Forse il più grande vantaggio portato da internet è l’annullamento della distanza geografica che, normalmente, ostacola molte attività. Certo, le interazioni virtuali sono molto più limitate rispetto a quelle di persona. Ma se io, come centinaia di migliaia di altre persone, ho potuto conoscere mia moglie via internet, a maggior ragione è possibile mettere politicamente in contatto persone geograficamente distanti. Già molti gruppi e movimenti sono nati in questo modo - personalmente sono alla mia seconda esperienza, con iMille, dopo quella ormai defunta con il CoRe - ma le potenzialità sono ancora tutte da esplorare, in particolare nell’ambito dei partiti politici radicati sul territorio. Proseguendo l’analisi cominciata nel mio ultimo post, ho allargato gli scenari di utilizzo di una possibile applicazione web per favorire la partecipazione politica.
Strumenti web come forum e blog, che sono pensati per la discussione, portano in modo abbastanza naturale alla formazione di gruppi di persone che la pensano in modo simile. Lo stesso non si può dire per i wiki, che permettono la discussione, ma sono orientati alla formazione di sintesi delle diverse idee in campo. Nel primo scenario un utente può proporre modifiche ad una proposta fatta da qualcun altro, in stile wiki, ma l’estensore originale può accettare o meno la modifica. Se mi rifiutano la modifica, io posso farla diventare una versione alternativa, a cui poi altre persone interessate possono dare un voto.
Gestire da solo le proposte di modifica e le relative discussioni può diventare rapidamente un compito gravoso: piuttosto vorrei poter trovare altri utenti che la pensano come me e dividere con loro questa incombenza. Anche perché il sistema prevede, se non rispondo entro una settimana alla proposta di modifica, che essa venga accettata automaticamente. Posso quindi iniziare a formare un gruppo, delegando parte delle responsabilità che mi competono come iniziatore della proposta. Il gruppo si forma per cooptazione, ma, quando inizia a crescere, esiste un meccanismo democratico per la sua gestione. Se gli altri aderenti votano a maggioranza, il sistema gli permette di scegliersi un altro coordinatore.
Il gruppo si è formato su un argomento specifico, ma è possibile che esso voglia poi dedicarsi anche ad altro. Per questo il programma prevede che io possa scegliere se fare ogni mio intervento sul sito a nome mio o a nome del gruppo. In questo modo il sistema favorisce l’aggregazione e l’azione collettiva, anche proponendomi elenchi di persone che hanno una storia di voti simile alla mia (ovviamente solo chi ha dato il consenso per comparire in questi elenchi). E’ in questo tipo di funzioni che l’informatica dà il meglio di sé, dando un senso a migliaia di dati che nessun altro mezzo potrebbe trattare così in fretta e a basso costo.
La formazione di gruppi permette alle persone che usano il sistema di unire le loro forze. Anche per i problemi trattati, che spesso saranno locali, può essere utile una forma di aggregazione. Se per esempio mi accorgo che una mia segnalazione su alcuni limiti di velocità eccessivamente bassi nella mia città corrisponde a molte altre segnalazioni simili, potrei lanciare una campagna nazionale sul tema. La campagna nazionale mi darebbe la possibilità di creare una maggiore sensibilità verso un problema comune, quando magari i singoli casi non hanno una rilevanza sufficiente per attirare l’attenzione di chi ha il potere di applicare le soluzioni. Dopo aver creato una campagna, potrei cercare aderenti tra tutti quelli che hanno segnalato un problema simile ed includere le loro segnalazioni in essa, darle pubblicità, e far emergere molti altri casi simili. Se la soluzione di un problema locale può interessare il livello comunale o regionale del mio partito, una campagna di interesse generale può arrivare al livello nazionale, ed un deputato che se ne occupasse potrebbe segnalare il suo intervento ed i risultati conseguiti.
Se io poi fossi un politico ed avessi in mente una soluzione per un problema diffuso, potrei voler lanciare in prima persona una campagna nazionale, cercando poi l’adesione degli elettori o magari la segnalazione di casi particolari del problema. Il sistema vuole favorire la partecipazione dal basso, ma questo non vuol dire che l’iniziativa non possa partire anche dall’alto. Sia per le campagne partite dal basso che per quelle partite dall’alto, la trasparenza intrinseca in un’applicazione web del genere, dove tutti i passaggi rimangono documentati, non può che far bene alla fiducia dei cittadini nella politica.

December 3rd, 2007 at 4:09 pm
Veramente ben scritto ed interessante!
December 3rd, 2007 at 7:59 pm
Marco, grazie, fa piacere che ogni tanto qualcuno apprezzi
December 3rd, 2007 at 9:33 pm
Molto interessante anche questo approfondimento. Mi sembra che siamo sulla buona strada per mettere insieme tutti i pezzi di un vero Sistema per la Partecipazione politica.
Comunque, occorrerebbe approfondire meglio l’interazione con il partito (se se ne fa un Sistema per un partito), e con gli organismi territoriali. In pratica, oltre ai gruppi “comunitari” che immagini, bisogna pensare a strutturare anche servizi per gruppi più “formali”.
Insomma: c’è da mettere insieme queste tue idee con altre attività più “tradizionali” e con altre più formalmente strutturate.
A questo punto, sarebbe il caso di consolidare il tutto. Che ne dici di portare il tutto, opportunamente rivisto e sistematizzato, sul wiki de iMille?
December 3rd, 2007 at 9:49 pm
Corrado, che procedura suggerisci per mettere insieme il tutto con le attività più tradizionali? Io non sono competente sulle attività strutturate dei partiti
Portarlo sul wiki: sempre sotto forma di scenario? Per me, dopo aver definito gli scenari d’uso, il passo successivo è stabilire le feature del sistema che consentono la realizzazione degli scenari: è questo che intendi per “rivisto e sistematizzato”?. A me sembra una cosa piuttosto tecnica per essere discussa sul wiki dei mille…