Apr 15

Inutile fare giri di parole, ci hanno dato una sberla che ci ricorderemo a lungo. Avevamo creduto che Veltroni potesse far dimenticare gli sconquassi (quelli reali e soprattutto quelli percepiti) della recente esperienza di governo, e che gli italiani si ricordassero di quelli, molto peggiori, dei cinque anni di governo Berlusconi. Io personalmente avevo creduto nei sondaggi che ci davano delle possibilità di recupero, con la speranza di raggiungere un pareggio al Senato. Tutte le illusioni si sono infrante, rimane tanta amarezza.

Ma l’amarezza va superata in fretta, dobbiamo pensare al futuro. Un futuro con una lunga e difficile opposizione. Perché l’Italia è andata molto a destra, i dati sono inconfutabili. Il PD è riuscito a salvare il suo risultato elettorale pescando molti voti dalla Sinistra Arcobaleno - in funzione anti-Berlusconi - e compensando in questo modo parecchi altri persi alla sua destra, a quanto pare molti a favore dell’UDC. Il risultato in queste elezioni non rappresenta uno zoccolo duro dal quale si può solo crescere, ne dobbiamo essere ben consapevoli: un 3% almeno dell’attuale 33% difficilmente lo riavremo alla prossima elezione, se la sinistra antagonista riuscirà a riorganizzarsi.

Ma da quella parte abbiamo preso tutto quello che potevamo prendere, e non è servito. Se vogliamo vincere le prossime elezioni, non è ad un recupero della sinistra tradizionale che possiamo guardare. Quello che dobbiamo fare è dare al Paese quelle risposte che la destra, questa destra, non può e non vuole dare; risposte che molti dei suoi elettori vorrebbero - e ancora più vorranno alla fine di questo terzo governo Berlusconi, che, secondo me, li deluderà ancora una volta. Ci sarà tempo (anche troppo tempo…) per elaborare le nuove risposte che possiamo dare ai problemi del Paese. Io però indico subito quelle che per me sono le due linee più importanti lungo le quali muoversi.

La prima direttrice, quella più dura da far affermare anche all’interno del PD, è quella di un modo nuovo e diverso di fare politica e gestire la cosa pubblica: più trasparenza, meno privilegi, più attenzione ai problemi quotidiani degli elettori, primarie, meritocrazia. In questo modo si può raggiungere quella credibilità che la politica non ha più, prosciugare il grillismo e recuperare tantissimi consensi al nord, al centro, al sud. Ciò va fatto non a parole, ma con gli atti là dove il PD amministra.

La seconda direttrice è quella delle liberalizzazioni, della protezione del consumatore e dell’antistatalismo. Perché essere di sinistra, in una economia di mercato, vuol dire sì solidarietà per chi ha meno, ma vuole anche dire protezione dei diritti del cittadino medio di fronte ai privilegi, alle truffe, all’arroganza dei pochi protetti. La destra berlusconiana ha già dimostrato di essere sempre pronta alla difesa dei privilegi di tutte le corporazioni. In questo campo li dobbiamo incalzare in Parlamento, sulle piazze, e magari con dei referendum, avanzando e pubblicizzando proposte che facciano scoppiare le contraddizioni tra le parole e gli atti di questa destra socialmente conservatrice e illiberale. La nostra opposizione deve mettere in difficoltà Berlusconi sul piano delle proposte positive, non sul piano dei no, e sono convintissimo che lo possiamo fare.

E’ fondamentale che il PD affronti i prossimi anni con la consapevolezza che, se non facciamo qualcosa di radicalmente nuovo, ci attende più di una legislatura di opposizione. La miscela di controllo dei media, voto di scambio, e appello agli istinti più beceri del popolo mette questa destra in una posizione difficilissima da scalzare. E’ inutile aspettare che qualche aiuto ci arrivi dall’esterno, siamo noi che dobbiamo darci da fare!

Apr 7

Leggo il Corriere solo online, e molto raramente mi è capitato di trovare pubblicati articoli di Ichino. Ovviamente lo conosco per le polemiche sui “fannulloni” nella pubblica amministrazione, e in quelle occasioni ho potuto leggere cose interessanti e che corrispondono alla mia esperienza di lavoro in un Comune (per un anno e mezzo): ovvero che ci sono impiegati che si sentono costretti a “tirare la carretta” per fare anche il lavoro di altri, che invece approfittano della sostanziale inamovibilità loro garantita dall’aver vinto un concorso pubblico per fare il meno possibile. E anche che le garanzie e le inefficienze dei lavoratori di serie A vengono pagate dalla totale precarietà dei lavoratori (giovani) di serie B: infatti il Comune proprio in quegli anni - si parla di sei anni fa - si riempiva sempre più di Co.Co.Co., che, non potendo contare sulle garanzie a vita degli impiegati di ruolo, fornivano un impegno molto maggiore.

In ogni caso, non avevo mai approfondito molto le posizioni di Ichino. Ieri però mi è capitato di trovare il suo sito personale, www.pietroichino.it, dove sono riprodotti molti suoi articoli, pubblicati su diversi giornali. Ebbene, devo dire che - fatto rarissimo per me - condivido il 100% di quello che ho letto. Segnalo soprattutto questo articolo: http://www.pietroichino.it/?p=22, dove in forma più approfondita vengono analizzati i mali della PA e vengono fatte proposte che potrebbero migliorare nettamente la situazione. In particolare si punta moltissimo su un tema che è un mio pallino, la trasparenza. Avendo lavorato all’infrastruttura informatica del settore finanze di quel Comune, ricordo bene che una delle preoccupazioni principali era mantenere la riservatezza sugli stipendi dei dirigenti. Un dato teoricamente pubblico - visto che quegli stipendi sono pagati dai cittadini, mi sembra il minimo che i cittadini possano sapere a quanto ammontano - ma in realtà uno dei segreti meglio protetti di tutto il sistema. Un classico esempio degli effetti che si riescono ad ottenere quando si hanno leggi assurde e contraddittorie, che vengono sempre interpretate a favore di chi ha il potere.

Pietro Ichino sulla precarietà fa delle proposte molto serie: un contratto uguale per tutti, che diventa più stabile con il passare del tempo, ma senza la garanzia del posto a vita per nessuno. Perché non è giusto che le garanzie a vita degli uni vengano pagate dalla flessibilità selvaggia (e dai pessimi servizi ricevuti) degli altri; basta con i lavoratori di serie A e di serie B. Veltroni ha imposto molte candidature innovative, alcune anche discutibili, ma Il fatto che abbia scelto (e convinto) Ichino, sfidando gli strali della sinistra utopista, è un importante motivo in più per votarlo con convinzione, invece di dare retta a chi non vuole fare distinzioni. Se vogliamo che i politici abbiano più coraggio, dobbiamo premiare quelli che ne mostrano almeno un po’!

Mar 8

Berlusconi è un professionista della comunicazione. Sa benissimo quanto i risultati dei sondaggi possono influenzare i voti degli elettori, ed infatti li ha sempre usati con risultati clamorosi nelle precedenti elezioni. Il meccanismo è semplice: i dati dei sondaggi influenzano le aspettative del pubblico, e le aspettative influenzano opinioni e comportamenti. Per questo certi sondaggi è meglio farli in segreto, specie se danno risultati preoccupanti.

Se si vuole ottenere un risultato più favorevole ad una parte politica, senza inventare di sana pianta i dati, è sufficiente formulare le domande in modo apposito: se ad esempio io chiedo “Voterai il PdL?” otterrò una certa percentuale di si; se chiedo “Prenderesti in considerazione il voto per il PdL?” otterrò una percentuale molto superiore. Proprio per evitare furberie eccessive in questo campo, nel 2000 il centrosinistra ha imposto per legge che, per tutti i sondaggi pubblicati, vengano documentate le domande poste, le risposte date e il numero di interviste su un sito istituzionale. Se però qualcuno vuole fare un sondaggio per capire davvero cosa pensa la gente, per decidere come comportarsi, e non vuole scoprire le carte, deve tenerselo per sé.

Questo è esattamente quello che Berlusconi ha fatto recentemente: ha chiesto un sondaggio enorme, intervistando 30.000 italiani, per capire il risultato elettorale in ogni regione e quindi come andranno le cose al Senato. A questo sondaggio ha accennato l’altra sera da Vespa, dicendo che gli assicurerebbe 30 senatori di maggioranza. Neanche i suoi giornali, però, hanno pubblicato le percentuali del sondaggio, perché, se lo avessero fatto, poi avrebbero dovuto pubblicare tutte le risposte sul famoso sito. E allora si sarebbe saputo quello che ho saputo da fonti bene informate: il vero risultato dei calcoli sul sondaggio è che, nonostante un vantaggio rassicurante alla Camera, allo stato attuale al Senato la maggioranza non c’è. Colpa di questa assurda legge elettorale, con la quale Berlusconi, nelle regioni dove vincerà il PD, dovrà dividere il numero dei senatori con l’UDC e la lista Arcobaleno: è per questo che insiste tanto sul voto utile.

Lo scenario di cui parlavo nell’ultimo post è quindi molto probabile, ancora più vicino di quanto pensassi. Potremmo avere una maggioranza PdL alla Camera, ma niente maggioranza al Senato; per Berlusconi sarebbe un colpo durissimo e Veltroni ne uscirebbe come il vincitore morale. Speriamo che a quel punto facciano in fretta le riforme istituzionali (una sola camera) ed elettorali (vero maggioritario e voto al candidato, non solo al partito) che consentirebbero all’Italia di avere una politica che decide. Quello che è certo è che ci sarebbe un rimescolamento di carte tale da cambiare tutti gli scenari politici, e chissà, magari pure le liste elettorali di Beppe Grillo avranno un ruolo da svolgere.

Dec 3

Forse il più grande vantaggio portato da internet è l’annullamento della distanza geografica che, normalmente, ostacola molte attività. Certo, le interazioni virtuali sono molto più limitate rispetto a quelle di persona. Ma se io, come centinaia di migliaia di altre persone, ho potuto conoscere mia moglie via internet, a maggior ragione è possibile mettere politicamente in contatto persone geograficamente distanti. Già molti gruppi e movimenti sono nati in questo modo - personalmente sono alla mia seconda esperienza, con iMille, dopo quella ormai defunta con il CoRe - ma le potenzialità sono ancora tutte da esplorare, in particolare nell’ambito dei partiti politici radicati sul territorio. Proseguendo l’analisi cominciata nel mio ultimo post, ho allargato gli scenari di utilizzo di una possibile applicazione web per favorire la partecipazione politica.

Strumenti web come forum e blog, che sono pensati per la discussione, portano in modo abbastanza naturale alla formazione di gruppi di persone che la pensano in modo simile. Lo stesso non si può dire per i wiki, che permettono la discussione, ma sono orientati alla formazione di sintesi delle diverse idee in campo. Nel primo scenario un utente può proporre modifiche ad una proposta fatta da qualcun altro, in stile wiki, ma l’estensore originale può accettare o meno la modifica. Se mi rifiutano la modifica, io posso farla diventare una versione alternativa, a cui poi altre persone interessate possono dare un voto.

Gestire da solo le proposte di modifica e le relative discussioni può diventare rapidamente un compito gravoso: piuttosto vorrei poter trovare altri utenti che la pensano come me e dividere con loro questa incombenza. Anche perché il sistema prevede, se non rispondo entro una settimana alla proposta di modifica, che essa venga accettata automaticamente. Posso quindi iniziare a formare un gruppo, delegando parte delle responsabilità che mi competono come iniziatore della proposta. Il gruppo si forma per cooptazione, ma, quando inizia a crescere, esiste un meccanismo democratico per la sua gestione. Se gli altri aderenti votano a maggioranza, il sistema gli permette di scegliersi un altro coordinatore.

Il gruppo si è formato su un argomento specifico, ma è possibile che esso voglia poi dedicarsi anche ad altro. Per questo il programma prevede che io possa scegliere se fare ogni mio intervento sul sito a nome mio o a nome del gruppo. In questo modo il sistema favorisce l’aggregazione e l’azione collettiva, anche proponendomi elenchi di persone che hanno una storia di voti simile alla mia (ovviamente solo chi ha dato il consenso per comparire in questi elenchi). E’ in questo tipo di funzioni che l’informatica dà il meglio di sé, dando un senso a migliaia di dati che nessun altro mezzo potrebbe trattare così in fretta e a basso costo.

La formazione di gruppi permette alle persone che usano il sistema di unire le loro forze. Anche per i problemi trattati, che spesso saranno locali, può essere utile una forma di aggregazione. Se per esempio mi accorgo che una mia segnalazione su alcuni limiti di velocità eccessivamente bassi nella mia città corrisponde a molte altre segnalazioni simili, potrei lanciare una campagna nazionale sul tema. La campagna nazionale mi darebbe la possibilità di creare una maggiore sensibilità verso un problema comune, quando magari i singoli casi non hanno una rilevanza sufficiente per attirare l’attenzione di chi ha il potere di applicare le soluzioni. Dopo aver creato una campagna, potrei cercare aderenti tra tutti quelli che hanno segnalato un problema simile ed includere le loro segnalazioni in essa, darle pubblicità, e far emergere molti altri casi simili. Se la soluzione di un problema locale può interessare il livello comunale o regionale del mio partito, una campagna di interesse generale può arrivare al livello nazionale, ed un deputato che se ne occupasse potrebbe segnalare il suo intervento ed i risultati conseguiti.

Se io poi fossi un politico ed avessi in mente una soluzione per un problema diffuso, potrei voler lanciare in prima persona una campagna nazionale, cercando poi l’adesione degli elettori o magari la segnalazione di casi particolari del problema. Il sistema vuole favorire la partecipazione dal basso, ma questo non vuol dire che l’iniziativa non possa partire anche dall’alto. Sia per le campagne partite dal basso che per quelle partite dall’alto, la trasparenza intrinseca in un’applicazione web del genere, dove tutti i passaggi rimangono documentati, non può che far bene alla fiducia dei cittadini nella politica.

Nov 28

Siti, forum, blog, wiki: la politica cerca sempre più di utilizzare i nuovi strumenti che il web offre per dialogare con i cittadini. Io li ho provati tutti, e nessuno mi è sembrato veramente soddisfacente. Il sito non coinvolge; il forum non funziona bene se ci sono troppi partecipanti, e non aiuta la sintesi; il blog è troppo personale; il wiki aiuta la sintesi ma non funziona quando l’argomento polarizza le opinioni, e coinvolge poco. E tutti questi strumenti hanno in comune un difetto: è difficilissimo trovare l’argomento che ti interessa, specialmente se si tratta di problemi molto specifici e magari locali.

Ho provato allora ad immaginare lo strumento ideale che prenda i punti di forza di ciò che ho visto in giro. Per prima cosa, mi vorrei orientare facilmente: cosa c’è di meglio di una mappa? Attraverso google maps, oggi sarebbe facile localizzare tutti i problemi legati al territorio: se si parla di una strada da riparare, di un parcheggio da costruire o non costruire, di un nuovo parco o un rigassificatore, posso cercare sulla mappa il luogo di cui si parla. Posso anche solo cercare vicino a casa mia, e vedere quali sono le novità. Mi piacerebbe capire subito, guardando le icone sulla mappa, quali sono i problemi che stanno suscitando più interesse,  quali i più recenti, quali quelli che dividono di più o sui quali invece tutti sono d’accordo. Le dimensioni ed il colore dell’icona possono rendere evidenti questi dati, e la forma può indicare il tipo di problema di cui si parla. Come fare per le questioni non legate ad un luogo geografico? Si potrebbe disegnare una mappa delle istituzioni, per tutti gli argomenti che le riguardano, ed una mappa dei principi, per chi ne vuole discutere. Basta un po’ di fantasia.

Bene, ormai ho navigato la mappa in lungo e in largo, ho trovato un’icona interessante, e ci ho cliccato sopra. Mi aspetto di trovare una descrizione del problema, scritta da chi lo ha proposto. Posso anche vedere quante altre persone hanno votato a favore dell’importanza del problema, e quante contro. Ma se la descrizione non mi sembra chiara, oppure se non sono d’accordo con i termini in cui è stata posta la questione, cosa posso fare? Chiaramente c’è una pagina per la discussione, modello forum, ma anche un tasto “modifica” per proporre una descrizione alternativa; come in un wiki. Solo che qui si vuole responsabilizzare e coinvolgere, per cui la modifica proposta non viene immediatamente pubblicata. Chi ha posto la questione per primo ha il diritto di accettare o meno le mie modifiche; se le rifiuta ed io insisto, viene automaticamente generata una descrizione alternativa, che gli altri utenti possono vedere e votare. Come è giusto per argomenti che polarizzano, le due (o più) alternative possono andare tutte avanti, distanziandosi sempre di più, ognuna con i suoi sostenitori e i suoi detrattori; oppure un giorno si potrebbero riunificare, se si trova una sintesi tra le diverse posizioni in campo; o ancora una potrebbe morire, per mancanza di interesse. Un po’ come succede con i programmi open source.

Dopo aver capito il problema, e dopo aver letto i diversi punti di vista, vorrei sapere se qualcuno ha proposto una soluzione. Vedo sulla pagina che sono state avanzate due proposte, una con molti voti, l’altra con meno voti ma più recente. Le leggo entrambe e, dai commenti, capisco che la seconda soluzione è un’evoluzione della prima, evoluzione rigettata dal proponente originario. Ognuna delle due proposte ha il suo gruppo di sostenitori; io decido di aggregarmi alla più recente: mi sembra migliore, anche se di poco.

Discutere dei problemi e delle possibili soluzioni è interessante, ma ad un certo punto bisogna anche agire. Visto che ho un amico politico eletto al consiglio comunale, che si potrebbe attivare, stampo tutte le informazioni e gliele mostro. Lui è interessato, ma mi spiega che nessuna delle due vie proposte può essere realizzata così com’è. Lo aiuto a registrarsi sul sito come politico eletto: in questo modo può comunicare agli elettori interessati che si è preso carico del problema, e può spiegare loro la via che intende seguire per risolverlo. Alcuni si lamentano perché la via intrapresa dal politico è meno ambiziosa di quelle proposte dagli elettori, ma la maggior parte di essi manifesta la sua soddisfazione perché le cose si muovono. Una volta conclusa l’azione del politico, chi aveva segnalato per primo il problema, ed il gruppo che si era formato intorno a lui, si ritiene soddisfatto della soluzione adottata, per cui la accetta e la segnalazione non risulta più attiva. Qualcuno degli insoddisfatti crea una sua versione della segnalazione, per insistere sulla sua soluzione. Visto però che solo poche persone lo seguono e votano per la sua proposta, chi arriva su quella parte della mappa può vedere un’icona grande che segnala un problema risolto (e, cliccandoci, può sapere tutto quello che è successo e di chi è il merito della soluzione), ed un’iconcina molto più piccola, collegata alla prima, che mostra l’insoddisfazione di una minoranza.

Uno scenario come quello illustrato potrebbe essere realizzato utilizzando tutte tecnologie provate e conosciute. Nel tempo libero ho intenzione di approfondire l’analisi ed iniziare il design, e poi, se troverò abbastanza tempo, provare ad implementare un software che consenta tutto ciò. Se dovrò lavorare da solo credo che utilizzerò Ruby on Rails, che è lo strumento più veloce che conosco per creare applicazioni web; però se qualcun altro volesse partecipare con me al lavoro, potremmo anche scegliere uno strumento diverso. Sei interessato a contribuire? Mi pui scrivere a daniele@democrazialiberale.org