Stasera sono stato invitato virtualmente alla Festa del PD di Pistoia. Il titolo della serata era “Convincere per tornare a vincere”, ed hanno parlato diversi esponenti importanti del PD toscano: mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua. Tutto grazie al circolo Obama, e ad Emidio Picariello, che ha lanciato l’idea.
Il mio intervento, audio/video via skype (ma io non ricevevo immagini da loro), è durato 8 minuti, e devo dire che parlare ad un pubblico senza poterlo vedere non è molto piacevole. Spero che la prossima volta ci sia il video anche in ritorno, ma in ogni caso devo ringraziare molto il PD di Pistoia per la possibilità che mi hanno dato!
Ecco il testo dell’intervento:
Il tema della serata è molto azzeccato: “convincere per tornare a vincere”. Ma questa frase presuppone un serio dubbio: perchè ci dobbiamo porre il problema di riuscire a convincere? Perchè il Partito Democratico sembra avere dei problemi di credibilità?
In effetti, è tutta la politica in Italia ad avere seri problemi di credibilità: Berlusconi non ha certo vinto perchè gli italiani erano in maggioranza entusiasti all’idea di altri cinque anni di governo da parte sua, o perchè fossero convinti dei suoi programmi elettorali. Ha vinto innanzi tutto perchè noi, in quest’occasione, siamo risultati ancora meno credibili di lui.
Per avere credibilità bisogna essere coerenti con gli impegni presi, e la politica non ha mai brillato in questo campo. L’esperienza dell’Unione però è stata giudicata dagli italiani, a torto o a ragione, particolarmente deludente.
Mantenere le promesse elettorali è difficile, ma spesso i partiti si sono dimostrati incapaci di rispettare con coerenza anche le regole che si sono dati per il loro funzionamento interno. Questo non aumenta certo la fiducia dei cittadini.
Adesso, ad esempio, la Toscana si è dotata di un ottimo statuto, che noi apprezziamo molto e per il quale vi ringraziamo, che contiene indicazioni ferree sulle primarie, previste veramente sempre, compresa la selezione dei candidati al Parlamento e alle Europee.
Questa dovrebbe essere una garanzia sufficiente per convincere gli italiani sulla serietà del PD, almeno in Toscana, su questo argomento, ma è veramente così? Non dimentichiamo che siamo il Paese dove è nata l’espressione “fatta la legge, trovato l’inganno”: gli italiani non si fidano.
Perchè si possano fidare, bisogna dimostrare loro che c’è ancora qualcuno che è disposto anche a sacrificarsi in nome di una regola che si è dato. Moltissimi si aspetteranno che, alla prima occasione in cui fare le primarie non fosse conveniente, in cui rischia di vincere un candidato sgradito, anche il PD toscano, pur con il suo apprezzabilissimo statuto, troverà una scappatoia per evitare delle primarie vere.
Ebbene, noi, come partito democratico, abbiamo la possibilità di dimostrare a queste persone che si sbagliano. Ci vuole tempo, perchè la reputazione si costruisce in anni e poi basta un attimo per perderla, ma noi siamo convinti che ce la possiamo fare. Abbiamo creato la campagna “primarie vere, primarie sempre” proprio perchè il PD, scegliendo di fare delle elezioni primarie il suo atto fondativo, ha fatto al Paese una promessa sul metodo di selezione della classe dirigente: ora è fondamentale che dimostri di saperla mantenere. Oltre 630 aderenti alla campagna, e 22 circoli, lo chiedono con forza.
Ma il problema del rispetto delle regole non è solo un problema specifico di credibilità dei partiti. E’ mia convinzione che questo sia un problema più generale della sinistra nella società italiana. E’ mia opinione che sia assolutamente necessario, per la sinistra, ritrovare e far ritrovare agli italiani la fiducia nella possibilità di avere regole, leggi, fatte per essere applicate e di cui ci si possa fidare. Regole che diano delle vere garanzie e delle vere sicurezze.
Qual’è infatti il tratto più nobile che caratterizza la sinistra, che lo differenzia dalla destra? Esso è l’idea di una solidarietà che non è solo verso le persone familiari e conosciute, ma verso tutti gli esseri umani, anche verso gli sconosciuti ed i diversi. Questa è una delle cose che unisce la migliore tradizione della sinistra cattolica e la migliore tradizione della sinistra laica.
Nell’Italia di ieri, però, gli sconosciuti erano meno sconosciuti di oggi, e i diversi meno diversi. La società era più omogenea, ed era più facile partire da una solidarietà di classe, o da una solidarietà basata su una fede comune, per allargarsi all’intera società. Oggi le cose sono molto diverse. Non lo sono solo in Italia; anche nel resto dell’Europa occidentale il progresso economico e la globalizzazione hanno portato alla fine della società di massa, alla frammentazione del corpo sociale e all’arrivo di differenze ancora più grandi attraverso l’immigrazione.
Eppure, nel resto d’Europa non si vede una crisi così profonda della sinistra, in nessun altro Paese essa è così in difficoltà. Questa differenza può essere spiegata solo con la presenza di Berlusconi? Certo, anche con quello. Ma il motivo principale, secondo me, è esattamente nella differenza che esiste nel rapporto con le leggi e le regole.
Da loro non ci si aspetta, come spesso accade da noi, che alla prima distrazione qualcuno ti fregherà - e che poi la farà pure franca. La solidarietà è resa possibile da un’attesa di reciprocità, dall’idea che io aiuterò uno sconosciuto in difficoltà, e che, se sarò in difficoltà, qualcuno aiuterà me. Ma un eccesso di furbi, di approfittatori, è in grado di distruggere l’attesa di reciprocità, e quindi rende sempre più difficile la solidarietà.
Una società che non ha un sistema di regole in grado di punire i furbi, ma che al contrario spesso li premia e li esalta, alla lunga riduce di molto la fiducia nella solidarietà. Una società dove non esistono più i forti legami di classe di una volta, e dove le leggi rimangono spessissimo parole vuote, scritte più fare bella figura quando le si annuncia che per essere applicate, dove le persone più potenti ed in vista sono spesso le prime a non rispettarle pubblicamente, è una società dove la sinistra sarà automaticamente in grande difficoltà.
Concludendo,
per convincere, e tornare a vincere, il Partito Democratico deve anche preoccuparsi di ristabilire la fiducia in un sistema di regole. Neanche in Italia è impossibile: ad esempio la legge sul fumo è riuscita ad imporsi e a cambiare le abitudini degli italiani. Oggi noi non abbiamo il governo del Paese, per cui non possiamo dimostrarlo con nuove leggi e la loro applicaizone. Però possiamo farlo cominciando al nostro interno, là dove possiamo sia stabilire le regole, sia controllarne l’applicazione. E un’ottima occasione è partire dalle primarie, il cui uso è una delle promesse più apprezzate dagli elettori, e la cui mancanza forse ha deluso di più nell’ultima campagna elettorale.
Se dimostrerà che la decisione se fare o no le primarie dipenderà davvero da regole chiare e applicabili sulle firme da raccogliere; che le primarie saranno vere, ovvero che nessun candidato sarà più uguale degli altri; che crede in un sistema dove la legge è veramente uguale per tutti; se il Partito Democratico dimostrerà di essere diverso da quello che gli italiani si aspettano da un partito politico, anche attraverso le primarie, allora questo partito sarà sulla strada giusta per convincere gli italiani che anche un’Italia diversa e migliore è possibile. Sarà sulla strada giusta per tornare a vincere, per non lasciare che l’Italia si rassegni ad un egoismo che peggiora subito la vita degli ultimi, ma che, alla lunga, peggiora la vita di tutti. Iniziamo noi a dare il buon esempio!
