alle lotte tra comunisti e democratici cristiani; come se, allora, la cultura fosse stata un fatto diffuso. Ma si sa, a chi ha una certa età, il passato sembra sempre molto migliore del presente…

Anche a me, tante manifestazioni dell’antipolitica danno fastidio; ma non come segno di stupidità, bensì come segno di sconfitta e rassegnazione. “Andiamo a bruciare le tessere elettorali in piazza”: bravi! Bruciate un po’ di tessere, lasciate che a votare siano solo quelli che ricevono favori dai politici disonesti, e vedrete quanta più onestà ci sarà in parlamento. Ma, tralasciando queste espressioni estreme del qualunquismo, vorrei analizzare più a fondo le due più comuni, di cui parlavo all’inizio: perché, messe nella giusta prospettiva, non sono così ingenue.

Cosa vuol dire che i politici “sono tutti uguali“? Come sempre, dipende dal punto di vista. Se per “uguali” si intende “hanno le stesse idee politiche”, è una accusa ingiusta. Ma, se per “uguali” si intende che hanno la stessa abitudine a votare leggi complicatissime che poi non possono essere applicate, allora, effettivamente, il dubbio che siano tutti uguali è lecito. E cosa vuol dire “rubano tutti“? Anche qui, se per “rubano” si intende che si appropriano di soldi che sono di altri, io non credo che sia vero (e qui molti penseranno che sono un ingenuo). Ma, se per “rubano” si intende che non rispettano tutte le leggi, e che nel farlo godono di privilegi che sono negati al resto dei cittadini, allora, anche qui, il dubbio è lecito. E le due cose sono strettamente collegate: se fai leggi impossibili da rispettare, è evidente che finirai per non rispettarle tu stesso. E, se sei sempre sotto i riflettori e tanti (quelli dell’altra parte politica) sono sempre alla ricerca del modo di metterti in cattiva luce, è ovvio che, prima o poi, verrai “beccato”. E, per finire, quando verrai beccato, penserai: lo fanno tutti, questa legge è stupida, mi mettono sotto i riflettori solo perché faccio questa e quest’altra battaglia politica, perché dovrei dimettermi? Non sono forse protetto dall’immunità parlamentare? Non ci sono tutti i miei alleati politici pronti a sostenermi? Alla fine, la tempesta si calmerà…

Alla fine, infatti, quasi sempre, la tempesta si calma. Il politico finito sotto la “gogna mediatica” rimane al suo posto, e, forse, fa anche una politica migliore di tanti suoi colleghi: perché, effettivamente, il fatto di essere finito nel tritacarne tante volte non dipende da chissà quale crimine. Ha fatto solo quello che facevano anche gli altri… i suoi uguali. Dando ragione all’antipolitica. Alimentando il qualunquismo. Anche se magari stava facendo del proprio meglio.

Le cose potrebbero essere diverse? Si, ma SOLO SE SI SUPERA L’IPOCRISIA di tante, troppe leggi esistenti. E del modo in cui, ancora oggi, se ne fanno. Altrimenti, si può anche elaborare la legge più bella del mondo, ma poi, come si può chiedere di applicare seriamente quella, ma non le altre che sono assurde, contraddittorie, inapplicabili? I politici che vogliono essere onesti (e rimango convinti che sono in tanti) devono capire che, con questo sistema, non potranno che essere accomunati con quelli che, veramente, si fanno corrompere, comprare, che “rubano”; quindi dovrebbero essere disposti a fare qualunque cosa pur di spezzare questo meccanismo: e per farlo devono anche trovare il modo di capirsi con tanti che oggi disprezzano come “qualunquisti”, venendo da loro disprezzati come politici, ma solo perché hanno un punto di vista diverso sulle cose della politica, e nessuna prospettiva positiva davanti.

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