Mar 28

Se Berlusconi fosse certo di avere 30 senatori di vantaggio pronuncerebbe la frase che ha detto ieri (per chi se l’è persa, c’è il video)? E’ evidente che ha una fifa blu, perchè se non vince queste elezioni la sua carriera politica è al lumicino.

Ah, scusatelo se le sue parole sono un po’ sconnesse, ma era un po’ nervoso!

Mar 25

Non è solo una questione di voci e di sensazioni. Anche i numeri “probabili”, quelli previsti dai sondaggi, lo confermano: ecco un interessante articolo de il Sole 24 Ore. Il succo è questo: il risultato al Senato dipende ovviamente dal risultato di PD e PdL, ma anche di SD e UDC, e questi risultati sono in bilico in molte regioni. Per avere una maggioranza netta Berlusconi si deve augurare che tutte queste situazioni in bilico si risolvano a suo favore: una evenienza molto improbabile. Specialmente perché, sempre secondo i sondaggi, il PD ha meno voti, ma un maggiore spazio di crescita, e Veltroni si sta muovendo molto bene. Il PdL invece è già molto vicino al suo massimo potenziale, per cui il risultato finale dipende più dai Democratici che da loro.

Questo probabilmente spiega la mossa di Berlusconi su Alitalia, mossa che mi sembra molto più indirizzata a rimescolare le acque nel centrosinistra piuttosto che a conquistargli nuovi consensi. E infatti è riuscito a risvegliare gli istinti peggiori dei sindacati italiani, mettendo oggettivamente in difficoltà Prodi e Veltroni (che intelligentemente si tiene più lontano possibile dalla vicenda, dalla quale può solo perdere). Il Cavaliere si muove sempre con grande furbizia, da consumato politicante della peggior specie. Se però presentare i suoi figli come salvatori della patria è l’argomento migliore che gli è rimasto a disposizione, è evidente che si sente in difficoltà.

Se Veltroni riesce a schivare il colpo e a riconquistare l’iniziativa, io lo vedo posizionato molto bene per l’ultima, decisiva fase della campagna elettorale. E’ quello il momento in cui deve raccogliere ciò che ha seminato. Per farlo però deve giocare all’attacco, come tutti gli inseguitori: facciamogli sentire che ha il nostro sostegno. Il risultato di non far vincere Berlusconi è a portata di mano, e per l’Italia vorrebbe dire evitare altri cinque anni di rinvii di tutti i problemi: un risultato per cui vale la pena di impegnarsi a fondo.

Mar 8

Berlusconi è un professionista della comunicazione. Sa benissimo quanto i risultati dei sondaggi possono influenzare i voti degli elettori, ed infatti li ha sempre usati con risultati clamorosi nelle precedenti elezioni. Il meccanismo è semplice: i dati dei sondaggi influenzano le aspettative del pubblico, e le aspettative influenzano opinioni e comportamenti. Per questo certi sondaggi è meglio farli in segreto, specie se danno risultati preoccupanti.

Se si vuole ottenere un risultato più favorevole ad una parte politica, senza inventare di sana pianta i dati, è sufficiente formulare le domande in modo apposito: se ad esempio io chiedo “Voterai il PdL?” otterrò una certa percentuale di si; se chiedo “Prenderesti in considerazione il voto per il PdL?” otterrò una percentuale molto superiore. Proprio per evitare furberie eccessive in questo campo, nel 2000 il centrosinistra ha imposto per legge che, per tutti i sondaggi pubblicati, vengano documentate le domande poste, le risposte date e il numero di interviste su un sito istituzionale. Se però qualcuno vuole fare un sondaggio per capire davvero cosa pensa la gente, per decidere come comportarsi, e non vuole scoprire le carte, deve tenerselo per sé.

Questo è esattamente quello che Berlusconi ha fatto recentemente: ha chiesto un sondaggio enorme, intervistando 30.000 italiani, per capire il risultato elettorale in ogni regione e quindi come andranno le cose al Senato. A questo sondaggio ha accennato l’altra sera da Vespa, dicendo che gli assicurerebbe 30 senatori di maggioranza. Neanche i suoi giornali, però, hanno pubblicato le percentuali del sondaggio, perché, se lo avessero fatto, poi avrebbero dovuto pubblicare tutte le risposte sul famoso sito. E allora si sarebbe saputo quello che ho saputo da fonti bene informate: il vero risultato dei calcoli sul sondaggio è che, nonostante un vantaggio rassicurante alla Camera, allo stato attuale al Senato la maggioranza non c’è. Colpa di questa assurda legge elettorale, con la quale Berlusconi, nelle regioni dove vincerà il PD, dovrà dividere il numero dei senatori con l’UDC e la lista Arcobaleno: è per questo che insiste tanto sul voto utile.

Lo scenario di cui parlavo nell’ultimo post è quindi molto probabile, ancora più vicino di quanto pensassi. Potremmo avere una maggioranza PdL alla Camera, ma niente maggioranza al Senato; per Berlusconi sarebbe un colpo durissimo e Veltroni ne uscirebbe come il vincitore morale. Speriamo che a quel punto facciano in fretta le riforme istituzionali (una sola camera) ed elettorali (vero maggioritario e voto al candidato, non solo al partito) che consentirebbero all’Italia di avere una politica che decide. Quello che è certo è che ci sarebbe un rimescolamento di carte tale da cambiare tutti gli scenari politici, e chissà, magari pure le liste elettorali di Beppe Grillo avranno un ruolo da svolgere.

Mar 5

E’ una verità assodata che, creando una aspettativa positiva sul risultato, un partito può migliorare le sue chance alle elezioni. Veltroni si sta dando molto da fare in questa direzione, citando un forte recupero nei sondaggi che è reale, ma che viste le posizioni di partenza ci vede ancora indietro con un distacco medio di sette punti, che non sono pochi. Visto che noi non siamo tipi da credere ciecamente alle parole del capo, questo ci crea qualche problema: da una parte vogliamo essere e mostrarci ottimisti, ma dall’altra non vogliamo dire bugie solo per sostenere la nostra parte politica. Quindi, onestamente, ci possiamo chiedere: abbiamo reali possibilità di vittoria?

La risposta breve è si. Perché è vero che prendere un voto in più del PdL alla Camera, ed aggiudicarsi il premio di maggioranza, è difficilissimo; però la legge elettorale Porcellum questa volta si rivolterà contro i suoi creatori, e impedire a Berlusconi di avere la maggioranza al Senato è alla nostra portata (come testimonia anche questo articolo sul Corriere). E una sconfitta di Berlusconi al Senato farebbe esplodere tutte le ire represse all’interno del PdL, dove solo tre mesi fa Fini e Berlusconi se le davano di santa ragione: se Fini e tanti altri si sono riaccodati al Cavaliere, è solo perché erano certi della vittoria. Allo stesso tempo questo risultato darebbe a Veltroni la legittimazione definitiva per poter condurre il PD a modo suo, spingendo ancora di più sul rinnovamento delle idee e delle persone.

Possiamo dire che, per passare il turno, Berlusconi può solo vincere, mentre a Veltroni va bene anche un pareggio. Senza una maggioranza al Senato, il PdL avrebbe tutto l’interesse a fare insieme al PD quelle riforme assolutamente necessarie per l’Italia che si è rifiutato di fare prima delle elezioni, e che solo con un accordo tra questi due partiti sono possibili: una sola Camera per fare le leggi, una legge elettorale chiaramente maggioritaria che favorisca il bipartitismo. E poi nuove elezioni, quasi sicuramente senza Berlusconi. Se non è una vittoria questa! Quindi possiamo essere onestamente ottimisti: un governo Veltroni è molto difficile da raggiungere in queste elezioni, ma una vittoria morale che porti alle riforme che vogliamo è alla nostra portata. Diamoci da fare!

Mar 2

Cos’è un meme? Inventato da Richard Dawkins e reso famoso dal suo libro “The selfish gene”, il meme è l’equivalente culturale del gene. Applicando il principio della selezione darwiniana al campo delle idee, si può facilmente capire come un’idea nuova deve competere con le altre idee per la nostra attenzione, per diffondersi ed entrare a far parte del nostro bagaglio culturale. Semplificando, un’idea che risulta utile per definire qualcosa con cui abbiamo a che fare nelle nostre vite, e quindi per comunicare, è destinata a passare da una mente all’altra e a moltiplicarsi; un’idea inutile è destinata ad estinguersi. Questo stesso concetto è stato espresso da Seth Godin, nel campo del marketing, con il nome molto evocativo di ideavirus.

Tutto questo ha molto a che fare con la politica e le elezioni che ci attendono tra poco. Ogni candidato cerca di concentrare l’attenzione degli elettori sui suoi punti forti, e di far dimenticare i suoi punti deboli. A mio avviso, il punto più debole di Berlusconi è che ha da poco governato cinque anni di seguito, ed i risultati sono stati molto deludenti: tanto deludenti che, nonostante un ferreo controllo dell’informazione televisiva, ha perso le elezioni successive. E’ proprio per questo che noi, che non vogliamo altri cinque anni di Berlusconi, ne dobbiamo parlare il più possibile. Dobbiamo far pensare tutti i nostri amici e conoscenti dubbiosi, scoraggiati, incerti ad altri cinque anni di governo Berlusconi.

Dobbiamo rendere “Altri Cinque Anni” un meme vincente di questa campagna elettorale. Dobbiamo cercare di parlarne il più possibile, ricordando i cinque anni di leggi Cirielli, di depenalizzazioni del falso in bilancio, di corna e di kapò. Ma soprattutto cinque anni di pessime performance economiche, di evasione fiscale e di impoverimento degli onesti rispetto ai furbi. Dobbiamo ricordarlo a tutti, perché Berlusconi è lo stesso dell’altra volta. Lo stesso che ci ha promesso un nuovo boom economico, e ci ha consegnato solo un nuovo boom del debito.

Quindi iniziamo ad utilizzare questa espressione il più spesso possibile. Chiediamo a tutti “ma tu vuoi altri cinque anni di governo Berlusconi?”. Spingiamo anche i suoi sostenitori a parlarne, a difendere e magari esaltare i risultati del vecchio governo. Perché, per quanto ne possano parlare bene, agli ascoltatori non potrà sfuggire l’idea che si tratta di una soluzione che hanno già visto, già provato.