Feb 25

L’Italia è sull’orlo del baratro. Le forze del Male, condotte dall’Oscuro Cavaliere, si sentono già sicure della vittoria. Il prode Sir Uòlter, in sella al suo democratico asinello, si erge come unico ostacolo contro altri cinque anni di Regno dell’Oscurità. Le potenze straniere stanno a guardare, un po’ preoccupate e un po’ divertite dai nostri incomprensibili affanni. Gli italiani, rintronati e confusi, non sanno a che santo votarsi. Molti volgono lo sguardo al sedicente onnisciente Grillo Parlante, che però manda tutti affancuore dallo yacht di un amico.

Sir Uòlter ha cavallerescamente deciso di sfidare l’Oscuro in singolar tenzone, rifiutando l’aiuto degli inaffidabili alleati che si accalcavano alla sua porta. Il nostro prode si accinge quindi ad affrontare il terribile nemico da solo, pur sapendo quali poteri arcani egli sia in grado di esercitare attraverso il controllo dell’Etere. Perché l’Oscuro Cavaliere non è mai veramente solo: uno stuolo di servi, strisciando nell’ombra o alla luce dei riflettori, è sempre pronto ad assisterlo a distanza. Chi verrà in aiuto del nostro eroe? Chi sarà in grado di contrastare i malefici influssi dell’Etere?

Io mi appello a voi, popolo della Rete! Dimostriamo che i nostri spiriti liberi ed ironici non sono indifferenti alle sofferenze del Mondo di Fuori. Come novelli Cavalieri della Tavola Rotonda, uniamoci e fondiamo i Goliardemocratici.

Mettiamo a frutto le ore passate a ritoccar foto con photoshop per il nostro smanettosissimo diletto. Aiutiamo Veltroni affiancando la sua campagna elettorale buonista con una goliardica. Se Berlusconi vuole governare altri cinque anni, ricordiamo ai distratti italiani le sue fantastiche gesta nei cinque anni passati: idee geniali come quella di ridurre le vacanze per aumentare il PIL; leggi fondamentali per la nostra sicurezza come la depenalizzazione del falso in bilancio; esempi di raffinata diplomazia come le corna fatte ad un ministro degli esteri straniero non possono e non devono passare nel dimenticatoio così facilmente.

Ai Goliardemocratici tutti possono contribuire. Chi è in grado di raccogliere il materiale di base, come foto, video, audio, articoli di giornale. Chi è in grado di esaltare il lato comico di ogni situazione. Chi ha una memoria da elefante per tutti i momenti gloriosi della passata legislatura. Chi ha tanti amici con i quali cominciare la diffusione virale del materiale prodotto. E soprattutto chi ha le capacità artistiche e tecniche per realizzare immagini, video, powerpoint o qualunque altro contributo da distribuire.

Goliardemocratici, io vi chiamo a raccolta! “Altri Cinque Anni” è il nostro grido di battaglia, il mouse la nostra arma, la Rete il nostro terreno. Armiamoci e partite! Le iscrizioni sono aperte, scrivete a daniele.mazzini@gmail.com

Feb 23

Accusa Veltroni di essere solo diplomato, mentre lui è laureato. Si arrabbia con Bondi che propone di non candidare i condannati. Parla di grandi intese se si pareggia al Senato. Perché Berlusconi mostra tutto questo nervosismo, questa improvvisa paura di non vincere?

Io credo che sia rimasto sorpreso dall’attivismo di Veltroni, che fino ad ora è sempre riuscito a dettare l’agenda di questa campagna elettorale. E’ la prima volta che Berlusconi si trova ad inseguire su questo terreno, che è sempre stato il suo. I sondaggi danno il Partito Democratico in recupero, ma il PDL ha ancora un buon vantaggio. Però, come è normale due mesi prima delle elezioni, ci sono ancora tantissimi indecisi, ed un esperto di comunicazione come il Cavaliere sa benissimo che tutte queste iniziative stanno migliorando il gradimento personale di Veltroni che, come mostrato dagli ultimi sondaggi, è molto avanti rispetto a lui. Questo fattore potrebbe essere decisivo nel momento in cui gli indecisi faranno la loro scelta.
Ribaltare i risultati alla Camera sarà difficilissimo per Veltroni, ma al Senato un recupero di pochi punti può facilmente portare il PDL a non avere la maggioranza. In definitiva, se Berlusconi oggi ha paura, è colpa del porcellum, la legge elettorale che proprio lui ha voluto per impedire a Prodi di vincere due anni fa. A volte il destino può fare giustizia di certe furbate.

Feb 20

I politici sono tutti uguali? Evidentemente no. Se Prodi, Amato, Visco e tanti altri nel Partito Democratico hanno accettato  di buon grado di non ripresentarsi alle elezioni, dopo molti anni di carriera, De Mita è diverso. Per politici come lui, l’unico elemento di giudizio su un’esperienza politica sembra essere la loro posizione personale.

Che figura ci fa un politico che abbandona un progetto dalla lunga gestazione come il PD solo perché non gli hanno dato una candidatura? Veltroni ha fatto benissimo ad insistere, rinunciando ai voti che De Mita poteva garantire nel suo feudo di Nusco. La coerenza costa, e Veltroni sta dimostrando di credere veramente nel rinnovamento. Speriamo che continui così.

Feb 10

Berlusconi ha governato cinque anni di seguito, con una maggioranza che lo metteva al sicuro da qualunque attacco dell’opposizione. Alla fine di quel governo, neanche due anni fa, la grande maggioranza degli italiani era a dir poco scontenta. Un mese fa Fini gridava a Berlusconi parole di fuoco, e Berlusconi metteva lui e Casini in ridicolo. Oggi tutti questi simpatici personaggi promettono di tornare al governo d’amore e d’accordo - Casini ancora non c’è, ma manca poco - e di risolvere i problemi dell’Italia. Quale credibilità dovrebbero avere? Poca, se gli italiani avessero buona memoria per queste cose.

Purtroppo gli italiani, a causa dell’oggettiva confusione della nostra politica, ma anche (e molto) per l’azione di disturbo dei molti media controllati da Berlusconi, hanno dimostrato molte volte di non avere la memoria lunga. Cosa possiamo fare per aiutarli? Non moltissimo - a meno che qualcuno non disponga di una tv nazionale e non ci abbia detto nulla - però qualcosa si può fare. Ormai l’indirizzo email ce l’hanno quasi tutti, e un video o un powerpoint divertente che viene spedito a dieci persone finirà quasi sicuramente per essere diffuso viralmente negli uffici e nelle case degli italiani.

Ecco allora la proposta: organizzare un punto di riferimento per chi ha idee, per chi ha la capacità di farle diventare video o genericamente file divertenti, e per chi vuole diffondere questi messaggi a tutti i suoi conoscenti. Sperando di realizzare il sogno di chi non sopporta la prepotenza del potere: “una risata vi sommergerà”.

Feb 7

Sei un lavoratore dipendente? Davvero vuoi altri 5 anni di governo Berlusconi, per impoverirti ancora di più rispetto a ristoratori, albergatori, avvocati? Quanto tempo ancora vuoi difendere i privilegi di tassisti e farmacisti? Quanti altri condoni vuoi, per assicurarti che gli evasori stiano tranquilli mentre tu paghi le tasse anche per loro? Quanto vuoi ancora difendere i furbi rendendo impunibile il falso in bilancio e impedendo le intercettazioni? Due anni fa Berlusconi, di fronte ad un’assemblea di lavoratori autonomi, ha detto “non siamo così coglioni da votare a sinistra“. Mi sembra che invece pensi che i lavoratori dipendenti sono così coglioni da votare per lui.

Questo (soprattutto l’ultima parte) non lo sentirete dire a Veltroni. Ed è giusto così, lui deve fare una campagna in positivo, dicendo quello che vuole fare, come lo vuole fare, e quanto più possibile ignorando Berlusconi. Ma a noi, sul web, nessuno può impedire di ricordare agli italiani quelle cose che il signore dell’etere gli vuole far dimenticare. Qualche buon video virale su youtube può fare miracoli: diamoci da fare! Chi ha buone idee da proporre?

Jan 26

Il governo è caduto. Era destino, non ci si può sempre salvare per il rotto della cuffia. La rottura avviene in un momento di grande crisi per l’Italia, e ciò aumenta nel centrosinistra il senso di frustrazione, pessimismo ed incertezza che segue sempre un’importante sconfitta parlamentare. Soprattutto con la prospettiva di elezioni a breve.

I sondaggi più recenti infatti danno il centrodestra, guidato da Berlusconi, facile vincitore di queste elezioni (57%). Più o meno la stessa percentuale che aveva il centrosinistra all’inizio dell’ultima campagna elettorale; però sappiamo tutti come sono andate le cose al momento del voto, con Berlusconi che è riuscito ad agguantare un sostanziale pareggio. Certo, lui aveva le TV, e questo vuol dire tantissimo, però anche Veltroni oggi dispone di un’arma che Berlusconi non ha: il tanto vituperato Partito Democratico.

Che sta venendo su piuttosto male. Dove i vecchi apparati di DS e Margherita stanno - ovviamente - cercando di ricondurre il nuovo partito nel solco di quelli vecchi. Ma dove esiste, per la prima volta in Italia, un leader eletto direttamente con il 75% dei voti dei 3,5 milioni di elettori delle primarie. Dove esistono anche tante energie che si sono mobilitate per la prima volta credendo in un possibile rinnovamento della politica. Energie che rischiano di essere disperse dalla resistenza del vecchio nel partito.

E’ proprio nei momenti di crisi che diventa necessaria una leadership forte, in grado di mostrare una luce in fondo al tunnel, riaccendere speranze e riattivare energie che sembrano sfuggire. E’ proprio ora che Veltroni deve dimostrare se ha la stoffa per guidare l’Italia fuori dal pantano. Io non vedo in giro un grande entusiasmo all’idea del terzo governo Berlusconi con Bossi, Fini e Casini. Di sicuro non si possono presentare come la novità di cui il Paese ha bisogno. E’ solo lo spettacolo miserevole offerto dall’Unione al governo - a dispetto di alcuni importanti risultati ottenuti, in primis nella lotta all’evasione fiscale e nel riaggiustamento dei conti pubblici - che ha fatto schizzare tanto in alto le preferenze per il centro destra nei sondaggi. E’ lo stesso spettacolo che alimenta il grillismo.

In questo momento Veltroni deve avere grande coraggio. Il governo è caduto e non ci sono più impossibili equilibri politici da salvare, né fuori né dentro il PD. E’ il momento di volare alto, assumersi rischi e giocarsi il tutto per tutto: se vuole un partito aperto, nuovo e a vocazione maggioritaria non avrà una seconda occasione. Oggi la gente non ha ancora un’idea chiara di cosa sia il PD, e la prima impressione vuol dire tantissimo. Prenda posizioni nette su Bassolino, chieda un rinnovamento totale in Campania. Dica a chiare lettere che il PD crede nel merito e nelle competizione, anche al suo interno: primarie senza reti di protezione per nessuno. Stili un programma chiaro e semplice di riforme da fare, e formi una coalizione ristretta che si riconosce in quel programma. Mostri che, in nome del rinnovamento, è disposto a perdere pezzi e ad affrontare le critiche: se riuscirà ad essere convincente niente è ancora deciso. L’Italia vuole un vero cambio di marcia, e noi dobbiamo dimostrare che un governo Veltroni rappresenterebbe un cambiamento molto più grande di un nuovo governo Berlusconi.

Dec 18

Di laicità dello Stato si parla spesso, come in questo articolo su iMille. Ma esattamente che cosa si intende per “laicità”? Come succede molto spesso, si tratta di un termine sovraccarico di significati, per cui ognuno lo interpreta un po’ come gli pare. Io vorrei distinguere almeno due piani che, nel dibattito attuale, mi sembrano i più rilevanti.

Il primo piano riguarda la laicità come non ingerenza della Chiesa (con la maiuscola, perché parlo della Chiesa cattolica apostolica romana, non di una chiesa generica) nello Stato italiano. La quasi totalità degli italiani - l’88% - si proclama cattolico, per cui la Chiesa tende a pensare di poter parlare a nome della maggioranza dei cittadini. Visto però che la Chiesa è un’organizzazione assolutistica con una rigida gerarchica, i cui vertici non vengono eletti dal popolo, essa non si può considerare rappresentativa delle opinioni degli italiani: al contrario, dovrebbero essere i cittadini ad adeguare le loro opinioni a quelle del Papa e dei vescovi. Che sicuramente hanno il diritto di esprimerle, e di cercare di convincere i cattolici ad adottarle; quello che non hanno è il diritto di imporle con la legge, né ai cattolici né tantomeno agli altri cittadini. Il problema dell’ingerenza si verifica quando la Chiesa cerca di scavalcare i cittadini, rivolgendosi direttamente ai rappresentanti da loro eletti, richiamandoli al dovere di obbedienza al proprio vescovo. Questo dovere non è compatibile con la democrazia, perché i politici eletti rispondono agli elettori, non al capo di uno Stato estero. I politici cattolici di oggi dovrebbero sempre tenere a mente l’esempio di De Gasperi, che aveva ben presente la separazione tra Stato e Chiesa.

Il secondo piano è più generale. In Italia, l’aggettivo “liberale” è quasi tabù per gran parte della sinistra, anche tra i molti che in realtà hanno introiettato il principio fondamentale della democrazia liberale (contrapposta alla democrazia popolare). Sto parlando della limitazione del potere dello Stato in nome della libertà individuale, secondo l’ideale per cui “la mia libertà finisce dove comincia la libertà degli altri”. Fare riferimento a questo ideale, condiviso dalla grande maggioranza degli italiani, sarebbe sufficiente per dirimere quasi tutti i problemi per i quali si invoca il molto più complicato principio di “laicità”. Esiste però ancora oggi, anche a sinistra, una concezione illiberale dello Stato, che deve essere stato etico, ovvero non si deve limitare a regolare i rapporti tra i cittadini, ma deve imporre loro una determinata morale. I gruppi di sinistra che hanno questa concezione sono in competizione con la Chiesa, e per loro l’appello alla laicità è un’arma nella battaglia per l’egemonia culturale. Non bisogna confondere questa laicità illiberale con la laicità liberale.

Al laico liberale non verrebbe mai in mente di impedire ai preti e ai vescovi di propagandare i valori della Chiesa; l’importante è che questi valori non vengano imposti per legge. Con i laici illiberali ci si può alleare quando si tratta di combattere i tentativi di ingerenza della Chiesa, ma stando ben attenti a distinguere il significato da dare alla laicità; ciò sarebbe più facile se a sinistra venisse superato il tabù che impedisce a molti di rivendicare la radice liberale della propria laicità.

Dec 9

La politica online oggi è un fenomeno marginale. Ma, nel futuro, sicuramente diventerà sempre più importante, per un motivo preciso: perché consente di aggregarsi al di là dei limiti della geografia; permette a persone che hanno le stesse idee politiche di collaborare anche se si trovano a migliaia di chilometri di distanza. Per un partito nuovo, prevedere la costituzione di vere e proprie sezioni online sarebbe una autentica scommessa sul futuro. Mi auguro che il Partito Democratico segua questa via, come proposto da Ivan Scalfarotto per i Mille. Sarebbe veramente un bel segnale.

Dec 5

I partiti della cosiddetta “sinistra radicale” sono in subbuglio. Si lamentano perché il governo ha ceduto, in buona parte, ai ricatti di Lamberto Dini e dei suoi. Devono fare sempre più fatica per resistere alle richieste di far cadere il governo, richieste che vengono da una consistente area culturale di cui si fa portavoce Piero Sansonetti direttore di Liberazione. Non mi stupirei se le berlusconiane profezie di fine della legislatura, tante volte risoltesi in nulla, stessero per avverarsi. Già immagino il clima di trionfo con cui questa notizia verrebbe accolta dagli esegeti di San Silvio, protettore degli evasori fiscali, degli abusivisti edilizi e di tutto il suo Popolo delle Libertà.

Io non ho nessuna simpatia per singoli parlamentari che si mettono in proprio e usano il loro mandato come arma di ricatto. Ma che a lamentarsi di questo gioco sporco siano gli stessi piccoli partiti che tante volte vi hanno fatto ricorso, francamente, mi sembra abbastanza ridicolo. Oggi ha vinto Dini perché aveva la mani più libere di tutti, ma è subito partita la corsa per stabilire chi le avrà più libere dal primo gennaio. Che bello spettacolo. Berlusconi si frega le mani.

Diciamoci la verità. Se non fosse per Lui, questa maggioranza non starebbe insieme. Non perché non ci sia un terreno comune tra l’area PD e quella della sinistra più sinistra, ma perché quest’ultima rimane in gran parte una sinistra utopista. Una sinistra che crede che il Parlamento italiano possa fare leggi per avere un mondo senza guerre, senza disuguaglianze, senza inquinamento. Una sinistra che confronta qualunque risultato con questa Utopia, e che ovviamente è sempre scontenta di ciò che veramente si fa. Che poi è effettivamente molto meno di quello che si potrebbe fare, proprio a causa dei veti incrociati e dei ricatti dei piccoli partiti - e a volte delle correnti di quelli grandi. Perché gli interessi costituiti riescono sempre a trovare qualcuno che non è sordo alle loro sirene, e se questo qualcuno è sufficiente per bloccare ogni cambiamento radicale, ecco spiegato l’immobilismo italiano. Questo valeva anche con l’ultimo governo Berlusconi e la sua enorme maggioranza, figurarsi con la minimaggioranza che oggi c’è al Senato.

Quando si crede nell’Utopia, stare al governo è difficile: perché si rischia di veder crollare i propri sogni. Solo lo spauracchio di Berlusconi ha potuto far sopportare tanto a lungo questa situazione alla sinistra utopista, ma la situazione è sempre più difficile. Queste persone sanno bene che far cadere il governo Prodi non porterà ad una politica più di sinistra, casomai il contrario. Ma cos’è questa consapevolezza di fronte al mantenimento dei propri sogni? Cos’è un governo Prodi in confronto con l’Utopia? Per poter fare riforme radicali, ciò che serve è limitare i poteri di veto dei piccoli partiti. Perché i piccoli partiti di sinistra non possono pensare di avere il monopolio dei veti, se lo fanno loro lo possono fare anche gli altri. Se fossero veramente radicali, dovrebbero rinunciare a questo potere che serve solo a conservare, perché i veti non possono portare a niente di costruttivo.

Dec 3

Forse il più grande vantaggio portato da internet è l’annullamento della distanza geografica che, normalmente, ostacola molte attività. Certo, le interazioni virtuali sono molto più limitate rispetto a quelle di persona. Ma se io, come centinaia di migliaia di altre persone, ho potuto conoscere mia moglie via internet, a maggior ragione è possibile mettere politicamente in contatto persone geograficamente distanti. Già molti gruppi e movimenti sono nati in questo modo - personalmente sono alla mia seconda esperienza, con iMille, dopo quella ormai defunta con il CoRe - ma le potenzialità sono ancora tutte da esplorare, in particolare nell’ambito dei partiti politici radicati sul territorio. Proseguendo l’analisi cominciata nel mio ultimo post, ho allargato gli scenari di utilizzo di una possibile applicazione web per favorire la partecipazione politica.

Strumenti web come forum e blog, che sono pensati per la discussione, portano in modo abbastanza naturale alla formazione di gruppi di persone che la pensano in modo simile. Lo stesso non si può dire per i wiki, che permettono la discussione, ma sono orientati alla formazione di sintesi delle diverse idee in campo. Nel primo scenario un utente può proporre modifiche ad una proposta fatta da qualcun altro, in stile wiki, ma l’estensore originale può accettare o meno la modifica. Se mi rifiutano la modifica, io posso farla diventare una versione alternativa, a cui poi altre persone interessate possono dare un voto.

Gestire da solo le proposte di modifica e le relative discussioni può diventare rapidamente un compito gravoso: piuttosto vorrei poter trovare altri utenti che la pensano come me e dividere con loro questa incombenza. Anche perché il sistema prevede, se non rispondo entro una settimana alla proposta di modifica, che essa venga accettata automaticamente. Posso quindi iniziare a formare un gruppo, delegando parte delle responsabilità che mi competono come iniziatore della proposta. Il gruppo si forma per cooptazione, ma, quando inizia a crescere, esiste un meccanismo democratico per la sua gestione. Se gli altri aderenti votano a maggioranza, il sistema gli permette di scegliersi un altro coordinatore.

Il gruppo si è formato su un argomento specifico, ma è possibile che esso voglia poi dedicarsi anche ad altro. Per questo il programma prevede che io possa scegliere se fare ogni mio intervento sul sito a nome mio o a nome del gruppo. In questo modo il sistema favorisce l’aggregazione e l’azione collettiva, anche proponendomi elenchi di persone che hanno una storia di voti simile alla mia (ovviamente solo chi ha dato il consenso per comparire in questi elenchi). E’ in questo tipo di funzioni che l’informatica dà il meglio di sé, dando un senso a migliaia di dati che nessun altro mezzo potrebbe trattare così in fretta e a basso costo.

La formazione di gruppi permette alle persone che usano il sistema di unire le loro forze. Anche per i problemi trattati, che spesso saranno locali, può essere utile una forma di aggregazione. Se per esempio mi accorgo che una mia segnalazione su alcuni limiti di velocità eccessivamente bassi nella mia città corrisponde a molte altre segnalazioni simili, potrei lanciare una campagna nazionale sul tema. La campagna nazionale mi darebbe la possibilità di creare una maggiore sensibilità verso un problema comune, quando magari i singoli casi non hanno una rilevanza sufficiente per attirare l’attenzione di chi ha il potere di applicare le soluzioni. Dopo aver creato una campagna, potrei cercare aderenti tra tutti quelli che hanno segnalato un problema simile ed includere le loro segnalazioni in essa, darle pubblicità, e far emergere molti altri casi simili. Se la soluzione di un problema locale può interessare il livello comunale o regionale del mio partito, una campagna di interesse generale può arrivare al livello nazionale, ed un deputato che se ne occupasse potrebbe segnalare il suo intervento ed i risultati conseguiti.

Se io poi fossi un politico ed avessi in mente una soluzione per un problema diffuso, potrei voler lanciare in prima persona una campagna nazionale, cercando poi l’adesione degli elettori o magari la segnalazione di casi particolari del problema. Il sistema vuole favorire la partecipazione dal basso, ma questo non vuol dire che l’iniziativa non possa partire anche dall’alto. Sia per le campagne partite dal basso che per quelle partite dall’alto, la trasparenza intrinseca in un’applicazione web del genere, dove tutti i passaggi rimangono documentati, non può che far bene alla fiducia dei cittadini nella politica.

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