La sinistra utopista

I partiti della cosiddetta “sinistra radicale” sono in subbuglio. Si lamentano perché il governo ha ceduto, in buona parte, ai ricatti di Lamberto Dini e dei suoi. Devono fare sempre più fatica per resistere alle richieste di far cadere il governo, richieste che vengono da una consistente area culturale di cui si fa portavoce Piero Sansonetti direttore di Liberazione. Non mi stupirei se le berlusconiane profezie di fine della legislatura, tante volte risoltesi in nulla, stessero per avverarsi. Già immagino il clima di trionfo con cui questa notizia verrebbe accolta dagli esegeti di San Silvio, protettore degli evasori fiscali, degli abusivisti edilizi e di tutto il suo Popolo delle Libertà.

Io non ho nessuna simpatia per singoli parlamentari che si mettono in proprio e usano il loro mandato come arma di ricatto. Ma che a lamentarsi di questo gioco sporco siano gli stessi piccoli partiti che tante volte vi hanno fatto ricorso, francamente, mi sembra abbastanza ridicolo. Oggi ha vinto Dini perché aveva la mani più libere di tutti, ma è subito partita la corsa per stabilire chi le avrà più libere dal primo gennaio. Che bello spettacolo. Berlusconi si frega le mani.

Diciamoci la verità. Se non fosse per Lui, questa maggioranza non starebbe insieme. Non perché non ci sia un terreno comune tra l’area PD e quella della sinistra più sinistra, ma perché quest’ultima rimane in gran parte una sinistra utopista. Una sinistra che crede che il Parlamento italiano possa fare leggi per avere un mondo senza guerre, senza disuguaglianze, senza inquinamento. Una sinistra che confronta qualunque risultato con questa Utopia, e che ovviamente è sempre scontenta di ciò che veramente si fa. Che poi è effettivamente molto meno di quello che si potrebbe fare, proprio a causa dei veti incrociati e dei ricatti dei piccoli partiti - e a volte delle correnti di quelli grandi. Perché gli interessi costituiti riescono sempre a trovare qualcuno che non è sordo alle loro sirene, e se questo qualcuno è sufficiente per bloccare ogni cambiamento radicale, ecco spiegato l’immobilismo italiano. Questo valeva anche con l’ultimo governo Berlusconi e la sua enorme maggioranza, figurarsi con la minimaggioranza che oggi c’è al Senato.

Quando si crede nell’Utopia, stare al governo è difficile: perché si rischia di veder crollare i propri sogni. Solo lo spauracchio di Berlusconi ha potuto far sopportare tanto a lungo questa situazione alla sinistra utopista, ma la situazione è sempre più difficile. Queste persone sanno bene che far cadere il governo Prodi non porterà ad una politica più di sinistra, casomai il contrario. Ma cos’è questa consapevolezza di fronte al mantenimento dei propri sogni? Cos’è un governo Prodi in confronto con l’Utopia? Per poter fare riforme radicali, ciò che serve è limitare i poteri di veto dei piccoli partiti. Perché i piccoli partiti di sinistra non possono pensare di avere il monopolio dei veti, se lo fanno loro lo possono fare anche gli altri. Se fossero veramente radicali, dovrebbero rinunciare a questo potere che serve solo a conservare, perché i veti non possono portare a niente di costruttivo.

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