Feb 23

Accusa Veltroni di essere solo diplomato, mentre lui è laureato. Si arrabbia con Bondi che propone di non candidare i condannati. Parla di grandi intese se si pareggia al Senato. Perché Berlusconi mostra tutto questo nervosismo, questa improvvisa paura di non vincere?

Io credo che sia rimasto sorpreso dall’attivismo di Veltroni, che fino ad ora è sempre riuscito a dettare l’agenda di questa campagna elettorale. E’ la prima volta che Berlusconi si trova ad inseguire su questo terreno, che è sempre stato il suo. I sondaggi danno il Partito Democratico in recupero, ma il PDL ha ancora un buon vantaggio. Però, come è normale due mesi prima delle elezioni, ci sono ancora tantissimi indecisi, ed un esperto di comunicazione come il Cavaliere sa benissimo che tutte queste iniziative stanno migliorando il gradimento personale di Veltroni che, come mostrato dagli ultimi sondaggi, è molto avanti rispetto a lui. Questo fattore potrebbe essere decisivo nel momento in cui gli indecisi faranno la loro scelta.
Ribaltare i risultati alla Camera sarà difficilissimo per Veltroni, ma al Senato un recupero di pochi punti può facilmente portare il PDL a non avere la maggioranza. In definitiva, se Berlusconi oggi ha paura, è colpa del porcellum, la legge elettorale che proprio lui ha voluto per impedire a Prodi di vincere due anni fa. A volte il destino può fare giustizia di certe furbate.

Feb 20

I politici sono tutti uguali? Evidentemente no. Se Prodi, Amato, Visco e tanti altri nel Partito Democratico hanno accettato  di buon grado di non ripresentarsi alle elezioni, dopo molti anni di carriera, De Mita è diverso. Per politici come lui, l’unico elemento di giudizio su un’esperienza politica sembra essere la loro posizione personale.

Che figura ci fa un politico che abbandona un progetto dalla lunga gestazione come il PD solo perché non gli hanno dato una candidatura? Veltroni ha fatto benissimo ad insistere, rinunciando ai voti che De Mita poteva garantire nel suo feudo di Nusco. La coerenza costa, e Veltroni sta dimostrando di credere veramente nel rinnovamento. Speriamo che continui così.

Feb 10

Berlusconi ha governato cinque anni di seguito, con una maggioranza che lo metteva al sicuro da qualunque attacco dell’opposizione. Alla fine di quel governo, neanche due anni fa, la grande maggioranza degli italiani era a dir poco scontenta. Un mese fa Fini gridava a Berlusconi parole di fuoco, e Berlusconi metteva lui e Casini in ridicolo. Oggi tutti questi simpatici personaggi promettono di tornare al governo d’amore e d’accordo - Casini ancora non c’è, ma manca poco - e di risolvere i problemi dell’Italia. Quale credibilità dovrebbero avere? Poca, se gli italiani avessero buona memoria per queste cose.

Purtroppo gli italiani, a causa dell’oggettiva confusione della nostra politica, ma anche (e molto) per l’azione di disturbo dei molti media controllati da Berlusconi, hanno dimostrato molte volte di non avere la memoria lunga. Cosa possiamo fare per aiutarli? Non moltissimo - a meno che qualcuno non disponga di una tv nazionale e non ci abbia detto nulla - però qualcosa si può fare. Ormai l’indirizzo email ce l’hanno quasi tutti, e un video o un powerpoint divertente che viene spedito a dieci persone finirà quasi sicuramente per essere diffuso viralmente negli uffici e nelle case degli italiani.

Ecco allora la proposta: organizzare un punto di riferimento per chi ha idee, per chi ha la capacità di farle diventare video o genericamente file divertenti, e per chi vuole diffondere questi messaggi a tutti i suoi conoscenti. Sperando di realizzare il sogno di chi non sopporta la prepotenza del potere: “una risata vi sommergerà”.

Feb 7

Sei un lavoratore dipendente? Davvero vuoi altri 5 anni di governo Berlusconi, per impoverirti ancora di più rispetto a ristoratori, albergatori, avvocati? Quanto tempo ancora vuoi difendere i privilegi di tassisti e farmacisti? Quanti altri condoni vuoi, per assicurarti che gli evasori stiano tranquilli mentre tu paghi le tasse anche per loro? Quanto vuoi ancora difendere i furbi rendendo impunibile il falso in bilancio e impedendo le intercettazioni? Due anni fa Berlusconi, di fronte ad un’assemblea di lavoratori autonomi, ha detto “non siamo così coglioni da votare a sinistra“. Mi sembra che invece pensi che i lavoratori dipendenti sono così coglioni da votare per lui.

Questo (soprattutto l’ultima parte) non lo sentirete dire a Veltroni. Ed è giusto così, lui deve fare una campagna in positivo, dicendo quello che vuole fare, come lo vuole fare, e quanto più possibile ignorando Berlusconi. Ma a noi, sul web, nessuno può impedire di ricordare agli italiani quelle cose che il signore dell’etere gli vuole far dimenticare. Qualche buon video virale su youtube può fare miracoli: diamoci da fare! Chi ha buone idee da proporre?

Jan 26

Il governo è caduto. Era destino, non ci si può sempre salvare per il rotto della cuffia. La rottura avviene in un momento di grande crisi per l’Italia, e ciò aumenta nel centrosinistra il senso di frustrazione, pessimismo ed incertezza che segue sempre un’importante sconfitta parlamentare. Soprattutto con la prospettiva di elezioni a breve.

I sondaggi più recenti infatti danno il centrodestra, guidato da Berlusconi, facile vincitore di queste elezioni (57%). Più o meno la stessa percentuale che aveva il centrosinistra all’inizio dell’ultima campagna elettorale; però sappiamo tutti come sono andate le cose al momento del voto, con Berlusconi che è riuscito ad agguantare un sostanziale pareggio. Certo, lui aveva le TV, e questo vuol dire tantissimo, però anche Veltroni oggi dispone di un’arma che Berlusconi non ha: il tanto vituperato Partito Democratico.

Che sta venendo su piuttosto male. Dove i vecchi apparati di DS e Margherita stanno - ovviamente - cercando di ricondurre il nuovo partito nel solco di quelli vecchi. Ma dove esiste, per la prima volta in Italia, un leader eletto direttamente con il 75% dei voti dei 3,5 milioni di elettori delle primarie. Dove esistono anche tante energie che si sono mobilitate per la prima volta credendo in un possibile rinnovamento della politica. Energie che rischiano di essere disperse dalla resistenza del vecchio nel partito.

E’ proprio nei momenti di crisi che diventa necessaria una leadership forte, in grado di mostrare una luce in fondo al tunnel, riaccendere speranze e riattivare energie che sembrano sfuggire. E’ proprio ora che Veltroni deve dimostrare se ha la stoffa per guidare l’Italia fuori dal pantano. Io non vedo in giro un grande entusiasmo all’idea del terzo governo Berlusconi con Bossi, Fini e Casini. Di sicuro non si possono presentare come la novità di cui il Paese ha bisogno. E’ solo lo spettacolo miserevole offerto dall’Unione al governo - a dispetto di alcuni importanti risultati ottenuti, in primis nella lotta all’evasione fiscale e nel riaggiustamento dei conti pubblici - che ha fatto schizzare tanto in alto le preferenze per il centro destra nei sondaggi. E’ lo stesso spettacolo che alimenta il grillismo.

In questo momento Veltroni deve avere grande coraggio. Il governo è caduto e non ci sono più impossibili equilibri politici da salvare, né fuori né dentro il PD. E’ il momento di volare alto, assumersi rischi e giocarsi il tutto per tutto: se vuole un partito aperto, nuovo e a vocazione maggioritaria non avrà una seconda occasione. Oggi la gente non ha ancora un’idea chiara di cosa sia il PD, e la prima impressione vuol dire tantissimo. Prenda posizioni nette su Bassolino, chieda un rinnovamento totale in Campania. Dica a chiare lettere che il PD crede nel merito e nelle competizione, anche al suo interno: primarie senza reti di protezione per nessuno. Stili un programma chiaro e semplice di riforme da fare, e formi una coalizione ristretta che si riconosce in quel programma. Mostri che, in nome del rinnovamento, è disposto a perdere pezzi e ad affrontare le critiche: se riuscirà ad essere convincente niente è ancora deciso. L’Italia vuole un vero cambio di marcia, e noi dobbiamo dimostrare che un governo Veltroni rappresenterebbe un cambiamento molto più grande di un nuovo governo Berlusconi.

Jan 17

Il nuovo caso Mastella riaccende i riflettori sullo scontro, mai sopito dal 1992, tra politica e magistratura. Anche se ero piuttosto giovane quando questo scontro è cominciato, ricordo ancora benissimo la risposta di Craxi alle accuse portate avanti dalla magistratura: questo è il sistema, così fan tutti. E ricordo ancora perfettamente quello che pensavo allora: se di sistema si tratta, voi politici l’avete creato e solo voi politici, che fate le leggi, lo potete cambiare. Per cui dire che è “il sistema” non è una scusante, ma casomai un’aggravante: perché alle colpe penali aggiunge le colpe politiche.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e certi eccessi - tipo Enimont, la metropolitana milanese etc. - non sono più stati raggiunti. La causa fondamentale del problema, però, non è stata eliminata. L’idea che le leggi vanno fatte per essere rispettate non è ancora passata. L’ipocrisia di accontentare il popolo con le leggi “più avanzate d’Europa” in campo ambientale, nella regolamentazione sanitaria, del lavoro, della burocrazia, sapendo benissimo che poi queste leggi non potranno essere fatte rispettare, è rimasta imperante. Facendo felici, allo stesso tempo, quelli che vogliono salvarsi la coscienza e quelli che vogliono avere le mani libere.

I moralisti di facciata infatti possono sempre dire che “la legge c’è, basterebbe applicarla”. Non è colpa loro se poi la gente è cattiva e non la rispetta. I furbi potenti, invece, possono fare i loro comodi come in nessun altro posto in Europa. Se rispettare tutte le leggi è impossibile per tutti, infatti, è molto più facile per i potenti aggirare i limiti legali al loro potere. Il cittadino comune, vivendo sulla propria pelle la contraddittorietà e l’assurdità di molte leggi e regolamenti, è portato a fidarsi molto più del buon senso che della formalità dello stato di diritto. Peccato che l’esperienza insegni che solo uno stato di diritto ben funzionante può impedire l’abuso di potere da parte di chi il potere lo gestisce. Tutti gli altri sistemi hanno fallito, e il nostro non fa eccezione.

Mastella può avere violato le leggi, come ora è accusato, o meno. Sta di fatto che qualunque accusa di questo tipo, se rivolta ai politici, è credibile. La soluzione che molti politici vogliono - a partire da Berlusconi, che è il capofila di questo partito - è il ritorno all’asservimento della magistratura al potere esecutivo. Loro vogliono che si lasci manovrare il manovratore: per quarant’anni è stato sostanzialmente così, e in quei quarant’anni l’Italia è diventata la sesta potenza economica del mondo. Perché allora non tornare alla strada vecchia?

Ma oggi tutto è diverso. La fine della guerra fredda, il debito pubblico esploso, la nuova globalizzazione e l’invecchiamento della popolazione non sono compatibili con quel sistema. Che, tra l’altro, non era certo giusto neanche allora. Ma almeno funzionava; però indietro non si torna. Il problema oggi è che passare ad un vero stato di diritto vuol dire cambiare tutto. Vuol dire che molti devono rinunciare a grandi privilegi, e molti altri devono rinunciare a grandi illusioni.

Tra le grandi illusioni c’è quella che basterebbe cambiare la classe dirigente per sistemare le cose. Non è così semplice. Dobbiamo rivedere l’insieme delle nostre leggi, e assicurarci che le nuove leggi sensate vengano veramente applicate. Accettando che chi le viola ne paghi le conseguenze, anche se ci sta simpatico, anche se è un amico o un familiare. Un cambiamento epocale per l’Italia, ma non si può rinviare all’infinito. A meno che non ci vogliamo rassegnare ad un futuro sudamericano.

Jan 9

Che tristezza inaugurare il 2008 del blog con questo post, ma l’onestà intellettuale mi impone di affrontare il tema  anche se è estremamente scomodo. Io non ho mai fatto mistero di riporre grandi speranze nel progetto del Partito Democratico, nonostante gli evidenti problemi che la sua creazione presenta. Uno dei problemi ineludibili per qualunque partito è quello del rapporto con chi porta voti, ma li ottiene attraverso pratiche clientelari e voti di scambio.

Mi sembra che tutte le analisi, anche di chi è vicino alla sinistra, indichino che la situazione dell’immondizia, a Napoli e dintorni, si è incancrenita a questo livello anche grazie agli interessi del potere politico; e da quelle parti il potere politico è da molti anni in mano al centrosinistra. In buona parte, di quel centrosinistra che costituirà la base del Partito Democratico in Campania. Allora mi chiedo: che si può fare? Io credo ad un approccio federalista ai partiti, in cui il centro non deve imporre scelte e soluzioni alla politica locale. Ma, di fronte ad una situazione del genere, questo modello entra in crisi.

La triste verità è che, a questo punto, affondare il bisturi porterebbe a perdere tanti voti in Campania, con la spada di Damocle delle elezioni sempre sulla nostra testa. Non affondarlo però porta a perdere credibilità in tutta Italia. Sinceramente non so quali, ma secondo me si impongono provvedimenti importanti. Andare avanti così non è possibile. Chi ha proposte credibili?

Dec 20

Dal sito dell’Espresso (link). Per chi non si fida della trascrizione, c’è anche l’audio, qui.

P è Silvio Berlusconi, S è Agostino Saccà, responsabile RAI per le fiction.

P: con la Elena Russo non c’era più niente da fare? Non c’è modo…?
S: no .. c’è un progetto interessante .. adesso io la chiamo ..
P: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di…
S: chi mi dà il numero?
P: Evelina Manna … io non c’è l’ho …
S: chiamo ..
P: no, guarda su Internet ..
S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io ..
P: ti spiego che cos’è questa qui ..
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente ..
P: no, te lo spiego: io stò cercando di avere …
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta..
P: allora … è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) ….
S: ma questo nome è un problema mio …
P: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato …
S: capito tutto …
P: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …
S: presidente … a questo proposito, quando ci vediamo, io gli posso dire qualcosa che riguarda la Calabria .. interessante …

Qui abbiamo il leader dell’opposizione che vuole convincere un senatore della maggioranza a far cadere il governo. L’intento è assolutamente legittimo. Ma se, per raggiungere questo intento, si  cerca di far lavorare in RAI un’attrice la cui carriera è cara al senatore, la cosa è doppiamente scandalosa. La prima volta, perché si offre al senatore qualcosa che non ha nulla a che vedere con la politica (per esempio, se io offrissi al senatore dei soldi per farlo votare secondo i miei desideri, non sarebbe corruzione?). La seconda volta, perché si utilizza il proprio potere personale per far assumere qualcuno alla TV di Stato. Berlusconi si è comportato quasi come se la RAI fosse sua. Non poteva farla assumere a Mediaset, che almeno avrebbe pagato lui lo stipendio?

Di voci, di pettegolezzi, di “si dice” su Berlusconi ce ne sono stati tanti. Ma questa volta si tratta di una cosa talmente evidente, talmente grave e inconfutabile, che qualcosa deve accadere.  Non si può andare avanti come se nulla fosse successo. Tutte le persone oneste rimaste in questo Paese devono reagire, in qualche modo. Quando ci sono solo sospetti su un politico è una cosa. Ma quando ci sono le prove non si può far finta di niente. Altrimenti diventiamo complici.

Dec 18

Di laicità dello Stato si parla spesso, come in questo articolo su iMille. Ma esattamente che cosa si intende per “laicità”? Come succede molto spesso, si tratta di un termine sovraccarico di significati, per cui ognuno lo interpreta un po’ come gli pare. Io vorrei distinguere almeno due piani che, nel dibattito attuale, mi sembrano i più rilevanti.

Il primo piano riguarda la laicità come non ingerenza della Chiesa (con la maiuscola, perché parlo della Chiesa cattolica apostolica romana, non di una chiesa generica) nello Stato italiano. La quasi totalità degli italiani - l’88% - si proclama cattolico, per cui la Chiesa tende a pensare di poter parlare a nome della maggioranza dei cittadini. Visto però che la Chiesa è un’organizzazione assolutistica con una rigida gerarchica, i cui vertici non vengono eletti dal popolo, essa non si può considerare rappresentativa delle opinioni degli italiani: al contrario, dovrebbero essere i cittadini ad adeguare le loro opinioni a quelle del Papa e dei vescovi. Che sicuramente hanno il diritto di esprimerle, e di cercare di convincere i cattolici ad adottarle; quello che non hanno è il diritto di imporle con la legge, né ai cattolici né tantomeno agli altri cittadini. Il problema dell’ingerenza si verifica quando la Chiesa cerca di scavalcare i cittadini, rivolgendosi direttamente ai rappresentanti da loro eletti, richiamandoli al dovere di obbedienza al proprio vescovo. Questo dovere non è compatibile con la democrazia, perché i politici eletti rispondono agli elettori, non al capo di uno Stato estero. I politici cattolici di oggi dovrebbero sempre tenere a mente l’esempio di De Gasperi, che aveva ben presente la separazione tra Stato e Chiesa.

Il secondo piano è più generale. In Italia, l’aggettivo “liberale” è quasi tabù per gran parte della sinistra, anche tra i molti che in realtà hanno introiettato il principio fondamentale della democrazia liberale (contrapposta alla democrazia popolare). Sto parlando della limitazione del potere dello Stato in nome della libertà individuale, secondo l’ideale per cui “la mia libertà finisce dove comincia la libertà degli altri”. Fare riferimento a questo ideale, condiviso dalla grande maggioranza degli italiani, sarebbe sufficiente per dirimere quasi tutti i problemi per i quali si invoca il molto più complicato principio di “laicità”. Esiste però ancora oggi, anche a sinistra, una concezione illiberale dello Stato, che deve essere stato etico, ovvero non si deve limitare a regolare i rapporti tra i cittadini, ma deve imporre loro una determinata morale. I gruppi di sinistra che hanno questa concezione sono in competizione con la Chiesa, e per loro l’appello alla laicità è un’arma nella battaglia per l’egemonia culturale. Non bisogna confondere questa laicità illiberale con la laicità liberale.

Al laico liberale non verrebbe mai in mente di impedire ai preti e ai vescovi di propagandare i valori della Chiesa; l’importante è che questi valori non vengano imposti per legge. Con i laici illiberali ci si può alleare quando si tratta di combattere i tentativi di ingerenza della Chiesa, ma stando ben attenti a distinguere il significato da dare alla laicità; ciò sarebbe più facile se a sinistra venisse superato il tabù che impedisce a molti di rivendicare la radice liberale della propria laicità.

Dec 11

Oggi guardavo il TG1, che tra i telegiornali non è certamente il peggiore. Parlavano della serrata dei camionisti che sta bloccando l’Italia. Venivano mostrati gli effetti, la benzina che manca, i rischi sui beni di prima necessità, la Fiat che si ferma, veniva sentito il ministro e intervistato il rappresentante dei camionisti. Tutto molto interessante… però nessuno si preoccupava di spiegare a noi cittadini in ascolto QUANTO chiedono i camionisti. Ci parlavano genericamente di “aiuti”, di impedire la concorrenza che viene dall’estero, ma nessuno si è preso la briga di tradurre le richieste in cifre.

Ci avete mai fatto caso? Quando c’è uno sciopero dei metalmeccanici, nei telegiornali si parla tranquillamente di soldi. Ma quando scioperano i piloti dell’Alitalia, o i capitreno, chi ha mai sentito un numero? Quanti euro vogliono, quanti ne vengono offerti? E QUANTO GUADAGNANO? Più la categoria è protetta, più assomiglia ad una corporazione, più diventa fitta la nebbia. Sorge spontanea la domanda: sarà una strategia dell’Ordine, oppure è puro istinto di preservazione dei propri privilegi dei singoli giornalisti? Si sa, cane non morde cane…

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