Inutile fare giri di parole, ci hanno dato una sberla che ci ricorderemo a lungo. Avevamo creduto che Veltroni potesse far dimenticare gli sconquassi (quelli reali e soprattutto quelli percepiti) della recente esperienza di governo, e che gli italiani si ricordassero di quelli, molto peggiori, dei cinque anni di governo Berlusconi. Io personalmente avevo creduto nei sondaggi che ci davano delle possibilità di recupero, con la speranza di raggiungere un pareggio al Senato. Tutte le illusioni si sono infrante, rimane tanta amarezza.
Ma l’amarezza va superata in fretta, dobbiamo pensare al futuro. Un futuro con una lunga e difficile opposizione. Perché l’Italia è andata molto a destra, i dati sono inconfutabili. Il PD è riuscito a salvare il suo risultato elettorale pescando molti voti dalla Sinistra Arcobaleno - in funzione anti-Berlusconi - e compensando in questo modo parecchi altri persi alla sua destra, a quanto pare molti a favore dell’UDC. Il risultato in queste elezioni non rappresenta uno zoccolo duro dal quale si può solo crescere, ne dobbiamo essere ben consapevoli: un 3% almeno dell’attuale 33% difficilmente lo riavremo alla prossima elezione, se la sinistra antagonista riuscirà a riorganizzarsi.
Ma da quella parte abbiamo preso tutto quello che potevamo prendere, e non è servito. Se vogliamo vincere le prossime elezioni, non è ad un recupero della sinistra tradizionale che possiamo guardare. Quello che dobbiamo fare è dare al Paese quelle risposte che la destra, questa destra, non può e non vuole dare; risposte che molti dei suoi elettori vorrebbero - e ancora più vorranno alla fine di questo terzo governo Berlusconi, che, secondo me, li deluderà ancora una volta. Ci sarà tempo (anche troppo tempo…) per elaborare le nuove risposte che possiamo dare ai problemi del Paese. Io però indico subito quelle che per me sono le due linee più importanti lungo le quali muoversi.
La prima direttrice, quella più dura da far affermare anche all’interno del PD, è quella di un modo nuovo e diverso di fare politica e gestire la cosa pubblica: più trasparenza, meno privilegi, più attenzione ai problemi quotidiani degli elettori, primarie, meritocrazia. In questo modo si può raggiungere quella credibilità che la politica non ha più, prosciugare il grillismo e recuperare tantissimi consensi al nord, al centro, al sud. Ciò va fatto non a parole, ma con gli atti là dove il PD amministra.
La seconda direttrice è quella delle liberalizzazioni, della protezione del consumatore e dell’antistatalismo. Perché essere di sinistra, in una economia di mercato, vuol dire sì solidarietà per chi ha meno, ma vuole anche dire protezione dei diritti del cittadino medio di fronte ai privilegi, alle truffe, all’arroganza dei pochi protetti. La destra berlusconiana ha già dimostrato di essere sempre pronta alla difesa dei privilegi di tutte le corporazioni. In questo campo li dobbiamo incalzare in Parlamento, sulle piazze, e magari con dei referendum, avanzando e pubblicizzando proposte che facciano scoppiare le contraddizioni tra le parole e gli atti di questa destra socialmente conservatrice e illiberale. La nostra opposizione deve mettere in difficoltà Berlusconi sul piano delle proposte positive, non sul piano dei no, e sono convintissimo che lo possiamo fare.
E’ fondamentale che il PD affronti i prossimi anni con la consapevolezza che, se non facciamo qualcosa di radicalmente nuovo, ci attende più di una legislatura di opposizione. La miscela di controllo dei media, voto di scambio, e appello agli istinti più beceri del popolo mette questa destra in una posizione difficilissima da scalzare. E’ inutile aspettare che qualche aiuto ci arrivi dall’esterno, siamo noi che dobbiamo darci da fare!

April 22nd, 2008 at 2:48 pm
leggo solo ora il tuo post, Daniele. Lo trovo corretto ma secondo me manca un dettaglio. In queste ultime elezioni il paese ha chiaramente fatto capire che ha paura. Tra la campagna elettorale rivolta al futuro di Uolter e la politica della paura di Scilvio-Bossi ha scelto quest’ultima. Il paese va in trincea, si prepara alla guerra. Una guerra che perdera’ per il solo fatto di averla accettata.
Pero’ il punto e’ che il paese ha fatto una scelta precisa. Sui contenuti prima ancora che sul metodo (PD o PDL).
Ecco il punto: i tuoi punti sono giustissimi e io e te sappiamo che e’ con l’inclusione (oculata) e non con i fucili che si arma per vincere il futuro globalizzato. Beh, lo capiamo io e te, ma quanti altri? Quanti non hanno i mezzi per andare oltre? La sinistra ha perso la sua guerra con silvio da quando lo insegue, da quando ha abdicato al suo ruolo di portatrice di cultura in favore delle baracconata silviesche. Come mai la RAI continua a vomitare merda come mediaset? come mai le baronie universitarie sono tutte la’? come mai la sinistra non produce piu’ elaborazione culturale nelle sue sedi? pensavo che a sinistra si investisse in cultura, non che ci si parasse il culo inseguendo Scilvio (tanto o si vince o si cade in piedi).
Beh, finche’ non dotiamo il paese dei mezzi per capire meglio il fenomeno Berlusconi continueremo a chiederci come mai il paese non capisca che l’inclusione e’ l’unica strada possibile e che liberismo e liberalismo son due cose diverse.
April 22nd, 2008 at 8:33 pm
Filippo, io a questo punto sarei fortemente tentato di lasciar perdere la spiegazione del “fenomeno Berlusconi” e puntare su qualcosa di completamente diverso. La speranza che più di tutte manca nella maggioranza degli italiani è quella che una politica “decente”, di cui non vergognarsi, sia possibile. Fargli cambiare idea su questo è un’impresa titanica, ma secondo me non è solo l’unico modo per scalzare la posizione quasi impregnabile di Berlusconi, ma anche perché, vincendo le elezioni, si possano poi fare riforme VERE, ovvero cambiare veramente il Paese. Se non troviamo il modo di farlo, la vedo grigia…
April 23rd, 2008 at 10:28 am
Il nuovo elemento su cui puntare e’ scritto sopra. Si chiama cultura, nelle forme in cui lo stato la puo’ e deve tutelare e finanziare. Da quanto tempo la sinistra non lo a piu’?
April 23rd, 2008 at 10:31 am
PS citando Renzo Piano: “l’italia e’ un paese che sta perdendo cultura” (a vista d’occhio). Altro da aggiungere non ho, tranne che all’estero gli italiani non sono piu’ rinomati (tra le ragazze) per essere elegantissimi gentiluomini ma rozzi pappagalli.
Figurati che a me mi chiamano “gentiluomo old fashioned”, non perche’ sia vecchio ma perche’ di italiani gentiluomini oramai se ne vedono ben pochi. Giusto per limitarci ad esempi piu’ terra terra che non Renzo Piano.
May 7th, 2008 at 1:03 am
Grazie per aver inserito il nostro link del blog nel vostro sito.
Ovviamente abbiamo fatto la stessa cosa.
Sperando in più numerose collaborazioni.
Il Termometro Politico