Aug 6

Volevo ringraziare iMille (www.imille.org) per aver dato spazio alla versione attuale del Manifesto TRL, il contributo che vorrei dare per cercare di mettere in comunicazione

quelli che vogliono cambiare la politica praticandola in prima persona in modo nuovo e quelli che vorrebbero avere politici di cui potersi fidare.

Ricordo che il manifesto è una proposta ancora da precisare, per cui invito tutti quelli che avessero idee per miglirarlo a lasciare un commento sul sito de iMille o a questo post.

Aug 5

Di chi ci si può fidare? Come si può fare a sapere se qualcuno ci sta prendendo in giro? Non è certo facile.

Si sa che ci vuole una vita a costruirsi una reputazione, ma basta un attimo per distruggerla. Sempre più istituzioni sono toccate da scandali che minano la fiducia che il pubblico dovrebbe avere in esse; ultima in ordine di tempo, segnalata da Beppe Grillo (sempre alla ricerca di buone notizie) sul suo blog, sono le banche americane che propinano crediti di dubbio valore ai propri clienti. Sembra che al peggio non ci sia mai fine.

Eppure, io sono convinto che anche nei casi disperati sia possibile una ripresa. In particolare, per la politica italiana, che certo di sfiducia ne sta meritando tanta, ho pensato ad una possibile proposta pratica, abbastanza semplice e attuabile da subito, senza bisogno di fare nuove leggi, che potrebbe ricreare (o creare) un rapporto di fiducia tra i politici volenterosi e gli elettori. Sembra impossibile? Provate a seguire questo link. Poi commentate qua sotto. Mi piacerebbe molto sentire cosa ne pensa Beppe Grillo in persona, che vedrei volentieri nel Comitato di Controllo che propongo. Magari così si riuscirebbe ad ottenere qualcosa di tangibile…

Jul 27

La prima frase che viene in mente è “sono tutti uguali”. La seconda, “rubano tutti”. La terza… è meglio censurarla. Si sentono sempre più spesso, quando si parla di politici: l’antipolitica è ormai un fenomeno di massa. E fa indignare i politici e gli intellettuali, che la vedono come uno dei tanti segni della decadenza dell’intelligenza degli Italiani, rincitrulliti dalla TV e dalla scuola che “non è più quella di una volta”. Rimpiangendo i tempi in cui il popolo si appassionava alle lotte tra comunisti e democratici cristiani; come se, allora, la cultura fosse stata un fatto diffuso. Ma si sa, a chi ha una certa età, il passato sembra sempre molto migliore del presente…

Anche a me, tante manifestazioni dell’antipolitica danno fastidio; ma non come segno di stupidità, bensì come segno di sconfitta e rassegnazione. “Andiamo a bruciare le tessere elettorali in piazza”: bravi! Bruciate un po’ di tessere, lasciate che a votare siano solo quelli che ricevono favori dai politici disonesti, e vedrete quanta più onestà ci sarà in parlamento. Ma, tralasciando queste espressioni estreme del qualunquismo, vorrei analizzare più a fondo le due più comuni, di cui parlavo all’inizio: perché, messe nella giusta prospettiva, non sono così ingenue.

Cosa vuol dire che i politici “sono tutti uguali“? Come sempre, dipende dal punto di vista. Se per “uguali” si intende “hanno le stesse idee politiche”, è una accusa ingiusta. Ma, se per “uguali” si intende che hanno la stessa abitudine a votare leggi complicatissime che poi non possono essere applicate, allora, effettivamente, il dubbio che siano tutti uguali è lecito. E cosa vuol dire “rubano tutti“? Anche qui, se per “rubano” si intende che si appropriano di soldi che sono di altri, io non credo che sia vero (e qui molti penseranno che sono un ingenuo). Ma, se per “rubano” si intende che non rispettano tutte le leggi, e che nel farlo godono di privilegi che sono negati al resto dei cittadini, allora, anche qui, il dubbio è lecito. E le due cose sono strettamente collegate: se fai leggi impossibili da rispettare, è evidente che finirai per non rispettarle tu stesso. E, se sei sempre sotto i riflettori e tanti (quelli dell’altra parte politica) sono sempre alla ricerca del modo di metterti in cattiva luce, è ovvio che, prima o poi, verrai “beccato”. E, per finire, quando verrai beccato, penserai: lo fanno tutti, questa legge è stupida, mi mettono sotto i riflettori solo perché faccio questa e quest’altra battaglia politica, perché dovrei dimettermi? Non sono forse protetto dall’immunità parlamentare? Non ci sono tutti i miei alleati politici pronti a sostenermi? Alla fine, la tempesta si calmerà…

Alla fine, infatti, quasi sempre, la tempesta si calma. Il politico finito sotto la “gogna mediatica” rimane al suo posto, e, forse, fa anche una politica migliore di tanti suoi colleghi: perché, effettivamente, il fatto di essere finito nel tritacarne tante volte non dipende da chissà quale crimine. Ha fatto solo quello che facevano anche gli altri… i suoi uguali. Dando ragione all’antipolitica. Alimentando il qualunquismo. Anche se magari stava facendo del proprio meglio.

Le cose potrebbero essere diverse? Si, ma SOLO SE SI SUPERA L’IPOCRISIA di tante, troppe leggi esistenti. E del modo in cui, ancora oggi, se ne fanno. Altrimenti, si può anche elaborare la legge più bella del mondo, ma poi, come si può chiedere di applicare seriamente quella, ma non le altre che sono assurde, contraddittorie, inapplicabili? I politici che vogliono essere onesti (e rimango convinti che sono in tanti) devono capire che, con questo sistema, non potranno che essere accomunati con quelli che, veramente, si fanno corrompere, comprare, che “rubano”; quindi dovrebbero essere disposti a fare qualunque cosa pur di spezzare questo meccanismo: e per farlo devono anche trovare il modo di capirsi con tanti che oggi disprezzano come “qualunquisti”, venendo da loro disprezzati come politici, ma solo perché hanno un punto di vista diverso sulle cose della politica, e nessuna prospettiva positiva davanti.

Jul 23

Beppe Grillo, nel suo blog, dice che “I nostri dipendenti [i politici] non capiscono che la pentola a pressione Italia non tiene più“.

Io non sono convinto che non se ne rendano conto. Credo invece che tanti se ne rendano conto, ma non sappiano cosa fare. Infatti mi chiedo: come fa un politico serio ed onesto a dimostrare la sua onestà? Perché, come ho detto nel precedente messaggio, ai politici in Italia si applica la presunzione di colpevolezza. Se un politico non è mai stato condannato per un reato, si dice “perché è più furbo degli altri”. Se non ha votato un aumento dello “stipendio” da parlamentare, si dice “perchè sapeva che sarebbe passato comunque”. E allora, cosa deve fare per dimostrare di essere diverso?

Il problema dovrebbe preoccupare per primi quelli come Beppe Grillo, che vogliono “dipendenti” onesti. Ma come si definisce l’onestà? Nel rispetto delle leggi? E se uno supera il limite di 30 all’ora per dei lavori… che non ci sono? Deve essere considerato disonesto? Da noi ci sono centinaia di leggi che non possono essere rispettate; perché sono state fatte per questo, per consentire di incastrare chi dovesse osare dire “io sono onesto”, e permettere ai veri disonesti di fare i loro affari indisturbati.

Allora, per dare ai politici che vogliono poter dimostrare di essere diversi dagli altri la possibilità di farlo, io propongo di fare qualcosa di questo genere:

  1. Stabilire delle regole che questi politici accettano volontariamente di rispettare, che vanno al di là degli obblighi di legge. Tra queste, la trasparenza assoluta di entrate, spese, viaggi fatti a spese dello Stato per motivi di servizio, etc.
  2. Costituire un organismo di “probi viri” (gente di cui tutti si possano fidare) per far controllare il rispetto di queste regole, in collaborazione con i cittadini comuni: se qualcuno fotografa il politico di turno ad usare l’auto di servizio per andare in vacanza, senza, può essere bollato come “non onesto” senza aspettare un processo penale dai tempi biblici.
  3. Riconoscere che, invece, anche un politico onesto può non rispettare certe leggi assurde e finire sotto inchiesta. Per farlo senza ipocrisia, però, il politico dovrebbe autodenunciarsi ed impegnarsi a cambiare quella legge, per tutti, alla prima occasione.
  4. Come segnale di buona volontà, e dimostrazione immediata di serietà, una piccola concessione al “qualunquismo”: impegnarsi per contratto a destinare la parte di “stipendio” che supera la media degli altri parlamentari europei ad un ente benefico, per esempio la ricerca contro il cancro. Idem per il vitalizio prima dell’età pensionabile.

Rispettando regole del genere, voi dareste ad un politico la “patente” di onestà? Mi piacerebbe sapere anche come la pensa Beppe Grillo, se ne avesse il tempo. E’ fondamentale che le regole siano fatte in modo tale da consentire ai politici di fare BENE il loro lavoro, e le leggi italiane di oggi non lo sono.

Jul 19

Oggi mi è capitato di leggere le proposte di un “giovane”, esterno al sistema, che si candida ad una carica politica importante: quella di segretario del nascituro Partito Democratico. Si trattava di proposte semplici, fondamentalmente basate sull’idea di dare una rappresentanza agli interessi di una categoria, i giovani lavoratori, sulle cui fragili spalle sono stati scaricati quasi tutti i costi delle misure prese per tenere a galla il sistema Italia tra i flutti di una concorrenza internazionale sempre più forte, senza che chi si è già ritagliato una fetta della torta vi debba rinunciare.

Tra le proposte, anche se un po’ semplicistiche, ve ne sono diverse condivisibili. Ma leggerle, e ragionare su di esse, mi ha fatto capire quanto veramente serva a poco, nell’Italia di oggi, proporre una qualunque politica, se prima non si cambia il modo in cui la politica viene praticata. Per poter produrre veri cambiamenti, non basta cambiare politica: bisogna cambiare i politici. Non ne faccio una questione di persone. Chiunque sia in politica, oggi, viene percepito come un privilegiato lontano dalla gente comune. Il motivo è semplice: perché è così. Anche se un politico è onesto (e sicuramente ce ne sono tanti), anche se si impegna veramente per i propri elettori, resta sempre una persona che può vivere al di sopra della legge. Il sistema glielo consente. Gli italiani lo sanno, e se se lo dovessero dimenticare ci sono continui esempi che glielo ricordano.

Purtroppo, l’Italia è un paese dove rispettare sempre tutte le leggi è praticamente impossibile. Semplicemente ce ne sono troppe, sono troppo dettagliate, e sono molto spesso dettate dal moralismo di facciata di persone che sanno che tanto, per loro, queste leggi non valgono. Questo vuol dire che oggi non è possibile basarsi sul semplice rispetto delle regole per definire l’onestà di un politico. Dall’altra parte, anche il fatto che un politico non sia mai stato preso con le mani nel sacco non vuol dire che non sia colpevole di corruzione o abuso di potere: di fatto, per tantissimi italiani, rispetto ai politici, vale la presunzione di colpevolezza. Il risultato complessivo è che la sfiducia nella classe politica è ai massimi storici. E in una democrazia, senza la fiducia dei cittadini, nessuna politica incisiva può essere realmente adottata.

I politici, quindi, devono cambiare. Se la presunzione di colpevolezza è il criterio con cui il pubblico giudica la classe politica, un politico che voglia veramente guadagnarsi la fiducia del popolo italiano, l’unica arma con cui può poi migliorare in modo decisivo l’Italia, deve essere disposto a dimostrare in ogni momento la sua innocenza. Un grosso sacrificio, anche ingiusto, che però può essere sopportato da chi veramente è spinto dalla volontà di migliorare l’Italia. Il processo può cominciare anche se fossero in pochi a farlo. Bisogna che almeno qualcuno si proponga come punto di riferimento per un’onestà e una trasparenza molto più stringenti delle attuali leggi, e che, quando invece queste arrivano all’assurdo e non sono rispettabili, non cada nell’ipocrisia di chi le viola facendo finta di niente: lo dica chiaramente, e si impegni per abolirle. Per tutti.

Quello che oggi moltissimi italiani cercano, a torto o a ragione, non sono politiche diverse, ma politici diversi: che siano disposti a rinunciare unilateralmente ai privilegi che il loro ruolo gli può garantire. Politici che si mettano volontariamente in condizione di non poter sfuggire ai controlli sulla loro condotta. Per poter dare uno sfogo positivo alla sfiducia degli italiani, io vorrei dei candidati, per il PD ma anche per tutti gli altri partiti, di sinistra, destra o centro, che ponessero questo punto al centro della loro proposta: la rinuncia, volontaria, alla propria privacy, per poter dimostrare di essere al di sopra di qualunque sospetto. La politica è fatta di idee, ma le idee sono applicate dalle persone, che devono essere credibili per avere seguito. Non voglio che i politici cambino perché sono antipolitico, ma, al contrario, perché voglio che la politica, ridiventata credibile, possa poi cambiare l’Italia, un paese in cui l’ingiustizia la fa da padrone e di cambiamenti c’è una enorme necessità. La politica è una vocazione, e io chiedo: fino a che punto si può essere disposti a sacrificarsi per essa?

Next Entries »