Guai a criticare la Chiesa

Ennesimo intervento a gamba tesa della Chiesa nel dibattito pubblico italiano. Come efficacemente riassunto qui, Repubblica investiga sugli aiuti economici con cui i contribuenti italiani beneficiano la Santa Sede, e la Cei protesta vigorosamente. La stessa Cei che tante volte ha difeso il diritto della Chiesa di criticare la società italiana, dovrebbe anche difendere il diritto della società italiana a criticare la Chiesa: “non fare a nessuno ciò che non piace a te” è un principio biblico.

Nonostante tutto, io difendo il diritto della Chiesa di parlare, criticare, intervenire nel dibattito pubblico. Il problema è che essa rimane uno dei veri poteri forti in Italia, e questo potere lo fa pesare. Quando i vescovi chiamano, troppi politici rispondono. Sembrano così lontani i tempi in cui De Gasperi difendeva anche in modo duro la libertà di coscienza dei cristiani in politica.

2 Responses

  1. Filippo Says:

    purtroppo in italia non c’é spazio per chi critica gli atteggiamenti degli alti prelati. l’italia paese del catto-comunismo, i laici, gli atei, vengono ridotti a nulla: guardate la stigmatizazzione dei radicali e di tutti coloro che osano dire qualcosa.

    fateci caso é o non é cosi?

    quelli in aria di episcopato dicono che tutti possono dire quello che volgiono ma di fatto chi difende la laicità viene caricaturato, stigmatizzato e ghettizzato. mica esagero.

    dal non expedit e dai tempi di cavour (diabolizzato da certi ambienti teo-conoservatitori) siamo arrivati ai tempi in cui l’episcopato comanda.
    i politici sono cosi fifoni che neanche osano dire laic… che gli si ritrae la lingua.

    qualcuno ha detto libero chiesa in libero stato. ed ora quelli dell’episcopato quando diranno libero stato in libera chiesa?

    ecco libero stato.

  2. Daniele Says:

    In effetti criticare la Chiesa è difficile, perché essa usa sempre come scudo le sue figure più meritorie, da Madre Teresa in giù. Allora sembra che, se critichi la Chiesa, te la prendi con i difensori dei poveri e dei deboli. Ma, guarda caso, non sono quasi mai quelle figure a pronunciare le frasi che suscitano le giuste ire dei laici; sono invece quei prelati che gestiscono posizioni di potere.

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