Sep 28

Raoul Minetti, su iMille, cita il Manifesto TRL, prendendolo come uno degli spunti per rilanciare l’attenzione verso gli organi tecnici di controllo del nostro sistema: Corte dei Conti, CNEL, Authority varie. Ma la proposta (partita da me) che cita - in entrambe le versioni - non è basata sull’organo di controllo tecnico. Essa è basata sulla scelta volontaria, che alcuni politici potrebbero fare, di rinunciare a privilegi e privacy garantite loro dalla legge. E’ quindi chiaro che il controllo non potrebbe essere affidato ad un organo tecnico dello Stato, visto che la violazione del patto volontariamente sottoscritto non costituirebbe violazione di nessuna legge.

Nella prima versione della proposta, però, avevo effettivamente dato un grande rilievo ad un organo “tecnico” di controllo, il Comitato dei Garanti. Esso sarebbe stato costituito da volontari di cui quegli Italiani che vogliono una politica diversa, nella direzione indicata dal Manifesto che propongo, si potessero fidare. E qui mi sono scontrato con un muro. Sembra che l’idea stessa di un organo di cui gli Italiani si possano fidare sia ritenuta assurda dai più. Qualunque modo proponessi per selezionare i Garanti era ritenuto inadeguato, qualunque misura di garanzia si scontrava con lo scetticismo generale. E stiamo parlando di un gruppo di persone scelto dai cittadini come preferiscono. Figurarsi allora di quale fiducia popolare possa godere, in Italia, un organo burocratico a nomina politica: che mette insieme due tra le parole più detestate dai nostri concittadini.

Sono quindi giunto a questa conclusione: i politici che vogliono recuperare la fiducia degli Italiani non possono contare sulla mediazione di un organo tecnico al di sopra di ogni sospetto. Perché non è possibile creare un tale organo. Si devono invece dare delle regole semplici ma in grado di garantire gli elettori, tali per cui il loro rispetto possa essere verificato in prima persona dagli interessati. Nella seconda versione del Manifesto TRL, il “Comitato dei Garanti” ha una funzione estremamente limitata. Chi ha fiducia in almeno un suo membro lo può utilizzare come punto di riferimento, ma può essere tranquillamente ignorato da chi si fida solo dei propri occhi.

Se una nuova classe politica fosse capace di conquistare la fiducia degli Italiani ed il potere, essa sarebbe poi nella posizione di trasmettere questa fiducia ad organi tecnici. Prima però dovrebbero rendere sensati, comprensibili e condivisibili dalla maggioranza dei cittadini le leggi ed i regolamenti che tali organi devono applicare. Oggi non lo sono. Poi dovrebbero assicurarsi che le persone che fanno parte di questi organi siano affidabili. Dopo qualche anno in cui questi organi dimostrassero la loro reale utilità, i cittadini potrebbero iniziare a farvi riferimento. Ma il circolo virtuoso, ne sono convinto, può essere innescato solo dalla democrazia, quindi da una spinta politica, non dalla burocrazia, ovvero da meccanismi tecnici. Una volta innescato il meccanismo virtuoso, degli organi di controllo serio sarebbero in grado di opporre una forte resistenza a tentativi di deviazione dalla strada della correttezza. Ma la scintilla iniziale non può venire da loro.

Sep 23

Valentino Larcinese rivisita la cosiddetta questione generazionale dal punto di vista della scarsa mobilità sociale in Italia. Condivido la sua analisi del problema. Ma quali possono essere le soluzioni? Io credo che la direzione giusta sia quella di abbandonare l’illusione che si possa escludere il fattore umano da decisioni come la scelta del candidato più idoneo per un certo ruolo; l’illusione che si possano trovare dei criteri oggettivi con i quali la decisione giusta verrà presa attraverso un perfetto meccanicismo burocratico, indipendentemente da chi la prende.

Io al contrario penso che il fattore umano sia importantissimo ed ineliminabile, e che la strada giusta sia quella di valorizzarlo attraverso meccanismi di trasparenza e di accountability (non ho trovato un termine equivalente in Italiano), responsabilizzando chi effettua la scelta. Per esempio, prendiamo una commissione universitaria che deve assegnare un posto da ricercatore. La scelta viene effettuata. La produzione scientifica del vincitore, nei mesi e negli anni successivi, viene valutata, ed i membri della commissione che hanno preso la decisione ricevono un punteggio proporzionale ai suoi risultati. I punteggi ottenuti dai docenti che hanno selezionato dei candidati verranno utilizzati per determinare la composizione delle commissioni future, dando quindi maggiore potere decisionale a quei docenti che hanno fatto le scelte migliori in passato.

Lo stesso meccanismo può essere utilizzato nelle più diverse situazioni, basta che sia possibile trovare dei modi per valutare a posteriori i risultati delle scelte effettuate. La valutazione a posteriori presenta comunque delle difficoltà, ma è molto più significativa di qualunque valutazione a priori si possa immaginare. Con questo meccanismo, quelli che assegnano posti (commissari d’esame, manager pubblici, politici, etc.) sarebbero portati a prendere decisioni al meglio delle loro capacità. Certo, ogni tanto qualcuno farà scelte per amicizia, per parentela, per restituire un favore: ma è un fatto ineliminabile, e non sarebbe un prezzo alto da pagare se poi, per potersi garantire questo potere, questo qualcuno fonderà quasi tutte le sue valutazioni sui criteri migliori che è in grado di utilizzare.

Sep 22

Su iMille si parla di concertazione e sindacati. Sono d’accordo con la tesi di base dell’articolo. Oggi si parla molto del fatto che il sindacato in Italia è pochissimo rappresentativo per i lavoratori atipici, che peraltro stanno diventando sempre più tipici. Ma esso è poco rappresentativo anche per i lavoratori delle piccole imprese, soprattutto quelle sotto i 15 dipendenti.

Nel settore pubblico e nelle grandi imprese - molte delle quali erano pubbliche - il sindacato ha avuto un potere enorme, che ha raggiunto il suo massimo negli anni settanta. In quegli anni è riuscito ad imporre protezioni fortissime per i lavoratori di quei settori, anche grazie alla debolezza della politica ed alla forza dell’ideologia marxista in quel periodo. Protezioni fortissime che purtroppo si sono tradotte in inefficienza sempre maggiore della pubblica amministrazione e perdita di competitività delle grandi imprese: che, non a caso, da allora hanno perso sempre più peso nel sistema produttivo italiano.

Negli anni ottanta il potere del sindacato è stato molto ridimensionato. Esso è passato da una posizione offensiva ad una posizione difensiva delle conquiste ottenute nei decenni precedenti. Ha dovuto di fatto abbandonare l’idea di estendere queste conquiste alle piccole imprese, che erano le uniche a compensare le perdite di posti di lavoro di quelle grandi e che sono state determinanti per restituire forza al sistema Italia nella competizione internazionale. Moltissimi lavoratori di queste piccole imprese si sono allora resi conto che il sindacato era diventato di fatto il protettore di lavoratori privilegiati rispetto a loro: è vero che la bassa percentuale di adesioni sindacali poteva dipendere da possibili ritorsioni del datore di lavoro, ma la perdita di voti della sinistra politica collegata al sindacato è un dato incontrovertibile.

Negli anni novanta è stata introdotta una nuova forma di lavoro di serie B: i contratti atipici. Attraverso di essi è stato possibile introdurre una quota di lavoro flessibile e meno protetto anche nella pubblica amministrazione e nelle grandi imprese. Scaricando in questo modo quasi tutto il peso della flessibilità e della maggiore efficienza richiesta su nuovi assunti, senza toccare i “diritti acquisiti” degli altri dipendenti. Io ho visto in prima persona come, in un Comune, i lavoratori a tempo determinato venivano sfruttati da alcuni di quelli garantiti a vita per svolgere il lavoro che loro non avevano voglia di fare. Il conflitto di interessi tra lavoratori iperprotetti e quelli niente affatto protetti è un dato di fatto. E’ esattamente come quello tra chi oggi si vuole garantire una pensione a 57 anni facendola pagare a chi sa già che non ci potrà andare prima dei 65.

Non si può chiedere al sindacato di andare contro gli interessi dei propri iscritti. Se, come io sono convinto, alcuni lavoratori hanno dei privilegi ingiusti, perché pagati da altri lavoratori, è solo il potere politico democraticamente eletto a poter sanare questa situazione: togliendo gli eccessi di protezione agli uni per poterne dare una adeguata agli altri. I privilegiati non cedono i loro privilegi con la concertazione: questo valeva per i nobili di un tempo, per i tassisti e gli evasori fiscali oggi, e pure per i lavoratori iperprotetti. Se lo Stato eliminerà la divisione dei lavoratori in categorie protette e non protette, il sindacato potrà tornare a svolgere il suo vero e necessario ruolo: contrattare con i datori di lavoro le condizioni migliori possibili per i lavoratori.

Sep 16

“per la destra l’uomo si definisce innanzitutto come individuo, singolo; per la sinistra, invece, l’uomo è socialità, è primariamente uomo in mezzo ad altri uomini”: così si esprime Chiara Russo Krauss tentando di risalire alle origini della distinzione tra “destra” e “sinistra”. Io non sono d’accordo.

I termini destra e sinistra, nella politica italiana, non sono “annacquati”, bensì sovraccarichi di significati: diverse persone, diverse correnti di pensiero, attribuiscono ai due termini significati completamente diversi - solitamente molto forti, tutt’altro che annacquati. La destra come espressione politica dell’individualismo è probabilmente l’interpretazione più corretta per gli USA, ma non per l’Italia. Il fascismo sicuramente non aveva quelle radici. La destra nazionalista o identitaria, la destra religiosa, la destra sociale io non riesco proprio ad interpretarle come espressioni dell’individualismo.

Personalmente trovo molto più significativa la distinzione tra conservatori e progressisti che quella tra destra e sinistra. L’oggetto della conservazione o del progresso è l’ordinamento sociale: i conservatori trovano giusto che certi gruppi, all’interno di una società, godano di privilegi speciali; i progressisti credono che nessun ordine prestabilito debba bloccare la possibilità di ogni individuo di elevare la propria condizione sociale. Prima l’abolizione dei privilegi feudali, poi l’affrancamento della classe operaia da condizioni di lavoro e di vita abbrutenti, oggi la libertà di accesso ai lavori più ambiti, le norme antitrust, la protezione del consumatore possono essere tutti visti come aspetti di una battaglia che va avanti da quando esistono le società umane: la lotta al privilegio, nelle diverse forme che esso assume attraverso la storia e la geografia.

Se io potessi oggi ridefinire destra e sinistra in Italia, lo farei con questa chiave di lettura. E allora probabilmente si scoprirebbe che molti che oggi sono a sinistra in realtà godono di privilegi ingiusti e li difendono strenuamente, e anche che molti che votano a destra sono più aperti al cambiamento sociale di quanto normalmente si pensi a sinistra. Perché le cose inizino a cambiare sul serio, è necessario che i progressisti che oggi si trovano a sinistra e a destra riescano a superare molti tabù, a riconoscersi e a coalizzarsi, aggiornando la geografia del nostro spettro politico alla realtà italiana di oggi.

Sep 12

Dove vuole andare Beppe Grillo? Tutti ora se lo chiedono. Ora che le tre proposte di legge hanno raccolto 300.000 firme, non è più possibile ignorarle. Però è possibile, anzi, quasi sicuro, non farle diventare legge: non bastano 300.000 o anche 3 milioni di firme; per fare una legge in Italia serve il voto di Camera e Senato. La manifestazione è stata, dice Grillo, una valvola di sfogo: ma qui non basta lo sfogo, bisogna cambiare le cose! E se le leggi non passeranno, come le cambiamo le cose?

Bisogna iniziare a trovare un punto d’incontro con i politici. Non ci sono alternative. Le leggi le fanno loro. Noi però possiamo votare, e soprattutto possiamo fare a meno di votarli. Ma il voto ce lo dobbiamo giocare bene: dobbiamo chiedere qualcosa che i politici possono veramente dare, e che noi possiamo controllare. Richieste chiare e semplici. Richieste che, magari, possano cambiare le cose senza bisogno della maggioranza di Camera e Senato. Richieste di Trasparenza, di Rinuncia ai privilegi, di Lealtà agli elettori: come quelle del Manifesto TRL. Quanto vorrei che Grillo lo conoscesse, che lo affiancasse alle sue proposte di legge. Perché per un politico è facile dire: “io ho votato come volevate voi, ma la maggioranza era contraria…”; ma, se gli si chiede qualche rinuncia che può fare da solo, non si può più nascondere dietro alle maggioranze. Si deve assumere le proprie responsabilità in prima persona.

Per leggere il Manifesto TRL, clicca qui.

Sep 12

Le idee nuove hanno bisogno di tempo per affermarsi. In Italia l’idea che un controllo dal basso, senza la forza della legge alle sue spalle, possa portare i politici a cambiare atteggiamento è un’idea nuova per molti. L’idea c’è, ma è giusto e necessario che si evolva, che accolga le critiche e le considerazioni di chi, a prima vista, non si fida della sua efficacia.

Il sito iMille.org ha pubblicato la prima versione del Manifesto TRL, e da questa pubblicazione è emerso un notevole interesse per l’idea, ma anche molti punti di debolezza della proposta pratica: da queste considerazioni (e da altre discussioni) è nata la seconda versione, che ora è gentilmente ospitata da loro. La mia speranza è che questo nuovo testo raccolga ancora più interesse e che ci siano meno debolezze da far emergere, ma che quelle che potrebbero essere rimaste vengano fuori, in modo da poterle eliminare. Invito tutti a partecipare al dibattito: http://www.imille.org/2007/09/alla_ricerca_di_un_difficile_e.html

Sep 1

Una settimana di ferie, senza internet. Ci vediamo al V-Day, se torno in tempo!