Jul 29

Stasera sono stato invitato virtualmente alla Festa del PD di Pistoia. Il titolo della serata era “Convincere per tornare a vincere”, ed hanno parlato diversi esponenti importanti del PD toscano: mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua. Tutto grazie al circolo Obama, e ad Emidio Picariello, che ha lanciato l’idea.

Il mio intervento, audio/video via skype (ma io non ricevevo immagini da loro), è durato 8 minuti, e devo dire che parlare ad un pubblico senza poterlo vedere non è molto piacevole. Spero che la prossima volta ci sia il video anche in ritorno, ma in ogni caso devo ringraziare molto il PD di Pistoia per la possibilità che mi hanno dato!

Ecco il testo dell’intervento:

Il tema della serata è molto azzeccato: “convincere per tornare a vincere”. Ma questa frase presuppone un serio dubbio: perchè ci dobbiamo porre il problema di riuscire a convincere? Perchè il Partito Democratico sembra avere dei problemi di credibilità?

In effetti, è tutta la politica in Italia ad avere seri problemi di credibilità: Berlusconi non ha certo vinto perchè gli italiani erano in maggioranza entusiasti all’idea di altri cinque anni di governo da parte sua, o perchè fossero convinti dei suoi programmi elettorali. Ha vinto innanzi tutto perchè noi, in quest’occasione, siamo risultati ancora meno credibili di lui.
Per avere credibilità bisogna essere coerenti con gli impegni presi, e la politica non ha mai brillato in questo campo. L’esperienza dell’Unione però è stata giudicata dagli italiani, a torto o a ragione, particolarmente deludente.

Mantenere le promesse elettorali è difficile, ma spesso i partiti si sono dimostrati incapaci di rispettare con coerenza anche le regole che si sono dati per il loro funzionamento interno. Questo non aumenta certo la fiducia dei cittadini.

Adesso, ad esempio, la Toscana si è dotata di un ottimo statuto, che noi apprezziamo molto e per il quale vi ringraziamo, che contiene indicazioni ferree sulle primarie, previste veramente sempre, compresa la selezione dei candidati al Parlamento e alle Europee.

Questa dovrebbe essere una garanzia sufficiente per convincere gli italiani sulla serietà del PD, almeno in Toscana, su questo argomento, ma è veramente così? Non dimentichiamo che siamo il Paese dove è nata l’espressione “fatta la legge, trovato l’inganno”: gli italiani non si fidano.

Perchè si possano fidare, bisogna dimostrare loro che c’è ancora qualcuno che è disposto anche a sacrificarsi in nome di una regola che si è dato. Moltissimi si aspetteranno che, alla prima occasione in cui fare le primarie non fosse conveniente, in cui rischia di vincere un candidato sgradito, anche il PD toscano, pur con il suo apprezzabilissimo statuto, troverà una scappatoia per evitare delle primarie vere.

Ebbene, noi, come partito democratico, abbiamo la possibilità di dimostrare a queste persone che si sbagliano. Ci vuole tempo, perchè la reputazione si costruisce in anni e poi basta un attimo per perderla, ma noi siamo convinti che ce la possiamo fare. Abbiamo creato la campagna “primarie vere, primarie sempre” proprio perchè il PD, scegliendo di fare delle elezioni primarie il suo atto fondativo, ha fatto al Paese una promessa sul metodo di selezione della classe dirigente: ora è fondamentale che dimostri di saperla mantenere. Oltre 630 aderenti alla campagna, e 22 circoli, lo chiedono con forza.

Ma il problema del rispetto delle regole non è solo un problema specifico di credibilità dei partiti. E’ mia convinzione che questo sia un problema più generale della sinistra nella società italiana. E’ mia opinione che sia assolutamente necessario, per la sinistra, ritrovare e far ritrovare agli italiani la fiducia nella possibilità di avere regole, leggi, fatte per essere applicate e di cui ci si possa fidare. Regole che diano delle vere garanzie e delle vere sicurezze.

Qual’è infatti il tratto più nobile che caratterizza la sinistra, che lo differenzia dalla destra? Esso è l’idea di una solidarietà che non è solo verso le persone familiari e conosciute, ma verso tutti gli esseri umani, anche verso gli sconosciuti ed i diversi. Questa è una delle cose che unisce la migliore tradizione della sinistra cattolica e la migliore tradizione della sinistra laica.

Nell’Italia di ieri, però, gli sconosciuti erano meno sconosciuti di oggi, e i diversi meno diversi. La società era più omogenea, ed era più facile partire da una solidarietà di classe, o da una solidarietà basata su una fede comune, per allargarsi  all’intera società. Oggi le cose sono molto diverse. Non lo sono solo in Italia; anche nel resto dell’Europa occidentale il progresso economico e la globalizzazione hanno portato alla fine della società di massa, alla frammentazione del corpo sociale e all’arrivo di differenze ancora più grandi attraverso l’immigrazione.

Eppure, nel resto d’Europa non si vede una crisi così profonda della sinistra, in nessun altro Paese essa è così in difficoltà. Questa differenza può essere spiegata solo con la presenza di Berlusconi? Certo, anche con quello. Ma il motivo principale, secondo me, è esattamente nella differenza che esiste nel rapporto con le leggi e le regole.

Da loro non ci si aspetta, come spesso accade da noi, che alla prima distrazione qualcuno ti fregherà - e che poi la farà pure franca. La solidarietà è resa possibile da un’attesa di reciprocità, dall’idea che io aiuterò uno sconosciuto in difficoltà, e che, se sarò in difficoltà, qualcuno aiuterà me. Ma un eccesso di furbi, di approfittatori, è in grado di distruggere l’attesa di reciprocità, e quindi rende sempre più difficile la solidarietà.

Una società che non ha un sistema di regole in grado di punire i furbi, ma che al contrario spesso li premia e li esalta, alla lunga riduce di molto la fiducia nella solidarietà. Una società dove non esistono più i forti legami di classe di una volta, e dove le leggi rimangono spessissimo parole vuote, scritte più fare bella figura quando le si annuncia che per essere applicate, dove le persone più potenti ed in vista sono spesso le prime a non rispettarle pubblicamente, è una società dove la sinistra sarà automaticamente in grande difficoltà.

Concludendo,

per convincere, e tornare a vincere, il Partito Democratico deve anche preoccuparsi di ristabilire la fiducia in un sistema di regole. Neanche in Italia è impossibile: ad esempio la legge sul fumo è riuscita ad imporsi e a cambiare le abitudini degli italiani. Oggi noi non abbiamo il governo del Paese, per cui non possiamo dimostrarlo con nuove leggi e la loro applicaizone. Però possiamo farlo cominciando al nostro interno, là dove possiamo sia stabilire le regole, sia controllarne l’applicazione. E un’ottima occasione è partire dalle primarie, il cui uso è una delle promesse più apprezzate dagli elettori, e la cui mancanza forse ha deluso di più nell’ultima campagna elettorale.

Se dimostrerà che la decisione se fare o no le primarie dipenderà davvero da regole chiare e applicabili sulle firme da raccogliere; che le primarie saranno vere, ovvero che nessun candidato sarà più uguale degli altri; che crede in un sistema dove la legge è veramente uguale per tutti; se il Partito Democratico dimostrerà di essere diverso da quello che gli italiani si aspettano da un partito politico, anche attraverso le primarie, allora questo partito sarà sulla strada giusta per convincere gli italiani che anche un’Italia diversa e migliore è possibile. Sarà sulla strada giusta per tornare a vincere, per non lasciare che l’Italia si rassegni ad un egoismo che peggiora subito la vita degli ultimi, ma che, alla lunga, peggiora la vita di tutti. Iniziamo noi a dare il buon esempio!

May 16

E’ un mese che non aggiorno questo blog. Non certo perché abbia abbandonato la politica; anzi, al contrario. In questo periodo, digerita la sconfitta elettorale, mi sono chiesto quale potesse essere la cosa più utile da fare per aiutare il Partito Democratico ad avere un futuro. Ed il risultato è visibile qui: www.primariesempre.org. Un’iniziativa lanciata con la collaborazione decisiva del circolo online Barack Obama: grazie a tutti quelli che ci hanno creduto.

Adesso viene il bello. Un’iniziativa di questo genere richiede tempo per affermarsi, ma bisogna lavorare sodo fin da subito. E quindi, se non aggiornerò spesso il blog, saprete perché; anche se avrei tante cose da dire, ma purtroppo il tempo è una risorsa scarsa…

Apr 15

Inutile fare giri di parole, ci hanno dato una sberla che ci ricorderemo a lungo. Avevamo creduto che Veltroni potesse far dimenticare gli sconquassi (quelli reali e soprattutto quelli percepiti) della recente esperienza di governo, e che gli italiani si ricordassero di quelli, molto peggiori, dei cinque anni di governo Berlusconi. Io personalmente avevo creduto nei sondaggi che ci davano delle possibilità di recupero, con la speranza di raggiungere un pareggio al Senato. Tutte le illusioni si sono infrante, rimane tanta amarezza.

Ma l’amarezza va superata in fretta, dobbiamo pensare al futuro. Un futuro con una lunga e difficile opposizione. Perché l’Italia è andata molto a destra, i dati sono inconfutabili. Il PD è riuscito a salvare il suo risultato elettorale pescando molti voti dalla Sinistra Arcobaleno - in funzione anti-Berlusconi - e compensando in questo modo parecchi altri persi alla sua destra, a quanto pare molti a favore dell’UDC. Il risultato in queste elezioni non rappresenta uno zoccolo duro dal quale si può solo crescere, ne dobbiamo essere ben consapevoli: un 3% almeno dell’attuale 33% difficilmente lo riavremo alla prossima elezione, se la sinistra antagonista riuscirà a riorganizzarsi.

Ma da quella parte abbiamo preso tutto quello che potevamo prendere, e non è servito. Se vogliamo vincere le prossime elezioni, non è ad un recupero della sinistra tradizionale che possiamo guardare. Quello che dobbiamo fare è dare al Paese quelle risposte che la destra, questa destra, non può e non vuole dare; risposte che molti dei suoi elettori vorrebbero - e ancora più vorranno alla fine di questo terzo governo Berlusconi, che, secondo me, li deluderà ancora una volta. Ci sarà tempo (anche troppo tempo…) per elaborare le nuove risposte che possiamo dare ai problemi del Paese. Io però indico subito quelle che per me sono le due linee più importanti lungo le quali muoversi.

La prima direttrice, quella più dura da far affermare anche all’interno del PD, è quella di un modo nuovo e diverso di fare politica e gestire la cosa pubblica: più trasparenza, meno privilegi, più attenzione ai problemi quotidiani degli elettori, primarie, meritocrazia. In questo modo si può raggiungere quella credibilità che la politica non ha più, prosciugare il grillismo e recuperare tantissimi consensi al nord, al centro, al sud. Ciò va fatto non a parole, ma con gli atti là dove il PD amministra.

La seconda direttrice è quella delle liberalizzazioni, della protezione del consumatore e dell’antistatalismo. Perché essere di sinistra, in una economia di mercato, vuol dire sì solidarietà per chi ha meno, ma vuole anche dire protezione dei diritti del cittadino medio di fronte ai privilegi, alle truffe, all’arroganza dei pochi protetti. La destra berlusconiana ha già dimostrato di essere sempre pronta alla difesa dei privilegi di tutte le corporazioni. In questo campo li dobbiamo incalzare in Parlamento, sulle piazze, e magari con dei referendum, avanzando e pubblicizzando proposte che facciano scoppiare le contraddizioni tra le parole e gli atti di questa destra socialmente conservatrice e illiberale. La nostra opposizione deve mettere in difficoltà Berlusconi sul piano delle proposte positive, non sul piano dei no, e sono convintissimo che lo possiamo fare.

E’ fondamentale che il PD affronti i prossimi anni con la consapevolezza che, se non facciamo qualcosa di radicalmente nuovo, ci attende più di una legislatura di opposizione. La miscela di controllo dei media, voto di scambio, e appello agli istinti più beceri del popolo mette questa destra in una posizione difficilissima da scalzare. E’ inutile aspettare che qualche aiuto ci arrivi dall’esterno, siamo noi che dobbiamo darci da fare!

Apr 11

Molti pensano che non si dovrebbe votare. E’ un sentimento comprensibile per chi è deluso da tutti. Ma quali saranno le conseguenze? Ci sono tre argomenti seri su cui riflettere prima di decidere: salari, tasse, debito. Guarda il video.

Apr 7

Leggo il Corriere solo online, e molto raramente mi è capitato di trovare pubblicati articoli di Ichino. Ovviamente lo conosco per le polemiche sui “fannulloni” nella pubblica amministrazione, e in quelle occasioni ho potuto leggere cose interessanti e che corrispondono alla mia esperienza di lavoro in un Comune (per un anno e mezzo): ovvero che ci sono impiegati che si sentono costretti a “tirare la carretta” per fare anche il lavoro di altri, che invece approfittano della sostanziale inamovibilità loro garantita dall’aver vinto un concorso pubblico per fare il meno possibile. E anche che le garanzie e le inefficienze dei lavoratori di serie A vengono pagate dalla totale precarietà dei lavoratori (giovani) di serie B: infatti il Comune proprio in quegli anni - si parla di sei anni fa - si riempiva sempre più di Co.Co.Co., che, non potendo contare sulle garanzie a vita degli impiegati di ruolo, fornivano un impegno molto maggiore.

In ogni caso, non avevo mai approfondito molto le posizioni di Ichino. Ieri però mi è capitato di trovare il suo sito personale, www.pietroichino.it, dove sono riprodotti molti suoi articoli, pubblicati su diversi giornali. Ebbene, devo dire che - fatto rarissimo per me - condivido il 100% di quello che ho letto. Segnalo soprattutto questo articolo: http://www.pietroichino.it/?p=22, dove in forma più approfondita vengono analizzati i mali della PA e vengono fatte proposte che potrebbero migliorare nettamente la situazione. In particolare si punta moltissimo su un tema che è un mio pallino, la trasparenza. Avendo lavorato all’infrastruttura informatica del settore finanze di quel Comune, ricordo bene che una delle preoccupazioni principali era mantenere la riservatezza sugli stipendi dei dirigenti. Un dato teoricamente pubblico - visto che quegli stipendi sono pagati dai cittadini, mi sembra il minimo che i cittadini possano sapere a quanto ammontano - ma in realtà uno dei segreti meglio protetti di tutto il sistema. Un classico esempio degli effetti che si riescono ad ottenere quando si hanno leggi assurde e contraddittorie, che vengono sempre interpretate a favore di chi ha il potere.

Pietro Ichino sulla precarietà fa delle proposte molto serie: un contratto uguale per tutti, che diventa più stabile con il passare del tempo, ma senza la garanzia del posto a vita per nessuno. Perché non è giusto che le garanzie a vita degli uni vengano pagate dalla flessibilità selvaggia (e dai pessimi servizi ricevuti) degli altri; basta con i lavoratori di serie A e di serie B. Veltroni ha imposto molte candidature innovative, alcune anche discutibili, ma Il fatto che abbia scelto (e convinto) Ichino, sfidando gli strali della sinistra utopista, è un importante motivo in più per votarlo con convinzione, invece di dare retta a chi non vuole fare distinzioni. Se vogliamo che i politici abbiano più coraggio, dobbiamo premiare quelli che ne mostrano almeno un po’!

Mar 28

Se Berlusconi fosse certo di avere 30 senatori di vantaggio pronuncerebbe la frase che ha detto ieri (per chi se l’è persa, c’è il video)? E’ evidente che ha una fifa blu, perchè se non vince queste elezioni la sua carriera politica è al lumicino.

Ah, scusatelo se le sue parole sono un po’ sconnesse, ma era un po’ nervoso!

Mar 25

Non è solo una questione di voci e di sensazioni. Anche i numeri “probabili”, quelli previsti dai sondaggi, lo confermano: ecco un interessante articolo de il Sole 24 Ore. Il succo è questo: il risultato al Senato dipende ovviamente dal risultato di PD e PdL, ma anche di SD e UDC, e questi risultati sono in bilico in molte regioni. Per avere una maggioranza netta Berlusconi si deve augurare che tutte queste situazioni in bilico si risolvano a suo favore: una evenienza molto improbabile. Specialmente perché, sempre secondo i sondaggi, il PD ha meno voti, ma un maggiore spazio di crescita, e Veltroni si sta muovendo molto bene. Il PdL invece è già molto vicino al suo massimo potenziale, per cui il risultato finale dipende più dai Democratici che da loro.

Questo probabilmente spiega la mossa di Berlusconi su Alitalia, mossa che mi sembra molto più indirizzata a rimescolare le acque nel centrosinistra piuttosto che a conquistargli nuovi consensi. E infatti è riuscito a risvegliare gli istinti peggiori dei sindacati italiani, mettendo oggettivamente in difficoltà Prodi e Veltroni (che intelligentemente si tiene più lontano possibile dalla vicenda, dalla quale può solo perdere). Il Cavaliere si muove sempre con grande furbizia, da consumato politicante della peggior specie. Se però presentare i suoi figli come salvatori della patria è l’argomento migliore che gli è rimasto a disposizione, è evidente che si sente in difficoltà.

Se Veltroni riesce a schivare il colpo e a riconquistare l’iniziativa, io lo vedo posizionato molto bene per l’ultima, decisiva fase della campagna elettorale. E’ quello il momento in cui deve raccogliere ciò che ha seminato. Per farlo però deve giocare all’attacco, come tutti gli inseguitori: facciamogli sentire che ha il nostro sostegno. Il risultato di non far vincere Berlusconi è a portata di mano, e per l’Italia vorrebbe dire evitare altri cinque anni di rinvii di tutti i problemi: un risultato per cui vale la pena di impegnarsi a fondo.

Mar 8

Berlusconi è un professionista della comunicazione. Sa benissimo quanto i risultati dei sondaggi possono influenzare i voti degli elettori, ed infatti li ha sempre usati con risultati clamorosi nelle precedenti elezioni. Il meccanismo è semplice: i dati dei sondaggi influenzano le aspettative del pubblico, e le aspettative influenzano opinioni e comportamenti. Per questo certi sondaggi è meglio farli in segreto, specie se danno risultati preoccupanti.

Se si vuole ottenere un risultato più favorevole ad una parte politica, senza inventare di sana pianta i dati, è sufficiente formulare le domande in modo apposito: se ad esempio io chiedo “Voterai il PdL?” otterrò una certa percentuale di si; se chiedo “Prenderesti in considerazione il voto per il PdL?” otterrò una percentuale molto superiore. Proprio per evitare furberie eccessive in questo campo, nel 2000 il centrosinistra ha imposto per legge che, per tutti i sondaggi pubblicati, vengano documentate le domande poste, le risposte date e il numero di interviste su un sito istituzionale. Se però qualcuno vuole fare un sondaggio per capire davvero cosa pensa la gente, per decidere come comportarsi, e non vuole scoprire le carte, deve tenerselo per sé.

Questo è esattamente quello che Berlusconi ha fatto recentemente: ha chiesto un sondaggio enorme, intervistando 30.000 italiani, per capire il risultato elettorale in ogni regione e quindi come andranno le cose al Senato. A questo sondaggio ha accennato l’altra sera da Vespa, dicendo che gli assicurerebbe 30 senatori di maggioranza. Neanche i suoi giornali, però, hanno pubblicato le percentuali del sondaggio, perché, se lo avessero fatto, poi avrebbero dovuto pubblicare tutte le risposte sul famoso sito. E allora si sarebbe saputo quello che ho saputo da fonti bene informate: il vero risultato dei calcoli sul sondaggio è che, nonostante un vantaggio rassicurante alla Camera, allo stato attuale al Senato la maggioranza non c’è. Colpa di questa assurda legge elettorale, con la quale Berlusconi, nelle regioni dove vincerà il PD, dovrà dividere il numero dei senatori con l’UDC e la lista Arcobaleno: è per questo che insiste tanto sul voto utile.

Lo scenario di cui parlavo nell’ultimo post è quindi molto probabile, ancora più vicino di quanto pensassi. Potremmo avere una maggioranza PdL alla Camera, ma niente maggioranza al Senato; per Berlusconi sarebbe un colpo durissimo e Veltroni ne uscirebbe come il vincitore morale. Speriamo che a quel punto facciano in fretta le riforme istituzionali (una sola camera) ed elettorali (vero maggioritario e voto al candidato, non solo al partito) che consentirebbero all’Italia di avere una politica che decide. Quello che è certo è che ci sarebbe un rimescolamento di carte tale da cambiare tutti gli scenari politici, e chissà, magari pure le liste elettorali di Beppe Grillo avranno un ruolo da svolgere.

Mar 5

E’ una verità assodata che, creando una aspettativa positiva sul risultato, un partito può migliorare le sue chance alle elezioni. Veltroni si sta dando molto da fare in questa direzione, citando un forte recupero nei sondaggi che è reale, ma che viste le posizioni di partenza ci vede ancora indietro con un distacco medio di sette punti, che non sono pochi. Visto che noi non siamo tipi da credere ciecamente alle parole del capo, questo ci crea qualche problema: da una parte vogliamo essere e mostrarci ottimisti, ma dall’altra non vogliamo dire bugie solo per sostenere la nostra parte politica. Quindi, onestamente, ci possiamo chiedere: abbiamo reali possibilità di vittoria?

La risposta breve è si. Perché è vero che prendere un voto in più del PdL alla Camera, ed aggiudicarsi il premio di maggioranza, è difficilissimo; però la legge elettorale Porcellum questa volta si rivolterà contro i suoi creatori, e impedire a Berlusconi di avere la maggioranza al Senato è alla nostra portata (come testimonia anche questo articolo sul Corriere). E una sconfitta di Berlusconi al Senato farebbe esplodere tutte le ire represse all’interno del PdL, dove solo tre mesi fa Fini e Berlusconi se le davano di santa ragione: se Fini e tanti altri si sono riaccodati al Cavaliere, è solo perché erano certi della vittoria. Allo stesso tempo questo risultato darebbe a Veltroni la legittimazione definitiva per poter condurre il PD a modo suo, spingendo ancora di più sul rinnovamento delle idee e delle persone.

Possiamo dire che, per passare il turno, Berlusconi può solo vincere, mentre a Veltroni va bene anche un pareggio. Senza una maggioranza al Senato, il PdL avrebbe tutto l’interesse a fare insieme al PD quelle riforme assolutamente necessarie per l’Italia che si è rifiutato di fare prima delle elezioni, e che solo con un accordo tra questi due partiti sono possibili: una sola Camera per fare le leggi, una legge elettorale chiaramente maggioritaria che favorisca il bipartitismo. E poi nuove elezioni, quasi sicuramente senza Berlusconi. Se non è una vittoria questa! Quindi possiamo essere onestamente ottimisti: un governo Veltroni è molto difficile da raggiungere in queste elezioni, ma una vittoria morale che porti alle riforme che vogliamo è alla nostra portata. Diamoci da fare!

Feb 25

L’Italia è sull’orlo del baratro. Le forze del Male, condotte dall’Oscuro Cavaliere, si sentono già sicure della vittoria. Il prode Sir Uòlter, in sella al suo democratico asinello, si erge come unico ostacolo contro altri cinque anni di Regno dell’Oscurità. Le potenze straniere stanno a guardare, un po’ preoccupate e un po’ divertite dai nostri incomprensibili affanni. Gli italiani, rintronati e confusi, non sanno a che santo votarsi. Molti volgono lo sguardo al sedicente onnisciente Grillo Parlante, che però manda tutti affancuore dallo yacht di un amico.

Sir Uòlter ha cavallerescamente deciso di sfidare l’Oscuro in singolar tenzone, rifiutando l’aiuto degli inaffidabili alleati che si accalcavano alla sua porta. Il nostro prode si accinge quindi ad affrontare il terribile nemico da solo, pur sapendo quali poteri arcani egli sia in grado di esercitare attraverso il controllo dell’Etere. Perché l’Oscuro Cavaliere non è mai veramente solo: uno stuolo di servi, strisciando nell’ombra o alla luce dei riflettori, è sempre pronto ad assisterlo a distanza. Chi verrà in aiuto del nostro eroe? Chi sarà in grado di contrastare i malefici influssi dell’Etere?

Io mi appello a voi, popolo della Rete! Dimostriamo che i nostri spiriti liberi ed ironici non sono indifferenti alle sofferenze del Mondo di Fuori. Come novelli Cavalieri della Tavola Rotonda, uniamoci e fondiamo i Goliardemocratici.

Mettiamo a frutto le ore passate a ritoccar foto con photoshop per il nostro smanettosissimo diletto. Aiutiamo Veltroni affiancando la sua campagna elettorale buonista con una goliardica. Se Berlusconi vuole governare altri cinque anni, ricordiamo ai distratti italiani le sue fantastiche gesta nei cinque anni passati: idee geniali come quella di ridurre le vacanze per aumentare il PIL; leggi fondamentali per la nostra sicurezza come la depenalizzazione del falso in bilancio; esempi di raffinata diplomazia come le corna fatte ad un ministro degli esteri straniero non possono e non devono passare nel dimenticatoio così facilmente.

Ai Goliardemocratici tutti possono contribuire. Chi è in grado di raccogliere il materiale di base, come foto, video, audio, articoli di giornale. Chi è in grado di esaltare il lato comico di ogni situazione. Chi ha una memoria da elefante per tutti i momenti gloriosi della passata legislatura. Chi ha tanti amici con i quali cominciare la diffusione virale del materiale prodotto. E soprattutto chi ha le capacità artistiche e tecniche per realizzare immagini, video, powerpoint o qualunque altro contributo da distribuire.

Goliardemocratici, io vi chiamo a raccolta! “Altri Cinque Anni” è il nostro grido di battaglia, il mouse la nostra arma, la Rete il nostro terreno. Armiamoci e partite! Le iscrizioni sono aperte, scrivete a daniele.mazzini@gmail.com

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