Perchè Berlusconi tiene riservati i dati del suo megasondaggio?

Berlusconi è un professionista della comunicazione. Sa benissimo quanto i risultati dei sondaggi possono influenzare i voti degli elettori, ed infatti li ha sempre usati con risultati clamorosi nelle precedenti elezioni. Il meccanismo è semplice: i dati dei sondaggi influenzano le aspettative del pubblico, e le aspettative influenzano opinioni e comportamenti. Per questo certi sondaggi è meglio farli in segreto, specie se danno risultati preoccupanti.

Se si vuole ottenere un risultato più favorevole ad una parte politica, senza inventare di sana pianta i dati, è sufficiente formulare le domande in modo apposito: se ad esempio io chiedo “Voterai il PdL?” otterrò una certa percentuale di si; se chiedo “Prenderesti in considerazione il voto per il PdL?” otterrò una percentuale molto superiore. Proprio per evitare furberie eccessive in questo campo, nel 2000 il centrosinistra ha imposto per legge che, per tutti i sondaggi pubblicati, vengano documentate le domande poste, le risposte date e il numero di interviste su un sito istituzionale. Se però qualcuno vuole fare un sondaggio per capire davvero cosa pensa la gente, per decidere come comportarsi, e non vuole scoprire le carte, deve tenerselo per sé.

Questo è esattamente quello che Berlusconi ha fatto recentemente: ha chiesto un sondaggio enorme, intervistando 30.000 italiani, per capire il risultato elettorale in ogni regione e quindi come andranno le cose al Senato. A questo sondaggio ha accennato l’altra sera da Vespa, dicendo che gli assicurerebbe 30 senatori di maggioranza. Neanche i suoi giornali, però, hanno pubblicato le percentuali del sondaggio, perché, se lo avessero fatto, poi avrebbero dovuto pubblicare tutte le risposte sul famoso sito. E allora si sarebbe saputo quello che ho saputo da fonti bene informate: il vero risultato dei calcoli sul sondaggio è che, nonostante un vantaggio rassicurante alla Camera, allo stato attuale al Senato la maggioranza non c’è. Colpa di questa assurda legge elettorale, con la quale Berlusconi, nelle regioni dove vincerà il PD, dovrà dividere il numero dei senatori con l’UDC e la lista Arcobaleno: è per questo che insiste tanto sul voto utile.

Lo scenario di cui parlavo nell’ultimo post è quindi molto probabile, ancora più vicino di quanto pensassi. Potremmo avere una maggioranza PdL alla Camera, ma niente maggioranza al Senato; per Berlusconi sarebbe un colpo durissimo e Veltroni ne uscirebbe come il vincitore morale. Speriamo che a quel punto facciano in fretta le riforme istituzionali (una sola camera) ed elettorali (vero maggioritario e voto al candidato, non solo al partito) che consentirebbero all’Italia di avere una politica che decide. Quello che è certo è che ci sarebbe un rimescolamento di carte tale da cambiare tutti gli scenari politici, e chissà, magari pure le liste elettorali di Beppe Grillo avranno un ruolo da svolgere.

3 Responses

  1. Anellidifumo Says:

    Post interessante. La cartina di tornasole penso possano essere i risultati del Trentino del 2006, che avete qui:

    http://www.repubblica.it/speciale/2006/elezioni/senato/trentino.html

    …dove si vede che Unione e Svp presentarono delle liste civetta proprio per ottenere dei seggi in più (5 su 7) e lasciarne solo 2 alla Cdl. Senza le liste civetta e se Svp e Ulivo avessero avuto una sola lista, avrebbero probabilmente preseo 4 seggi, non 5, e soprattutto la Cdl ne avrebbe presi 3 e non 2.

    Per cui mi sa che il ragionamento fatto nel post è valido. Berlusconi a queste elezioni non ha presentato, che io sappia, liste civetta nelle varie regioni, e avere l’UDC contrario (ma anche la Destra, che vedrete, prenderà più del 2% che dicono i sondaggi) gli costerà un senatore qui e uno lì. Alla fine nessuno potrebbe avere la maggioranza al Senato e si porrà il problema di come costruire una maggioranza. La cosa più probabile è che si rimettano insieme PDL e UDC. Ma anche una grande coalizione per le riforme è possibile, e anche un inedito PD-UDC.

  2. Anellidifumo Says:

    No scusate, mi sono dimenticato che in Trentino si eleggevano 6 seggi su 7 con l’uninominale, il mio ragionamento qui sopra è sbagliato.

  3. Daniele Says:

    Il Trentino non fa testo (legge elettorale tutta loro), però è vero che oggi ci sono due liste importanti, che raggiungeranno l’8% in molte regioni, e che l’altra volta non c’erano (Arcoabaleno e UDC). Questo renderà molto più difficile raggiungere una maggioranza al Senato. Non sono liste civetta, però avranno un netto effetto anti-maggioritario (le coalizioni maggiori ci perderanno entrambe, a tutto sfavore di quella vincente).

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