Nov 28

Siti, forum, blog, wiki: la politica cerca sempre più di utilizzare i nuovi strumenti che il web offre per dialogare con i cittadini. Io li ho provati tutti, e nessuno mi è sembrato veramente soddisfacente. Il sito non coinvolge; il forum non funziona bene se ci sono troppi partecipanti, e non aiuta la sintesi; il blog è troppo personale; il wiki aiuta la sintesi ma non funziona quando l’argomento polarizza le opinioni, e coinvolge poco. E tutti questi strumenti hanno in comune un difetto: è difficilissimo trovare l’argomento che ti interessa, specialmente se si tratta di problemi molto specifici e magari locali.

Ho provato allora ad immaginare lo strumento ideale che prenda i punti di forza di ciò che ho visto in giro. Per prima cosa, mi vorrei orientare facilmente: cosa c’è di meglio di una mappa? Attraverso google maps, oggi sarebbe facile localizzare tutti i problemi legati al territorio: se si parla di una strada da riparare, di un parcheggio da costruire o non costruire, di un nuovo parco o un rigassificatore, posso cercare sulla mappa il luogo di cui si parla. Posso anche solo cercare vicino a casa mia, e vedere quali sono le novità. Mi piacerebbe capire subito, guardando le icone sulla mappa, quali sono i problemi che stanno suscitando più interesse,  quali i più recenti, quali quelli che dividono di più o sui quali invece tutti sono d’accordo. Le dimensioni ed il colore dell’icona possono rendere evidenti questi dati, e la forma può indicare il tipo di problema di cui si parla. Come fare per le questioni non legate ad un luogo geografico? Si potrebbe disegnare una mappa delle istituzioni, per tutti gli argomenti che le riguardano, ed una mappa dei principi, per chi ne vuole discutere. Basta un po’ di fantasia.

Bene, ormai ho navigato la mappa in lungo e in largo, ho trovato un’icona interessante, e ci ho cliccato sopra. Mi aspetto di trovare una descrizione del problema, scritta da chi lo ha proposto. Posso anche vedere quante altre persone hanno votato a favore dell’importanza del problema, e quante contro. Ma se la descrizione non mi sembra chiara, oppure se non sono d’accordo con i termini in cui è stata posta la questione, cosa posso fare? Chiaramente c’è una pagina per la discussione, modello forum, ma anche un tasto “modifica” per proporre una descrizione alternativa; come in un wiki. Solo che qui si vuole responsabilizzare e coinvolgere, per cui la modifica proposta non viene immediatamente pubblicata. Chi ha posto la questione per primo ha il diritto di accettare o meno le mie modifiche; se le rifiuta ed io insisto, viene automaticamente generata una descrizione alternativa, che gli altri utenti possono vedere e votare. Come è giusto per argomenti che polarizzano, le due (o più) alternative possono andare tutte avanti, distanziandosi sempre di più, ognuna con i suoi sostenitori e i suoi detrattori; oppure un giorno si potrebbero riunificare, se si trova una sintesi tra le diverse posizioni in campo; o ancora una potrebbe morire, per mancanza di interesse. Un po’ come succede con i programmi open source.

Dopo aver capito il problema, e dopo aver letto i diversi punti di vista, vorrei sapere se qualcuno ha proposto una soluzione. Vedo sulla pagina che sono state avanzate due proposte, una con molti voti, l’altra con meno voti ma più recente. Le leggo entrambe e, dai commenti, capisco che la seconda soluzione è un’evoluzione della prima, evoluzione rigettata dal proponente originario. Ognuna delle due proposte ha il suo gruppo di sostenitori; io decido di aggregarmi alla più recente: mi sembra migliore, anche se di poco.

Discutere dei problemi e delle possibili soluzioni è interessante, ma ad un certo punto bisogna anche agire. Visto che ho un amico politico eletto al consiglio comunale, che si potrebbe attivare, stampo tutte le informazioni e gliele mostro. Lui è interessato, ma mi spiega che nessuna delle due vie proposte può essere realizzata così com’è. Lo aiuto a registrarsi sul sito come politico eletto: in questo modo può comunicare agli elettori interessati che si è preso carico del problema, e può spiegare loro la via che intende seguire per risolverlo. Alcuni si lamentano perché la via intrapresa dal politico è meno ambiziosa di quelle proposte dagli elettori, ma la maggior parte di essi manifesta la sua soddisfazione perché le cose si muovono. Una volta conclusa l’azione del politico, chi aveva segnalato per primo il problema, ed il gruppo che si era formato intorno a lui, si ritiene soddisfatto della soluzione adottata, per cui la accetta e la segnalazione non risulta più attiva. Qualcuno degli insoddisfatti crea una sua versione della segnalazione, per insistere sulla sua soluzione. Visto però che solo poche persone lo seguono e votano per la sua proposta, chi arriva su quella parte della mappa può vedere un’icona grande che segnala un problema risolto (e, cliccandoci, può sapere tutto quello che è successo e di chi è il merito della soluzione), ed un’iconcina molto più piccola, collegata alla prima, che mostra l’insoddisfazione di una minoranza.

Uno scenario come quello illustrato potrebbe essere realizzato utilizzando tutte tecnologie provate e conosciute. Nel tempo libero ho intenzione di approfondire l’analisi ed iniziare il design, e poi, se troverò abbastanza tempo, provare ad implementare un software che consenta tutto ciò. Se dovrò lavorare da solo credo che utilizzerò Ruby on Rails, che è lo strumento più veloce che conosco per creare applicazioni web; però se qualcun altro volesse partecipare con me al lavoro, potremmo anche scegliere uno strumento diverso. Sei interessato a contribuire? Mi pui scrivere a daniele@democrazialiberale.org

Nov 19

Nella prima repubblica era normale assistere a lotte spietate per l’egemonia tra le diverse anime di un partito. Conquistare la segreteria nazionale era l’obiettivo necessario, ma non sufficiente: per poter veramente comandare, il segretario aveva bisogno di controllare tutti o quasi i gangli decisionali. Le coltellate alle spalle erano il pane quotidiano di questa lotta per il potere.

La logica maggioritaria, se applicata anche all’interno dei partiti, ci può permettere di superare questa triste eredità del passato. Attraverso di essa, anche il Partito Democratico, che non potrà mai essere un partito ideologicamente omogeneo, potrà offrire agli elettori governabilità e capacità di portare avanti riforme coerenti anche se non tutti, al suo interno, sono d’accordo. La strada delle primarie, imboccata con decisione in questa fase, va nella direzione giusta.

La logica delle primarie è che gli elettori possono scegliere, tra le diverse offerte di leadership e di programmi, quella da adottare per ogni ciclo elettorale. Se quell’offerta poi vince anche le elezioni generali, tutto il partito dovrebbe impegnarsi per consentirle di esprimersi appieno nell’opera legislativa e di governo. Con questo meccanismo, è fondamentale che la concorrenza tra le idee e le possibili leadership sia la più libera possibile. Anche quando il partito è al governo, il dibattito di cultura politica al suo interno non si deve fermare.

Una tendenza naturale, per una leadership al governo, è quella di tentare di soffocare il dibattito, esattamente come fa un’azienda leader di mercato che sfrutta la sua posizione dominante per impedire la formazione di offerte concorrenti valide. Per questo, anche dentro al Partito Democratico, servono delle regole antitrust che garantiscano la concorrenza tra le idee politiche e le persone che le sostengono; in particolare deve essere protetto l’ingresso di idee e di persone nuove che vengono dall’esterno del partito, superando uno dei limiti maggiori della politica italiana fino ad oggi.

Se la logica maggioritaria delle primarie si affermerà veramente, anche il rispetto di queste regole antitrust e della contendibilità della leadership potrà diventare accettabile per chi ha il potere. Se tutti si impegneranno a sostenere l’azione di governo e di riforma di un presidente del consiglio che abbia vinto le primarie, questi non si dovrà più preoccupare, come durante la prima repubblica, di “perdere le redini del partito“. Potrà allora accettare più facilmente che si svolga un dibattito anche critico della sua azione di governo, con la garanzia che le somme si tireranno solo alla fine naturale del ciclo elettorale, quando i suoi risultati potranno essere valutati e confrontati con le alternative che si sono sviluppate dal dibattito e dal confronto interno. Dallo scambio tra garanzia di governabilità e libertà di dibattito risulteranno tutti vincitori.

Nov 17

Qualche tempo fa, in un post, cercavo di individuare le principali funzioni legittime dei partiti in una democrazia liberale, trovandone tre: elaborazione politico/culturale, formazione e selezione di una classe dirigente, concorso alla gestione democratica del potere statale. Ero in dubbio sulla legittimità di una quarta funzione, tanto che ho deciso di non includerla. La settimana scorsa, però, ho partecipato ad un incontro presso una sezione ex-DS (la prima volta che mettevo piede in una sezione…) in cui si discuteva di regole per il nuovo Partito Democratico; ascoltando persone che hanno esperienza di politica locale, mi sono reso conto che quella quarta funzione è inevitabile.

Sto parlando del collegamento tra i cittadini e l’amministrazione della cosa pubblica, al di fuori dei normali canali burocratici. Ciò spesso avviene per motivi illegittimi, ma esistono almeno due situazioni in cui questa funzione è legittimata:

  1. Quando la soluzione di alcuni problemi particolari necessita di una decisione politica (atti legislativi, decisioni del governo, etc.).
  2. Quando l’amministrazione funziona male e non permette al comune cittadino di far valere i propri diritti, pur teoricamente garantiti.

Quello del collegamento con la pubblica amministrazione (PA) è però un ruolo molto delicato, soprattutto il punto 2: la possibilità di bypassare la via burocratica è una delle massime cause di privilegi ed ingiustizie nel sistema italiano, ed è uno dei principali motivi di sfiducia dei cittadini nella politica. D’altra parte, la realtà delle cose è che spesso, senza spinte “politiche”, molti problemi non si risolvono. Posto che la soluzione vera, verso cui tendere, è un buon funzionamento della burocrazia, si deve anche cercare una soluzione temporanea che sia applicabile da subito e che, possibilmente, faciliti la transizione verso un miglior funzionamento della PA.

Per superare il sistema dei privilegi la soluzione immediata deve basarsi su meccanismi trasparenti e su decisioni alla luce del sole, ma deve anche permettere di affrontare e risolvere problemi che suscitano una forte polarizzazione nell’opinione pubblica. Su questi problemi solitamente non è possibile trovare una soluzione totalmente condivisa, spesso neanche all’interno di un singolo partito. Ma, se non troviamo un meccanismo capace di risolvere anche questo tipo di problemi, sicuramente esso verrà aggirato per utilizzare i “soliti” metodi a porte chiuse.

Per raggiungere la trasparenza limitando la pesantezza del processo decisionale possiamo chiedere aiuto alle tecnologie informatiche. E’ possibile creare dei software web da utilizzare per raccogliere le segnalazioni dei cittadini sui problemi, per permettere ad altri cittadini di sostenerne l’urgenza (come nelle petizioni), per commentare, discutere e cercare soluzioni. E soprattutto per permettere ai politici, quando si occupano di uno di questi problemi, di tenere il pubblico informato su cosa è stato fatto, e con quali risultati.

Il problema non è solo rendere pubbliche certe informazioni, ma anche renderle veramente utilizzabili da parte dei cittadini. In questo senso gli ultimi sviluppi dell’informatica, se utilizzati sapientemente, possono veramente cambiare le cose. Ma, visto che larghe fette di popolazione non sono in grado di utilizzare direttamente gli strumenti informatici, un ruolo fondamentale può essere svolto dalle sezioni di partito. In queste sedi i volontari del partito potrebbero aiutare i cittadini comuni a tenersi informati ed in contatto con i propri eletti, non passando direttamente dalla fredda mediazione degli strumenti informatici, ma da un rapporto umano più apprezzato dalla maggioranza delle persone.

Nov 14

Berlusconi da settimane assicura tutti che il governo cadrà sulla finanziaria. Garantito al limone. Solo in questo modo è riuscito a ricompattare la sua coalizione, fortemente insoddisfatta dei risultati dell’opposizione in questo anno e mezzo. Ora pare che, contro tutte le previsioni, la finanziaria possa passare.

Se passerà, che cosa farà Berlusconi? La decenza richiederebbe una ammissione di sconfitta. Un “mi sono sbagliato”. Ma Berlusconi non lo farà, perché nella sua autoimmagine lui non perde mai. E, quando si dispone di tre reti televisive, diversi quotidiani e settimanali, un partito, tanti giornalisti ammaestrati, si può manipolare la realtà a piacimento. George Orwell immaginava un futuro in cui la storia sarebbe stata riscritta, giorno per giorno, per accomodarla ai bisogni del governo. Bene, oggi Berlusconi può dimostrare che non c’è neanche bisogno di stare al governo per farlo. Se il governo non cade e nel centrodestra non accade nulla, se nessuno rinfaccerà a Berlusconi di aver sbagliato tutto, se i sondaggi continueranno a segnalare grande consenso per lui, sarà la dimostrazione che la manipolazione della memoria collettiva è arrivata ad un punto di non ritorno. Una cosa che ci dovrebbe preoccupare seriamente. Altro che conflitto di interessi: il vero controllo è il controllo dell’informazione. Possibile che nessuno faccia niente in proposito?

Nov 8

iMille gentilmente ospitano un mio articolo su come affrontare tanti cosiddetti “problemi culturali” che affliggono l’Italia. Il punto centrale è che secondo me, al contrario di quello che solitamente sento in giro, non si risolvono dando lezioni, ma con azioni pratiche. Puoi leggere l’articolo cliccando qui.