“per la destra l’uomo si definisce innanzitutto come individuo, singolo; per la sinistra, invece, l’uomo è socialità, è primariamente uomo in mezzo ad altri uomini”: così si esprime Chiara Russo Krauss tentando di risalire alle origini della distinzione tra “destra” e “sinistra”. Io non sono d’accordo.
I termini destra e sinistra, nella politica italiana, non sono “annacquati”, bensì sovraccarichi di significati: diverse persone, diverse correnti di pensiero, attribuiscono ai due termini significati completamente diversi - solitamente molto forti, tutt’altro che annacquati. La destra come espressione politica dell’individualismo è probabilmente l’interpretazione più corretta per gli USA, ma non per l’Italia. Il fascismo sicuramente non aveva quelle radici. La destra nazionalista o identitaria, la destra religiosa, la destra sociale io non riesco proprio ad interpretarle come espressioni dell’individualismo.
Personalmente trovo molto più significativa la distinzione tra conservatori e progressisti che quella tra destra e sinistra. L’oggetto della conservazione o del progresso è l’ordinamento sociale: i conservatori trovano giusto che certi gruppi, all’interno di una società, godano di privilegi speciali; i progressisti credono che nessun ordine prestabilito debba bloccare la possibilità di ogni individuo di elevare la propria condizione sociale. Prima l’abolizione dei privilegi feudali, poi l’affrancamento della classe operaia da condizioni di lavoro e di vita abbrutenti, oggi la libertà di accesso ai lavori più ambiti, le norme antitrust, la protezione del consumatore possono essere tutti visti come aspetti di una battaglia che va avanti da quando esistono le società umane: la lotta al privilegio, nelle diverse forme che esso assume attraverso la storia e la geografia.
Se io potessi oggi ridefinire destra e sinistra in Italia, lo farei con questa chiave di lettura. E allora probabilmente si scoprirebbe che molti che oggi sono a sinistra in realtà godono di privilegi ingiusti e li difendono strenuamente, e anche che molti che votano a destra sono più aperti al cambiamento sociale di quanto normalmente si pensi a sinistra. Perché le cose inizino a cambiare sul serio, è necessario che i progressisti che oggi si trovano a sinistra e a destra riescano a superare molti tabù, a riconoscersi e a coalizzarsi, aggiornando la geografia del nostro spettro politico alla realtà italiana di oggi.

September 21st, 2007 at 9:43 am
Ottimo articolo.
Ti chiedo di poterlo utilizzare come punto di riferimento per trattare questo tema sul mio blog.
Se vuoi fammi una visita.
Ti aspetto.
http://pensieroliberale.ilcannocchiale.it
A presto.
September 21st, 2007 at 11:24 am
Grazie, puoi sicuramente usare l’articolo (ovviamente linkando la fonte). La visita te la renderò appena posso, ora sono sommerso di lavoro e di trasloco
A presto
Daniele
September 23rd, 2007 at 3:57 pm
Sono abbastanza d’accordo con la tua analisi politica. In ogni caso a mio parere per attuare una moderna democrazia liberale è necessario superare la distinzione ideologica tra Destra-Centro-Sinistra che non hanno più ragione di esistere se non come retaggio storico dell’evoluzione del pensiero politico.
http://quartarepubblica.wikispaces.com
September 23rd, 2007 at 7:13 pm
Paolo: sia a destra che a sinistra ci sono diverse ideologie, non una sola. Sicuramente in Italia certe distinzioni vanno superate, perché sono vecchie e non rispondono alla realtà di oggi, ma altrettanto sicuramente emergeranno distinzioni lungo nuovi confini, e le nuove posizioni verranno classificate come “di destra” o “di sinistra”: se questa suddivisione destra/sinistra viene effettuata in tutto il mondo, un motivo c’è. In quanto al centro, se ti interessa la mia opinione, la trovi qua: http://www.democrazialiberale.org/node/9
Per costruire una moderna democrazia liberale, a mio avviso, la cosa più importante è che si inizino a fare leggi pensando che verranno veramente applicate… e poi che vengano veramente applicate!