Quale il ruolo dei partiti nel risolvere i problemi dei cittadini?

Qualche tempo fa, in un post, cercavo di individuare le principali funzioni legittime dei partiti in una democrazia liberale, trovandone tre: elaborazione politico/culturale, formazione e selezione di una classe dirigente, concorso alla gestione democratica del potere statale. Ero in dubbio sulla legittimità di una quarta funzione, tanto che ho deciso di non includerla. La settimana scorsa, però, ho partecipato ad un incontro presso una sezione ex-DS (la prima volta che mettevo piede in una sezione…) in cui si discuteva di regole per il nuovo Partito Democratico; ascoltando persone che hanno esperienza di politica locale, mi sono reso conto che quella quarta funzione è inevitabile.

Sto parlando del collegamento tra i cittadini e l’amministrazione della cosa pubblica, al di fuori dei normali canali burocratici. Ciò spesso avviene per motivi illegittimi, ma esistono almeno due situazioni in cui questa funzione è legittimata:

  1. Quando la soluzione di alcuni problemi particolari necessita di una decisione politica (atti legislativi, decisioni del governo, etc.).
  2. Quando l’amministrazione funziona male e non permette al comune cittadino di far valere i propri diritti, pur teoricamente garantiti.

Quello del collegamento con la pubblica amministrazione (PA) è però un ruolo molto delicato, soprattutto il punto 2: la possibilità di bypassare la via burocratica è una delle massime cause di privilegi ed ingiustizie nel sistema italiano, ed è uno dei principali motivi di sfiducia dei cittadini nella politica. D’altra parte, la realtà delle cose è che spesso, senza spinte “politiche”, molti problemi non si risolvono. Posto che la soluzione vera, verso cui tendere, è un buon funzionamento della burocrazia, si deve anche cercare una soluzione temporanea che sia applicabile da subito e che, possibilmente, faciliti la transizione verso un miglior funzionamento della PA.

Per superare il sistema dei privilegi la soluzione immediata deve basarsi su meccanismi trasparenti e su decisioni alla luce del sole, ma deve anche permettere di affrontare e risolvere problemi che suscitano una forte polarizzazione nell’opinione pubblica. Su questi problemi solitamente non è possibile trovare una soluzione totalmente condivisa, spesso neanche all’interno di un singolo partito. Ma, se non troviamo un meccanismo capace di risolvere anche questo tipo di problemi, sicuramente esso verrà aggirato per utilizzare i “soliti” metodi a porte chiuse.

Per raggiungere la trasparenza limitando la pesantezza del processo decisionale possiamo chiedere aiuto alle tecnologie informatiche. E’ possibile creare dei software web da utilizzare per raccogliere le segnalazioni dei cittadini sui problemi, per permettere ad altri cittadini di sostenerne l’urgenza (come nelle petizioni), per commentare, discutere e cercare soluzioni. E soprattutto per permettere ai politici, quando si occupano di uno di questi problemi, di tenere il pubblico informato su cosa è stato fatto, e con quali risultati.

Il problema non è solo rendere pubbliche certe informazioni, ma anche renderle veramente utilizzabili da parte dei cittadini. In questo senso gli ultimi sviluppi dell’informatica, se utilizzati sapientemente, possono veramente cambiare le cose. Ma, visto che larghe fette di popolazione non sono in grado di utilizzare direttamente gli strumenti informatici, un ruolo fondamentale può essere svolto dalle sezioni di partito. In queste sedi i volontari del partito potrebbero aiutare i cittadini comuni a tenersi informati ed in contatto con i propri eletti, non passando direttamente dalla fredda mediazione degli strumenti informatici, ma da un rapporto umano più apprezzato dalla maggioranza delle persone.

10 Responses

  1. Filippo Says:

    Ho letto l’articolo. Onestamente pero’ mi pare che manchi un punto: saltare la burocrazia il piu’ possibile non e’ solo possibile in Italia, ma spesso necessario per sopravvivere. Sai benissimo che solo la burocrazia francese e’ peggio della nostra (La-casa-che-rende-pazzi di Asterix qualcuno la ricorda?) e personalmente mi auguro di non averci mai a che fare troppo da vicino.

    Smuovere la PA -informatizzarla e tutto il resto- e’ il problema piu’ banale ma allo stesso tempo piu’ elefantiaco che esista. Io personalmente non approvo l’uso delle sezioni di partito per dare una mano ai cittadini. Per quello c’e’ gia’ la PA stessa, pagata proprio per farlo. Dare in concessione esterna, ai volontari delle sezioni di partito, e’ un legittimare il disservizio. I molti imboscati della PA ringrazieranno e seguiteranno a mangiare alle nostre spalle, magari facendo assumere parenti e amici perche’ “qui se magna gratis”. Hai presente Alitalia?

  2. Daniele Says:

    Filippo, non ho capito bene cosa intendi per “saltare la burocrazia”. Intendi legalmente o no?

    Riguardo il ruolo delle sezioni, non sto assolutamente suggerendo che sostituiscano e neanche affianchino la PA, ma solo che medino il rapporto tra elettori ed eletti utilizzando questi strumenti trasparenti invece che (solo) con i rapporti diretti di conoscenza. In modo che non siano solo “gli amici di” a poter chiedere di cambiare i divieti di sosta e di fare lavori sulle strade, ma anche gli altri. Sto parlando di interventi che passano attraverso decisioni politiche, e ce ne sono tanti…

  3. Filippo Says:

    saltare la burocrazia = semilegalmente :-)

    Sulle sezioni e l’affiancamento PA: io sono molto perplesso. Oltre a far entrare la politica in un campo dove ce n’e’ gia’ troppa (quando c’e’ il dolo della non-informazione da parte della PA, spesso e’ voluto per proteggere accordi di bottega), mette in mano un servizio importante e oneroso a dei volontari. Gia’, le sedi di partito di solito funzionano a volontariato. Magari qualche gettoncino, ma qui tu stai proponendo un lavoro full-time. Chi lo paga?

    Inoltre mi limito a far notare un pericolossimo connubio: informazione e politica. Metti caso che il sindaco di Piovarolo sia in orbita PD. Tu ti fideresti dell’informazione fornita sul suo operato dalla PA+sezionePD? oppure dalla PA+sezione FI? Di fatto si riproporrebbe il binomio sull’informazione RAI-Mediaset (o destra-sinistra che dir si voglia), dove uno spara addosso all’altro e viceversa, stavolta esteso su tutto il territorio nazionale. brrr.

  4. Daniele Says:

    Filippo, forse non ci stiamo capendo ;)

    Io parto dalla realtà di oggi: molta dell’attività politica locale consiste nel risolvere i problemi pratici del territorio. Com’è che i politici vengono a conoscenza dei problemi, com’è che viene stilata una priorità, com’è che vengono trovate delle soluzioni? Quando sono andato la settimana scorsa all’incontro sulle regole del PD, questo è stato uno dei temi caldi. Oggi queste cose avvengono in maniera molto opaca. La mia proposta (che poi da quanto ho capito non è molto diversa da tante altre proposte che circolano) è di rendere possibile comunicare su questi problemi anche attraverso strumenti informatici che potrebbero rendere tutto molto più trasparente, ma senza pretendere che su ogni singola decisione debbano essere convocate riunioni, fatte tavole rotonde, tenersi referendum della base: insomma senza rendere impossibile risolvere i problemi in tempi decenti.

    Per le sezioni, io non stavo pensando ad un ufficio permanente con degli impiegati. Io pensavo alle sezioni come sono oggi, con iscritti che ci vanno più o meno quando gli pare, ma dotate di PC con internet, e a delle persone che vengono per parlare dei loro problemi con i “compagni” o “amici”, come già avviene; solo che a quel punto si potrebbe andare anche a vedere sullo strumento web se il problema è stato già segnalato, se qualcuno se ne sta occupando, se ci sono altre cose più urgenti, etc. etc. Mentre oggi, da quel che ho capito, bisogna affidarsi solo alla sensibilità di chi ascolta ed alle sue conoscenze, a far arrivare il problema ai livelli più alti, ma senza nessuna garanzia su cosa succederà e come. Tranne ovviamente per quelli che già conoscono personalmente questi livelli più alti…

  5. Filippo Says:

    allora presto detto: invece che delegare alle sezioni di partito, imponiamo per legge che ci sia l’obbligo di comunicazione trasparente (in gazzetta ufficiale, su sito internet, ne giornalino di classe, da decidere dove) delle decisioni.
    L’hai detto tu, il problema e’ che non c’e’ nessuna garanzia su cosa succedera’ e come. Basta obbligare tali garanzie per legge e il problema e’ risolto.

    Non corriamo il rischio di finire nell’ipercontrollo del plebiscitarismo, concentriamoci piuttosto su un’informazione chiara, semplice e obbligatoria (si scriva chiaramente chi ha deciso cosa e perche’, nome e cognome, e sia dia l’obbligo di renderlo noto). Quando avranno tutte le informazioni in mano, saranno i cittadini a decidere se rivotare o meno certi candidati del passato.

  6. Daniele Says:

    Filippo, stiamo evidentemente parlando di due cose diverse: ciò che ho in mente non può proprio essere confuso per plebiscitarismo. Siccome prossimamente voglio chiarire meglio la proposta spiegandola “in pratica”, spero che riuscirò a farmi capire meglio.

    In quanto al “semplice, imponiamo per legge…”, ti faccio notare due cose. Primo: noi non abbiamo il potere di imporre niente per legge; invece possiamo, anche solo da semplici aderenti al PD, mettere in piedi dei meccanismi interni al partito e cercare di diffonderli. Se soddisferanno un bisogno diffuso, potranno essere adottati anche partendo dal basso. Secondo: se in Italia le imposizioni per legge funzionassero, non staremmo neanche a discutere del problema perché non ci sarebbe!

  7. Corrado Says:

    Ragazzi, ho il sospetto che abbiate ragione entrambi ma parliate di due cose diverse.
    1) per Filippo: guarda che è dai tempi di Bassanini (o forse addirittura di Cassese, inizio anni ‘90) che in Italia esiste una legge che obbliga alla trasparenza dei procedimenti amministrativi, alla individuazione dei responsabili ecc..
    2) Quindi è evidente che il problema è che la burocrazia non vuole o non può (per incapacità, complicazione, incompetenza) rispondere e rispettare tale tipo di legge. E quindi, Filippo, hai ragione nel dire che non si può fare supplenza ma bisogna operare per rinnovare la macchina pubblica.
    3) Però - e qui secondo me Daniele ha proprio ragione, perché ha toccato con mano una realtà locale venendo nella mia sezione e assorbendo molto bene i messaggi più importanti che da lì sono venuti - il problema non è nel rendiconto dei funzionari della PA, per il quale bisogna “solo” continuare a lottare per l’efficienza interna della macchina amministrativa. Il problema è nel rendiconto (accountability) degli eletti locali (e anche nazionali, ovviamente) dei partiti.
    4) I quali eletti, se fanno il loro mestiere di guida di governo (o di opposizione), devono ascoltare le istanze dei cittadini, devono scegliere e decidere, devono poter rispondere del proprio operato, ed anche farsi aiutare. E dato che ora tutto il circuito di informazione e richiesta fra cittadini ed eletti è totalmente opaco, renderlo trasparente - anche aiutandosi con il web ecc. - è un elemento essenziale di grande interesse per un partito “veramente democratico”.

    Ugh, ho detto:-)

  8. Filippo Says:

    Corrado, in altri termini quello che voi auspicate e’ una specie di “patto con gli elettori” per cui “io ti eleggo e tu mi dimostri trasparenza”, dove la trasparenza verrebbe affidata alle sedi di partito. Giusto?

    Il problema pero’ e’ la fiducia. Come si puo’ pretendere che i controllori siano trasparenti sui controllati quando sono pappa e ciccia nello stesso partito? e’ ovvio che i sostenitori di un sindaco in area PD faranno di tutto per dire che lui ha fatto tutto bene. Agire altrimenti sarebbe bello, responsabile e democratico ma anche un darsi la zappa sui piedi in maniera palese e favorire l’altra parte politica (che ben si guarda dal lavare in piazza i panni sporchi).

  9. Corrado Says:

    No, la trasparenza verrebbe affidata a un “sistema per la partecipazione” misto fra web e sedi fisiche, nel quale eventualmente le sedi di partito e i militanti facciano da puri mediatori e facilitatori. Non è questione di propaganda, ma di fornire un servizio.
    Dammi tempo e pubblico sul wiki de iMille una proposta del Sistema, che prende spunto non tanto da queste idee del bun Daniele, quanto da elaboraizoni di lungo periodo di vecchi militanti della rete (altri vecchietti, addirittura più vecchi di me:-))

  10. Daniele Says:

    Filippo, forse ho capito dove sta l’”inghippo”. Qui non si parla tanto del rapporto tra partito e società, quanto del rapporto tra i politici del partito ed i suoi militanti e sostenitori. Ho toccato con mano come gli stessi militanti possano essere scontenti del rapporto con gli eletti; il senso della proposta riguarda proprio questo aspetto. Tu sai quanto io sono favorevole al fatto che gli eletti governino in base al loro programma, ma questo non vuol dire che non debbano rendere conto di quello che fanno; al contrario. La trasparenza diventa fondamentale.

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