Apr 7

Leggo il Corriere solo online, e molto raramente mi è capitato di trovare pubblicati articoli di Ichino. Ovviamente lo conosco per le polemiche sui “fannulloni” nella pubblica amministrazione, e in quelle occasioni ho potuto leggere cose interessanti e che corrispondono alla mia esperienza di lavoro in un Comune (per un anno e mezzo): ovvero che ci sono impiegati che si sentono costretti a “tirare la carretta” per fare anche il lavoro di altri, che invece approfittano della sostanziale inamovibilità loro garantita dall’aver vinto un concorso pubblico per fare il meno possibile. E anche che le garanzie e le inefficienze dei lavoratori di serie A vengono pagate dalla totale precarietà dei lavoratori (giovani) di serie B: infatti il Comune proprio in quegli anni - si parla di sei anni fa - si riempiva sempre più di Co.Co.Co., che, non potendo contare sulle garanzie a vita degli impiegati di ruolo, fornivano un impegno molto maggiore.

In ogni caso, non avevo mai approfondito molto le posizioni di Ichino. Ieri però mi è capitato di trovare il suo sito personale, www.pietroichino.it, dove sono riprodotti molti suoi articoli, pubblicati su diversi giornali. Ebbene, devo dire che - fatto rarissimo per me - condivido il 100% di quello che ho letto. Segnalo soprattutto questo articolo: http://www.pietroichino.it/?p=22, dove in forma più approfondita vengono analizzati i mali della PA e vengono fatte proposte che potrebbero migliorare nettamente la situazione. In particolare si punta moltissimo su un tema che è un mio pallino, la trasparenza. Avendo lavorato all’infrastruttura informatica del settore finanze di quel Comune, ricordo bene che una delle preoccupazioni principali era mantenere la riservatezza sugli stipendi dei dirigenti. Un dato teoricamente pubblico - visto che quegli stipendi sono pagati dai cittadini, mi sembra il minimo che i cittadini possano sapere a quanto ammontano - ma in realtà uno dei segreti meglio protetti di tutto il sistema. Un classico esempio degli effetti che si riescono ad ottenere quando si hanno leggi assurde e contraddittorie, che vengono sempre interpretate a favore di chi ha il potere.

Pietro Ichino sulla precarietà fa delle proposte molto serie: un contratto uguale per tutti, che diventa più stabile con il passare del tempo, ma senza la garanzia del posto a vita per nessuno. Perché non è giusto che le garanzie a vita degli uni vengano pagate dalla flessibilità selvaggia (e dai pessimi servizi ricevuti) degli altri; basta con i lavoratori di serie A e di serie B. Veltroni ha imposto molte candidature innovative, alcune anche discutibili, ma Il fatto che abbia scelto (e convinto) Ichino, sfidando gli strali della sinistra utopista, è un importante motivo in più per votarlo con convinzione, invece di dare retta a chi non vuole fare distinzioni. Se vogliamo che i politici abbiano più coraggio, dobbiamo premiare quelli che ne mostrano almeno un po’!

Jan 17

Il nuovo caso Mastella riaccende i riflettori sullo scontro, mai sopito dal 1992, tra politica e magistratura. Anche se ero piuttosto giovane quando questo scontro è cominciato, ricordo ancora benissimo la risposta di Craxi alle accuse portate avanti dalla magistratura: questo è il sistema, così fan tutti. E ricordo ancora perfettamente quello che pensavo allora: se di sistema si tratta, voi politici l’avete creato e solo voi politici, che fate le leggi, lo potete cambiare. Per cui dire che è “il sistema” non è una scusante, ma casomai un’aggravante: perché alle colpe penali aggiunge le colpe politiche.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e certi eccessi - tipo Enimont, la metropolitana milanese etc. - non sono più stati raggiunti. La causa fondamentale del problema, però, non è stata eliminata. L’idea che le leggi vanno fatte per essere rispettate non è ancora passata. L’ipocrisia di accontentare il popolo con le leggi “più avanzate d’Europa” in campo ambientale, nella regolamentazione sanitaria, del lavoro, della burocrazia, sapendo benissimo che poi queste leggi non potranno essere fatte rispettare, è rimasta imperante. Facendo felici, allo stesso tempo, quelli che vogliono salvarsi la coscienza e quelli che vogliono avere le mani libere.

I moralisti di facciata infatti possono sempre dire che “la legge c’è, basterebbe applicarla”. Non è colpa loro se poi la gente è cattiva e non la rispetta. I furbi potenti, invece, possono fare i loro comodi come in nessun altro posto in Europa. Se rispettare tutte le leggi è impossibile per tutti, infatti, è molto più facile per i potenti aggirare i limiti legali al loro potere. Il cittadino comune, vivendo sulla propria pelle la contraddittorietà e l’assurdità di molte leggi e regolamenti, è portato a fidarsi molto più del buon senso che della formalità dello stato di diritto. Peccato che l’esperienza insegni che solo uno stato di diritto ben funzionante può impedire l’abuso di potere da parte di chi il potere lo gestisce. Tutti gli altri sistemi hanno fallito, e il nostro non fa eccezione.

Mastella può avere violato le leggi, come ora è accusato, o meno. Sta di fatto che qualunque accusa di questo tipo, se rivolta ai politici, è credibile. La soluzione che molti politici vogliono - a partire da Berlusconi, che è il capofila di questo partito - è il ritorno all’asservimento della magistratura al potere esecutivo. Loro vogliono che si lasci manovrare il manovratore: per quarant’anni è stato sostanzialmente così, e in quei quarant’anni l’Italia è diventata la sesta potenza economica del mondo. Perché allora non tornare alla strada vecchia?

Ma oggi tutto è diverso. La fine della guerra fredda, il debito pubblico esploso, la nuova globalizzazione e l’invecchiamento della popolazione non sono compatibili con quel sistema. Che, tra l’altro, non era certo giusto neanche allora. Ma almeno funzionava; però indietro non si torna. Il problema oggi è che passare ad un vero stato di diritto vuol dire cambiare tutto. Vuol dire che molti devono rinunciare a grandi privilegi, e molti altri devono rinunciare a grandi illusioni.

Tra le grandi illusioni c’è quella che basterebbe cambiare la classe dirigente per sistemare le cose. Non è così semplice. Dobbiamo rivedere l’insieme delle nostre leggi, e assicurarci che le nuove leggi sensate vengano veramente applicate. Accettando che chi le viola ne paghi le conseguenze, anche se ci sta simpatico, anche se è un amico o un familiare. Un cambiamento epocale per l’Italia, ma non si può rinviare all’infinito. A meno che non ci vogliamo rassegnare ad un futuro sudamericano.

Aug 2

Oggi, guardando il Tg1, un caso apparentemente divertente tra le notizie di colore mi ha fatto pensare: (dal sito del TG1)

PRESO CON LE MANI NEL… MARE
FERMATO DALLA GUARDIA COSTIERA IN SARDEGNA PER AVER PRESO DIECI LITRI D’ACQUA DAL MARE. E’ UN BENE DEMANIALE NON SI TOCCA.

Sembra una cosa stupida, ma è esattamente la dimostrazione delle leggi assurde che tengono insieme il sistema in Italia. E’ chiaro che prelevare dieci litri d’acqua dal mare (ma anche 1000, o 10000, direi…) non dovrebbe essere un reato: non si tratta di un bene limitato. Non è come prelevare la sabbia da un spiaggia, che giustamente non è consentito senza autorizzazione; non crea danni a nessuno. Casomai è come utilizzare l’aria.

Eppure, in Italia, anche una cosa del genere è regolata dalla legge, e, guarda caso, richiederebbe una autorizzazione preventiva: altrimenti è vietata! Come succede spessissimo, la violazione di tale legge non viene punita, e, ne sono sicuro, anche il caso dello sfortunato allevatore finirà bene. Ma la sua esistenza è sufficiente per mettere il cittadino onesto in una posizione di inferiorità di fronte alle autorità: per chiunque, qui da noi, si può trovare qualche violazione della legge da contestare. E allora, il cittadino si dovrà ingraziare il pubblico ufficiale, dovrà giustificarsi di fronte ad esso, si dovrà comportare, in definitiva, da suddito. E sicuramente si guarderà bene dal denunciare le autorità che violano a loro volta le leggi: a meno che non voglia che si indaghi sulle sue mancanze…

Perché il rispetto delle leggi diventi la normalità, bisogna prima che le leggi rispettino i cittadini. Se vogliamo avere un vero stato di diritto, dobbiamo smetterla di fare leggi che funzionano solo se applicate “con buon senso”: è la legge che deve avere buon senso. Finché questa idea non diventerà centrale nel dibattito politico, sarà impossibile cambiare le cose sul serio; democrazialiberale.org vuole creare la consapevolezza della gravità del problema.

Per questo, se conoscete altri casi come simili, vi invito a segnalarmeli: mi potete scrivere all’indirizzo daniele chiocciola democrazialiberale.org